Tre giorni di studio a Nuoro Cagliari e Oristano, il prossimo incontro in primavera a Sassari

Enrica Delitala in in una foto scattata al Bastione di Cagliari.

Nuoro il focus sull’eredità documentaria, la ricerca sul campo. A Cagliari l’attività scientifica. A Oristano è stato analizzato il rapporto col territorio. È stato Pietro Clemente, antropologo sardo che insegna a Firenze, a sintetizzare – nei primi giorni di dicembre –  i temi della tre giorni di studi per ricordare Enrica Delitala scomparsa due mesi fa e presentare il suo ultimo libro “L’archivio e l’atlante demologico sardo” edito dall’Isre (l’istituto etnografico di Nuoro). Giornate intense che verranno coronate in primavera con un convegno a Sassari dove l’autorevole antropologa sarda – nata nel 1934 – aveva studiato al liceo-ginnasio Azuni prima della laurea a Cagliari con Giuseppe Petronio (aveva discusso la tesi su Giovanni Camerana e la Scapigliatura). Dai dibattiti (l’ultimo, in ordine di tempo, all’Unla di Oristano) è emersa la figura di una studiosa che Giulio Angioni ha definito “mite maestra di rigore” e che il suo maestro – Alberto Mario Cirese – aveva esaltato perché “studiava i mondi locali inseriti nel dibattiuto internazionale”. Tanto che gli studi della Delitala – tra gli anni ’70 e ’90 – sono stati pubblicati in inglese, francese e tedesco nelle più autorevoli riviste scientifiche mondiali.
Mite, l’esatto opposto del “barone”. Perché – hanno testimoniato gli allievi – “ci seguiva passo passo nelle ricerche e anche nella stesura delle tesi di laurea”.
Sono stati quelli della Delitala (con Clemente, Angioni, Gabriella Da Re per citare i principali) gli anni nei quali si è consolidata la scuola dell’Antropologia sarda che si confrontava con quella nazionale e quella d’Oltralpe: con lo studio sistemico delle tradizioni popolari, del folclore, della panificazione, (eccellente il libro “In nome del pane”). Ma è stato quello fatto dalla sorella Graziella Delitala, ex direttrice della biblioteca universitaria, a proporre – nell’aula dedicata allo storico dell’arte Roberto Coroneo – un ritratto umano e scientifico di una docente che ha lasciato il segno nella facoltà di “Sa Duchessa” dopo aver anche insegnato anche nelle scuole medie di Gonnosfanadiga e Ales.
Nata a Imperia nel 1934, dopo “gli anni africani” tra Addis Abeba e Modadiscio (qui – negli anni della sventura coloniale – vivevano il padre Gonario Delitala ufficiale del commissariato militare e la madre Iole Berlinguer) si è consolidato il rapporto con la Sardegna (Gonario era fratello del grande pittore Mario Delitala, direttore della Scuola del libro di Urbino e del famoso medico ortopedico Franco, direttore dell’ospedale Rizzoli di Bologna). Soprattutto con Stintino (“il luogo della libertà, era il paese di nostro nonno Enrico”) e col paese natale del padre, Orani, (“il luogo delle regole, orari e visite, di Gonare, ma lì Enrica aveva coltivato l’interesse per i riti della morte leggendo con metodo, per esempio, le lapidi del cimitero e ascoltando i canti delle attitadoras”).
Si è detto degli “anni africani” che sono stati intensi e lunghi perché lì – ha ricordato Graziella, nata in Libia nel 1929 – con Enrica e i nostri genitori abbiamo trtascorso nove anni filati della nostra vita fino all’autunno del 1946. Mio padre c’era stato già dal 1928 al 1931 poi, in un secondo tempo”.
La fine della guerra, il rientro in Sardegna con l’attività scientifica di Enrica e il lavoro di Graziella nella biblioteca dell’università.
Pietro Clemente ha detto: “Enrica è stata la prima allieva di Cirese insieme a Chiarella Rapallo. Trasferito Cirese ha gestito la rivista Brads (Bollettino regionale dell’atlante demologico sardo) sul quale abbiamo scritto in tanti, sardi che non. Sono stati fatti numeri europei perché Enrica collaborava con gli Atlanti europei, fece un numero sul consumo delle carni di maiale in Europa. Le tesi che assegnava agli studenti documentavano nei vari paesi la panificazione, il San Giovanni, le fiabe, i riti del ciclo dell’anno, un gran lavoro spesso non abbastanza valorizzato. Negli ultimi anni Enrica lavorava sui mutamenti simbolici del rapporto con la morte dei familiari e amici. Non ha fatto in tempo a scriverne un libro. Aveva insegnato anche nella Scuola di specializzazione in studi sardi, e teneva moltissimo all’orizzonte sardo negli studi.
Come diceva Cirese studiare il mondo locale ma non con metodi  locali, bensì con l’aggiornamento e il metodo degli studi e il loro spirito internazionale. Usava molto criticamente la conoscenza della Sardegna”.
Dopo il “ricordo” della sorella, di Enrica Delitala “professoressa di Antropologia” hanno parlato il presidente Isre Bruno Murgia, l’ex direttore Paolo Piquereddu, l’antropologa Anna Lecca e il preside di Lettere Giulio Paulis. Ha detto che Enrica Delitala ha “documentato il passaggio dei beni ereditari”, creando una scuola, una koinè, (“un arèu”, in sardo) che ha ufficializzato “un asse ereditario fra docente e allievi”. Una maestra. Che aveva creato “l’andito con i pani sardi”, un museo inventato con intelligenza, pochi mezzi e tanta buona volontà e medoto scientifico. “Una caposcuola”, ha concluso Gabriella Da Re che ha presieduto l’incontro di Cagliari.

 

Posted by admin

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *