Da destra: Il senatore Tore Cherchi, il direttore della sede Sardegna della Banca d’Italia Luigi Bettoni, l’imprenditore della SarMed di Iglesias Luciano Ferrandino e il consulente Luigi Zilli (Foto Sardinews).

La sede regionale della Banca d’Italia il 26 novembre ha presentato, nell’aula consiliare di Carbonia, il rapporto sull’economia della Sardegna aggiornato al secondo semnestre del 2014. Col direttore della Banca Luigi Bettoni e gli economisti dell’ufficio studi della Banca Andrea Sechi e Giovanni Soggia sono intervenuti il sindaco Giuseppe Casti, l’imprenditore Luciano Ferrandini, il delegato del governo per il piano Sulcis Tore Cherchi e l’economista sassarese Luca Deidda. Ecco le parti principali del Rapporto.

Dati generali – Nella prima parte del 2014 si è registrato in Sardegna un ulteriore calo dell’attività economica. Le aspettative di un miglioramento ciclico formulate all’inizio dell’anno non hanno successivamente trovato conferma nell’evoluzione degli indicatori macroeconomici. La produzione nell’industria ha continuato a ridursi leggermente, anche se si è osservato un limitato rafforzamento della domanda in alcuni settori. Le vendite sui mercati esteri si sono ulteriormente ridotte, soprattutto per i risultati negativi dell’industria petrolifera. L’incerta evoluzione congiunturale ha scoraggiato gli investimenti delle imprese. Si conferma un ristagno nelle costruzioni. Nei servizi alcune indicazioni positive si riscontrano per turistimo e trasporti. Si è attenuata la flessione delle vendite nel commercio.Nel mercato del  lavoro l’occupazione ha continuato a diminuire, anche se a ritmi meno intensi rispetto al 2013; il numero degli occupati ha raggiunto i livelli più bassi dalla seconda metà degli anni novanta. Tasso di disoccupazione sostanzialmente invariato, in corrispondenza di una leggera riduzione del numero delle persone in cerca di lavoro.
Industria – Nella prima parte del 2014 l’attività del settore industriale in Sardegna si è ulteriormente indebolita, congiuntamente all’affievolirsi delle prospettive di rafforzamento dell’economia nazionale. Secondo l’indagine della Banca d’Italia su un campione di imprese industriali con almeno 20 addetti, il saldo tra la quota delle imprese che indicano un aumento della produzione e quelle che indicano un calo è leggermente peggiorato rispetto al dato già negativo del 2013. La rilevazione segnala in media un recupero del livello degli ordinativi, su cui ha inciso il rafforzamento della domanda per l’industria agroalimentare. Le imprese di questo comparto avrebbero soddisfatto solo in parte le maggiori richieste, ricorrendo alle scorte accumulate negli anni precedenti. Al netto di questo settore, tuttavia, gli ordini dell’industria regionale avrebbero continuato a ridursi leggermente anche nell’anno in corso.
Il rapporto indica una diminuzione del fatturato nei primi nove mesi per oltre il 40 per cento delle imprese intervistate, mentre poco più del 30 ha registrato un’espansione. La fase congiunturale ha accentuato le differenze tra le diverse tipologie di operatori: al netto del settore energetico, le imprese che mostrano dinamiche negative dei ricavi sono nella maggior parte dei casi di piccola dimensione (meno di 50 addetti) e hanno come riferimento il solo mercato interno. Al contrario, tra quelle che valutano il proprio fatturato in crescita prevalgono le imprese maggiormente in grado di intercettare la domanda internazionale.
La dinamica degli investimenti è rimasta debole, dati gli ampi margini di capacità produttiva inutilizzata e l’incerta evoluzione della domanda; negli ultimi mesi, potrebbero aver inciso i timori relativi alla debole dinamica dei prezzi. La spesa programmata per il 2014, già inferiore rispetto a quella effettuata nell’anno precedente, è stata rivista al ribasso nel corso dell’anno dal 41,6 per cento delle imprese; solo una quota minoritaria (15,1 per cento) ha segnalato maggiori investimenti.
Scambi con l’estero – Nel primo semestre del 2014 il valore nominale delle esportazioni si è ridotto dell’11,2 per cento, dopo il calo osservato lo scorso anno (-15,5). La flessione è stata più marcata rispetto a quella del Mezzogiorno (-2,8); nella media nazionale si è osservata una variazione positiva (1,3). Sono diminuite le vendite verso i Paesi dell’Ue e verso l’Asia, mentre un incremento si è registrato negli scambi con gli altri Paesi europei e con quelli dell’Africa settentrionale. La dinamica negativa è ascrivibile prevalentemente all’ulteriore calo delle esportazioni dei prodotti petroliferi raffinati (-13,3 in termini nominali), sul quale hanno influito la riduzione dei prezzi nel settore e i minori consumi di carburante. Al netto di queste produzioni, rappresentative di oltre l’80 per cento degli scambi, il valore delle esportazioni è rimasto pressoché costante (0,3): l’espansione osservata nell’industria estrattiva ha compensato il calo nei comparti metallifero e dell’industria chimica. Il valore nominale delle importazioni si è ridotto del 7,1 per cento.
Costruzioni – Nella prima parte del 2014 l’attività delle costruzioni è rimasta debole sui livelli minimi degli ultimi anni. In base alle rilevazioni effettuate dalla Cna-Costruzioni Sardegna, il valore della produzione a prezzi costanti si è mantenuto sostanzialmente stabile dopo essere diminuito del 2,1 per cento nella media dell’anno precedente: il dato riflette un calo nella costruzione di nuove abitazioni, mentre si registra una aumento del 2,5 per cento nelle opere di rinnovo degli immobili già esistenti; un lieve recupero si osserva anche nel comparto dei lavori pubblici. Secondo il Sondaggio congiunturale della Banca d’Italia, condotto nei mesi di settembre e ottobre 2014 su un campione di imprese edili con almeno 20 addetti, il volume d’affari è risultato ancora in diminuzione per la maggioranza degli operatori; in prospettiva, le imprese si attendono un miglioramento della congiuntura per gli ultimi mesi del 2014 e per il 2015. Le congiuntura del mercato immobiliare ha continuato a essere negativa anche nel primo semestre del 2014. I dati dell’Osservatorio dell’Agenzia delle Entrate (Omi) evidenziano nel primo semestre del 2014 una diminuzione delle compravendite superiore al 10 per cento.
Servizi – Nei primi mesi del 2014 la congiuntura nel settore dei servizi ha mostrato alcuni segnali positivi, eterogenei tra i diversi comparti. La domanda di soggiorni proveniente dall’estero ha sospinto l’attività nel turismo, mentre quella del commercio è ancora condizionata dalla limitata capacità di spesa delle famiglie. Circa un terzo delle imprese indica un aumento del fatturato (21,1 per cento il dato nel 2013), mentre il 20,5 lo valuta in diminuzione. Complessivamente le imprese si attendono un miglioramento dell’attività nei prossimi sei mesi.
Commercio – Nella prima parte dell’anno l’attività delle imprese del commercio è risultata ancora debole; le difficoltà che hanno caratterizzato il settore dall’inizio della crisi si sarebbero tuttavia attenuate. Secondo i dati dell’indagine trimestrale di Unioncamere sulle strutture commerciali del Mezzogiorno, nel primo semestre del 2014 le vendite hanno continuato a ridursi, del -4,4 per cento in termini nominali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-7,8 la contrazione nell’intero 2013). I dati indicano una generale stabilità del fatturato nei primi nove mesi del 2014 per gli esercizi di maggiore dimensione. Le immatricolazioni di auto e veicoli commerciali sono aumentate del 6 per cento nei primi tre trimestri dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2013 (4,3 e 1,7 il dato per l’Italia e il Mezzogiorno).
Il turismo – Nel corso del 2014 si è confermata l’evoluzione positiva che ha caratterizzato le imprese del turismo nel 2013, dopo tre anni di difficoltà del settore. Secondo i dati provvisori forniti dalla Regione, nei primi otto mesi dell’anno gli arrivi e le presenze nelle strutture ricettive della Sardegna sono aumentati rispettivamente del 2,0 e del 3,1 per cento su base annua. La crescita delle presenze è dipesa sia dalla componente nazionale (2,9 per cento) sia da quella estera (3,4 per cento). La spesa dei visitatori stranieri in regione, in base ai dati dell’indagine sul turismo della Banca d’Italia, è aumentata del 7,5 per cento in termini nominali. Confesercenti, su un campione di 100 strutture alberghiere sard, indica che le strategie degli operatori sono orientate verso un contenimento delle tariffe.
Trasporti Nel primo semestre il flusso dei passeggeri complessivamente transitati negli scali portuali dell’isola è aumentato del 5,5 per cento, dopo che negli ultimi anni si era osservata una contrazione. Secondo i dati di Assaeroporti nei primi 8 mesi del 2014 è aumentato inoltre il numero dei passeggeri in transito negli scali aeroportuali della Sardegna (3,7 per cento; 1,7 il dato del 2013): al maggiore transito dei passeggeri dei voli da e per l’estero, più intenso nello scalo di Olbia, si è aggiunto un aumento dei passeggeri dei voli nazionali, in crescita del 3,1 per cento, dopo la dinamica negativa osservata negli ultimi due anni. Nella prima metà del 2014 le merci sbarcate e imbarcate nei porti sardi sono diminuite di circa un quinto su base annua (-11,9 nel 2013).
Mercato del lavoro – In base ai dati Istat, nei primi sei mesi del 2014 il numero medio degli occupati in Sardegna è diminuito dell’1,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-2,2 e -0,5 per cento nel Mezzogiorno e in Italia). La flessione è stata meno intensa rispetto a quella registrata nella media del 2013 (-7,3 per cento). Il numero degli addetti, inferiore di oltre il 10 per cento rispetto al 2007, si attesta sugli stessi livelli osservati nella media del 1996. La contrazione osservata nel semestre riflette una diminuzione intensa degli addetti nel comparto manifatturiero (-10,1) e meno marcata di quelli nei servizi (-1,1). L’occupazione maschile è scesa del 2,5; dopo un anno di flessione è tornata a crescere la componente femminile (0,8), favorita dall’andamento delle attività ricettive (9,5). Complessivamente si è ridotto il numero dei lavoratori autonomi (-4,2 per cento), mentre quelli alle dipendenze sono risultati sostanzialmente invariati. Il tasso di occupazione è rimasto pressoché costante al 48,2 per cento (dal 48,5 per cento nel primo semestre del 2013). Per quanto riguarda le differenti tipologie contrattuali, sono diminuite le assunzioni con contratti a tempo indeterminato (-16,7 per cento), mentre sono aumentate quelle con contratti a termine. Il numero degli avviamenti delle persone con età compresa tra i 15 e i 24 anni è diminuito del 4,5 per cento. L’offerta di lavoro è leggermente diminuita sul 2013: il tasso di attività è sceso fino al 59,4 per cento nella media del semestre. Il numero dei disoccupati è diminuito dello 0,7 riflettendo un calo di quelli con precedenti esperienze di lavoro. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 18,6 nella media del semestre, il valore massimo dall’inizio della crisi. I dati della Rilevazione segnalano anche un aumento del numero degli individui che, pur essendo disponibili a lavorare, non cercano attivamente lavoro (16,4).
Prestiti bancariNella prima metà del 2014 i prestiti bancari concessi alla clientela residente in regione hanno continuato a diminuire: a giugno la variazione complessiva sui dodici mesi è stata pari a -2,9 per cento, un dato in attenuazione rispetto a dicembre del 2013 (-3,5 per cento). La contrazione ha continuato a riguardare sia i prestiti alle imprese (-2,7), sia quelli alle famiglie (-2,1).Tenendo conto non solo dei finanziamenti bancari, ma anche di quelli concessi dalle società finanziarie, il credito al settore produttivo è diminuito a giugno del 4,1 per cento, una flessione più accentuata rispetto al -3,2 di dicembre. Al peggioramento ha contribuito il dato riguardante le imprese manifatturiere (-1,7, dallo 0,5). Nei dodici mesi terminanti a giugno il flusso di nuove sofferenze rettificate in rapporto ai prestiti vivi (tasso di decadimento) è rimasto complessivamente invariato, al 3,4 per cento, rispetto al dato di dicembre del 2013.

Paci: la Regione dimezzerà il suo debito

In quattro anni il debito pubblico della Sardegna scenderà di 770 milioni di euro, passando dall’attuale 1 miliardo e 400 milioni ai 630 milioni stimati al 31 dicembre del 2018 grazie all’accordo siglato a luglio a Roma che consentirà di utilizzare 200 milioni all’anno di riserve erariali per abbattere il debito esclusivamente in Sardegna: lo si legge in una nota della Regione. “Ecco perché le polemiche sul mutuo infrastrutture da 600 milioni non hanno senso – dice l’assessore della Programmazione e del Bilancio Raffaele Paci chiudendo il congresso in cui la Cna, Confederazione Nazionale Artigianato, ha presentato il quinto rapporto congiunturale sulle imprese artigiane – Ci stiamo indebitando non per pagare spese correnti ma per fare investimenti, aprire cantieri, creare occupazione e far ripartire l’economia perché in un momento di recessione come questo l’economia può ripartire solo con un forte intervento pubblico di stampo keynesiano, che non servirà certo a “scavare buche” ma a recuperare il gap infrastrutturale che da sempre affligge la Sardegna”. Paci ricorda che “proprio grazie all’accordo di luglio sul pareggio di bilancio, quello che dal 2015 ci libererà dai vincoli del patto di stabilità, abbiamo portato a casa – ha detto – anche la partita delle riserve erariali, cioè 200 milioni di euro all’anno che potremo spendere per abbattere il nostro debito pubblico. In pratica, questo renderà piuenamente sostenibile il mutuo per investimenti che stiamo contraendo”.

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