roma_mafia“Ci sono i vivi di sopra e i morti di sotto. E noi, noi stiamo nel mezzo, dove tutti s’incontrano”. Potrebbe essere un passo dell’inferno dantesco se non fosse che si tratta di una conversazione, intercettata dalla polizia, tra Massimo Carminati, 56 anni, e un suo complice, che descrive l’organizzazione mafiosa capitolina di cui l’ex militante dei Nuclei armati rivoluzionari (Nar), gruppo terroristico neofascista, è considerato il capo di una organizzazione mafiosa e, dai suoi scagnozzi, “l’ultimo re di Roma”.
L’inchiesta chiamata “Mafia capitale” ha fatto il giro del mondo per i 37 arresti, oltre a un centinaio di indagati e 204 milioni di euro di beni sequestrati, comprese alcune opere di Andy Warhol e Jackson Pollock. Ma, ancor di più, per aver gettato ombre lunghe e oscure sugli intrecci tra mafia e politica, pubblica amministrazione e appalti pubblici gestiti dalla cooperativa “29 giugno” presieduta da Salvatore Buzzi che, con una condanna per omicidio nel 1984,  è ritenuto dalla Procura “il braccio destro imprenditoriale”. Soldi destinati a offrire una vasta gamma di servizi. Dalla manutenzione dei giardini pubblici “all’integrazione delle persone che appartengono alle fasce più vulnerabili della società”. Un personale, quello della cooperativa, di cui John Hooper e Rosie Scammel sul britannico The Guardian, evidenziano le risposte evasive e il “non rilasciamo interviste”.
Abbastanza eloquente, invece, l’intercettazione tra lo stesso Buzzi e una collaboratrice. “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”. Una cooperativa che, secondo i magistrati, veniva utilizzata per preparare i soldi delle tangenti da consegnare in grandi buste. “Può sembrare un tipico sistema di corruzione, simile a quelli scoperti nelle ultime grandi opere pubbliche italiane, come l’Expo di Milano, il Mose di Venezia o la ricostruzione dell’Aquila. Ma ci sono caratteristiche mafiose da manuale che ricordano la Palermo degli anni sessanta, una città  oppressa dal crimine e con molti partiti coinvolti”, ha scritto Iñigo Domínguez sullo spagnolo El Correo. Una mafia romana che, in base all’articolo 416 bis del codice penale, è associazione di fascisti, criminali comuni, consiglieri comunali e regionali, funzionari pubblici e imprenditori, poliziotti e militari. “Un panorama ambiguo di clientelismo e illegalità, ormai abituale in Italia”. “Un altro gradino verso la depressione collettiva causata dalla degenerazione della vita pubblica del paese” ha chiosato il giornalista basco.
Un’indagine che travolge anche la sinistra con le dimissioni di Mirko Coratti, presidente dell’assemblea romana e di Daniele Ozzimo, assessore alle Politiche abitative, entrambi in quota Pd, e un “libro nero della corruzione romana” con decine di nomi e un tariffario emblematico.
Panzironi (Franco, ex amministratore delegato dell’azienda municipalizzata per la raccolta dei rifiuti): 15mila euro al mese. Odevaine (Luca, nel 2006 braccio destro di Walter Veltroni, ex sindaco di Roma dal 2001 al 2008, ex capo della Polizia Provinciale con Nicola Zingaretti e membro del Coordinamento nazionale sull’accoglienza profughi): 5mila euro al mese. Alemanno (Gianni, sindaco di Roma dal 2008 al 2013 col Popolo delle Libertà): 75mila in cene elettorali.”  Quest’ultimo, dopo la sconfitta delle politiche dello scorso anno, ha aderito a Fratelli d’Italia ed è sceso in piazza al fianco di Lega Nord e Casa Pound contro gli immigrati nei giorni delle rivolte di Tor Sapienza. Gli inquirenti ritengono che alcuni dei suoi uomini farebbero parte dell’organizzazione.
“É arrivato il momento di liberare Roma” titola con Stefan Ulrich la tedesca Süddeutsche Zeitung. E se Lega Nord e Forza Italia chiedono nuove elezioni comunali, il sindaco Ignazio Marino, eletto nel 2013, non vuole dimettersi e sostiene di aver informato la procura su tutte le procedure sospette. Dalle intercettazioni risulta che l’organizzazione criminale lo ritiene un ostacolo ai propri affari e perciò lo minaccia.
“Un fatto che ora rende il sindaco più forte dal punto di vista sia politico sia morale, ma al tempo stesso ne fa un possibile bersaglio di attentati” scrive Ulrich. “Dobbiamo liberare Roma” dice Ignazio Marino convinto di essere l’uomo giusto “perché sono un chirurgo abituato a tenere i nervi saldi quando il paziente perde mezzo litro di sangue al minuto”.
Eric Jozsef su Libération spiega la “teoria del mondo di mezzo” in cui legalità e illegalità plasmano mondi che si sfiorano. L’organizzazione avrebbe dirottato milioni di euro (sessanta all’anno) pagando consiglieri comunali e funzionari compiacenti per aggiudicarsi appalti pubblici su raccolta di rifiuti, trasporti, gestione dei campi rom o accoglienza per i rifugiati.
“É uno schifo!” ha detto il premier Matteo Renzi“ prima di commissariare il partito romano. Per il procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone che guida le indagini, l’organizzazione romana sarebbe un’entità nuova, senza legami con le tre grandi mafie italiane.
“Sono preoccupato della generalizzazione nel considerare tutta la politica corrotta” ha dichiarato Raffaele Cantone, magistrato napoletano nominato presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Secondo l’ultimo rapporto di Transparency International, l’Italia condivide con Grecia, Bulgaria e Romania il primato della corruzione nell’Eurozona.
I titoli dei quattro articoli della stampa estera apparsi su Internazionale: El Correo: La città eterna nelle mani della mafia;  Süddeutsche: E’ arrivato il momento di liberare Roma; The Guardian: I politici nel libro paga della criminalità; Libération:  Come funziona il mondo mezzo. Sì, così l’Italia è vista all’estero. Buon anno.

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