1e4ca50Fra tante novità che potrebbero arrivare, una per questo 2015 è quasi certa: sarà l’anno che vedrà la scomparsa delle Province. Dopo la riforma del ministro Graziano Delrio che ha decretato la loro abolizione, ha avuto inizio un lungo percorso, fatto di tante polemiche da parte di chi credeva insostituibili queste istituzioni, ma anche di difficoltà per trovare un nuovo ordine amministrativo. Alcune province, come quella di Campobasso, lanciarono addirittura l’allarme per il dissesto finanziario. Le nuove istituzioni si chiamano Città Metropolitane e unioni dei Comuni, ma qui in Sardegna, come nelle altre Regioni a statuto speciale, fino al 7 aprile le vecchie Province non moriranno ancora. Per occuparsi di queste pachidermiche istituzioni fino a quando non raggiungeranno il cimitero degli elefanti della pubblica amministrazione, la Regione ha scelto quattro nuovi commissari. Sardinews ha intervistato quello di Cagliari, Franco Sardi: “attualmente faccio tutto quello che facevano Presidente della provincia e Giunta: adotto i provvedimenti e firmo i piani. Proprio ieri ho firmato quello delle opere pubbliche e quello anticorruzione”, spiega, “ovviamente come tutte le situazioni commissariali si tratta di un periodo limitato di tempo e di un evento straordinario, perché alla mia funzione manca una cosa importantissima, la democrazia. L’ente però esiste, e tutta una serie di attività restano da attuare. Se tutto dovesse fermarsi ora, di colpo, solo per fare un esempio si interromperebbe il riscaldamento nelle scuole”. Per Franco Sardi questo incarico non è che l’ultimo di una lunga serie di incarichi come dirigente alla Regione, prima ai Servizi Culturali, poi alla Pubblica Istruzione, infine al Bilancio: e se qualcuno lo chiama raccomandato lui risponde “non ho chiesto io questo posto, ma come gli altri sono stato chiamato in base al mio curriculum”, e ammette che non sarà certo un compito poco impegnativo.

Ma cosa sono e come funzioneranno le Città Metropolitane?

Si tratta di enti che consentiranno ai Comuni di associarsi per armonizzare coordinare, migliorare la qualità della vita nell’ambito dell’amministrazione. Fondamentalmente hanno competenze politiche in area vasta e nell’organizzazione di alcuni servizi a livello aggregato. Nell’ipotesi che si realizzeranno serviranno a ridurre i costi della politica, ma anche l’articolazione della burocrazia.

Nell’ipotesi?

Sì, perché non è ancora norma. Con la riforma Delrio è stato avviato un processo di profonda revisione delle Provincie. Il legislatore ha individuato la trasformazione di alcune di esse in Città Metropolitane e la cancellazione di altre. Per le Regioni a statuto speciale la legge ha previsto un anno per definire il nuovo assetto, e il tempo scade, appunto, il 7 aprile.

E per far diventare le Province Città Metropolitane cosa occorre?

La Regione deve approvare la legge. Se non ce la farà entro il 7 aprile nasceranno comunque le città metropolitane, ma come previsto dalla legge Delrio.

Sono in tanti a temere che le Città Metropolitane siano una sorta di leggenda, che non diventerà realtà. Lei che ne pensa?

Qualche preoccupazione ce l’ho anche io visto che la riforma della Costituzione che ha introdotto le Città Metropolitane è del 2001, risoluzione 3; e non è ancora attuata. Ci è voluto davvero troppo tempo. Ma la necessità c’è. I servizi devono essere organizzati nel modo più vicino possibile al cittadino. E poi è importante anche l’economicità. Pensiamo al trasporto pubblico:non è ragionevole che sia gestito da un solo Comune. Nei Comuni con un’area vasta vi è infatti un forte tasso di mobilità. Secondo caso: la scuola. Mentre la scuola primaria e media sono chiaramente a dimensione comunale, quella superiore. per il moltiplicarsi e il differenziarsi delle tipologie, si colloca su un territorio più ampio. Altrettanto vale per servizi alle famiglie, eccetera. Quindi è necessaria una pianificazione e organizzazione dei servizi in un’ottica più vasta. La cosa importante è il senso della riforma. L’ente organizzatore non è più un ente terzo, da Regione e Comune,ma semplicemente un’associazione fra amministrazioni comunali. Quindi l’obiettivo oltre che ridurre i costi e mantenere un sistema efficiente, è programmare e organizzare in modo che tutto funzioni. E anche se associarsi tra i Comuni non è sempre facile, conviene a tutti.

La CGIL ha denunciato: “con l’abolizione delle Provincie centomila posti di lavoro a rischio”. Come risponde?

È vero. Purtroppo abbiamo subito ulteriori tagli con la legge di stabilità.

Recentemente è stato annunciato che la Provincia di Cagliari ha assunto quattordici persone.

Vero in parte. Le Provincie hanno in gestione alcuni servizi. Con la legge Del Rio è stato loro vietato di fare concorsi e di assumere a tempo indeterminato, ma possono fare assunzioni interinali. Questo è il caso dei quattordici assunti.

E per quanto riguarda gli altri dipendenti?

Sono circa sessanta qui a Cagliari, per i quali potrebbe non esserci il mantenimento nel lavoro. Tuttavia io credo che questa preoccupazione vada valutata alla luce del decreto legge 90 del 2014 sulla pubblica amministrazione. Un dipendente pubblico può essere trasferito fino a cinquanta km dal posto di lavoro, senza alcuna opposizione; e salva il posto. In Italia in realtà noi abbiamo un rapporto tra cittadini e pubblici impiegati inferiore alla media europea. Ma abbiamo anche un problema, la non buona distribuzione dei diversi uffici. Per esempio c’è una grossa carenza negli uffici penitenziari: un dipendente di Cagliari potrebbe essere trasferito a Uta, salvare il posto e magari guadagnarci.

Insomma soluzioni ci sono.

Non dimentichiamoci che l’amministrazione pubblica offre garanzie, mentre un dipendente di Meridiana può essere trasferito anche mille km lontano da casa. Noi inoltre abbiamo un personale abbastanza anziano e potrebbe esserci nel’arco di ventiquattro mesi uno sfoltimento dei dipendenti.

Sarebbe una bella cosa che al pensionamento corrispondessero nuove assunzioni.

Se è per quello il decreto 90 prevede anche che il pensionamento dei dipendenti debba corrispondere all’assunzione di nuovi fino all’80% dello stipendio risparmiato. Quindi non è più un rapporto “va via Giovanni e può entrare Franco”, ma siccome un dipendente giovane costa meno di uno anziano se ne possono assumere anche due. Una riforma molto intelligente che consente di guadagnare sulle assunzioni e non sulle persone.

Quali sono le sfide più importanti che dovrà affrontare come commissario?

Dare serenità e tranquillità al personale, trovare soluzioni di reimpiego e accompagnamento che evitino disagi. Poi l’edilizia scolastica, una priorità assoluta su cui sto lavorando al 100%. Poi abbiamo problemi legati alla riorganizzazione e alla soppressione degli enti. Bisogna organizzare le cose, dal punto di vista amministrativo, patrimonio, bilancio, beni, personale … poiché vi è un obbiettivo ben tracciato bisogna arrivarci senza perdere altri dieci anni, e impostare le cose in modo che sia il più facile possibile.

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