Recensione di Nando Cimino su “Funtana Fria”, omaggio di Bruno Costa a Perdasdefogu

Nando Cimino, vicedirettore di PrimapaginaItaliana.it, ha scritto la seguente recensione su “Funtana Fria” con le testimonianze di Bruno Costa sul suo soggiorno a Perdasdefogu negli anni in cui sorgeva e si espandeva il Poligono Interforze del Salto di Quirra. Sardinews – con piacere – è stato autorizzato alla pubblicazione dall’autore del testo.

di Nando Cimino

Perdasdefogu, paese immerso nell’Ogliastra centro meridionale, è uno di quegli angoli della Sardegna da cui è doloroso allontanarsi. Lo sanno bene i suoi figli lontani, emigranti per lavoro. Un legame forte, quello che unisce ciascuno di noi alla propria terra, ai suoi profumi, alla gente, agli usi, alle tradizioni e ai costumi, nonostante il tempo e i chilometri che separano da lei. Del resto è cosa nota che, come la donna amata agli occhi dell’innamorato, la terra da cui si proviene, è sempre la più bella di tutte. Di questo forte legame ne hanno coscienza anche le tante persone che dal 1956 in poi, anno in cui nacque il Poligono Sperimentale del Salto di Quirra, hanno incontrato Perdasdefogu e i suoi abitanti. La maggior parte dei militari, degli impiegati civili e delle loro famiglie, molti continentali, dopo un medio periodo di permanenza, ha lasciato la comunità per tornare, come sembrava naturale avvenisse, nelle loro zone di provenienza, ma tutti, tranne rarissime eccezioni, quel paese di collina, non l’hanno mai lasciato veramente. Altri, folgorati dalla fierezza di quelle donne, hanno trovato, tra le schiette foghesine, la compagna della vita e su quella delicata collina, hanno deciso far crescere le proprie radici.

Come il mal d’Africa, esiste anche il mal di Sardegna. L’animo dei tanti che hanno conosciuto Perdasdefogu e la Sardegna, infatti, sembra essere costantemente invaso da quella lancinante, incontrollabile e dolce malinconia che, spesso, esplode nell’irrefrenabile bisogno di tornare. C’è anche chi, però, ha trovato altri modi per ricordare quell’angolo di Sardegna. E’ il caso del musicista e cantautore, Bruno Costa, che a Perdasdefogu e ai suoi abitanti, ha voluto dedicare una delle sue più belle canzoni, ‘in limba’. Nato a Milano da padre sardo e madre lombarda, l’artista, per certi versi, considerato anche l’estrazione e lo spessore dei musicisti con cui collabora, può essere annoverato tra i discepoli di quella scuola genovese che ha dato voce e musica ad alcuni tra i più grandi cantautori italiani; basti ricordare Gino Paoli e gli indimenticabili Bruno Lauzi e Fabrizio De Andrè. Attualmente residente a Camogli, in provincia di Genova, così racconta la sua genesi familiare, nel dare corpo al profondo legame che lo unisce alla Sardegna: “All’inizio del 1900 mio nonno era capostazione sui binari di quello che oggi chiamano il ‘trenino verde’. Lavorava a Isili, dove ha conosciuto quella splendida donna che sarebbe divenuta sua sposa, mia nonna. Mio padre è nato a Gairo Taquisara. Io – prosegue il cantante sfogliando le pagine della sua memoria di bambino – sono vissuto a Perdasdefogu dal 1961 al 1966; ci sono arrivato bambino e me ne sono andato adolescente. Lì ho imparato tante cose. A cavalcare gli asini, a mungere le pecore, a mettere le trappole per i tordi ma, più di tutto, ho appreso il valore dell’amicizia e ho conosciuto la bellezza della Sardegna. Funtana fria è un omaggio a Foghesu, alla sua gente e a quell’epoca, che mi accompagna sempre”.

Bruno Costa, nel raccontare la canzone, quasi a volersi scusare, ha sottolineato: “Non conosco l’ortografia sarda per cui mi scuso se lo scritto, da questo punto di vista, non è perfetto. Il testo è anche anomalo. La maggior parte delle canzoni e poesie sarde, sono in logudorese; io, invece, ho voluto scriverlo usando frasi di foghesino e, forse, di campidanese, che ancora mi ricordo dopo quasi cinquanta anni di astinenza dalla lingua sarda. La fontana a cui pensavo, immaginando la canzone, era quella di Palasineddu e la storia del servo pastore che impazzisce quando un uomo ricco gli ruba la bella moglie, è solo un pretesto per parlare delle primavere sull’altipiano foghesino, della campagna con il cisto in fiore, delle fontane con l’acqua fresca dove da ragazzi ci dissetavamo e dove lanciavamo furbesche occhiate alle ragazze che andavano con la brocca a prendere l’acqua”.

Non nasconde la sua emozione Bruno Costa che, con una vena di chiara malinconia, conclude: “Si potrebbe scrivere un romanzo parlando di quel mondo che ormai è scomparso”. Inserita nell’album ‘La Bella Stagione’, Funtana fria spinge accompagna dolcemente verso quel mondo, scomparso solo in parte, che ancora resiste a una modernità sempre più in conflitto con quei valori profondamente umani che si fondono, nel cuore dei sardi, con la natura della Sardegna. Un omaggio a Perdasdefogu, quello di Bruno Costa, dunque, ma, forse, anche un appello a quella resistenza culturale necessaria per proteggere una terra la cui arcaica bellezza non è disgiunta dalla bellezza della sua gente. Infine, per chi scrive, Funtana fria, è anche un invito, quello a tornare: “Cantu torra a corti torra, torra a ‘ommu tua, torra a corti torra. Crasi a mengianu cala a basciu torra innoi”

http://www.primapaginaitaliana.it/san-tammaro/item/10083-funtana-fria-lomaggio-di-bruno-costa-a-perdasdefogu.html

Posted by Redazione

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