brics2014Sarà giunto alle nostre orecchie, quando si parla di quale direzione stia prendendo l’economia mondiale, l’acronimo “Brics” per indicare quell’Unione di Stati che lo compongono: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.

Sono i Paesi che stanno crescendo a una velocità economica sostenutissima rispetto al resto e che, alla luce di questo, avanzano delle opportune richieste di riconoscimento nelle dovute sedi internazionali, fra le quali il Fondo monetario internazionale. Vantano oramai una percentuale della ricchezza prodotta del mondo che si aggira nell’ordine del 25 per cento. Le rivendicazioni di una revisione nel bilanciamento dei poteri, non seguita dai fatti dal Fmi, è stata la ragione per cui i Brics, in un summit tenutosi il 15 Luglio 2014 a Fortaleza, in Brasile, hanno deciso di costituire un organismo alternativo al Fmi e alla Banca mondiale, chiamandolo “New development bank”. Questa avrà sede a Shangai, in Cina, ed avrà una sede distaccata anche a Johannesburg, in Sudafrica: il tutto sarà attivo a partire dal 2016. La New Development Bank potrà contare su un fondo di circa 100 miliardi di dollari a cui contribuiranno la Cina per 41, Brasile India e Russia con 18 cadauno, mentre il Sudafrica, essendo il meno benestante fra gli a altri, con 5 miliardi. Tutto ciò nasce da un esigenza di poter contrastare lo strapotere da parte dei paesi facenti parte del G7, “alias” G8 senza la Russia. Andiamo a vedere più da vicino le caratteristiche attuali di queste nuove pedine dello scacchiere geopolitico mondiale.

Secondo diversi indici, è degno di menzione sicuramente l’Isu, stante per Indice di sviluppo umano, utilizzato dall’Onu nelle sue statistiche ufficiali. Quest’ultimo tiene in considerazione tre fattori: l’aspettativa di vita, il grado di istruzione ed il reddito pro-capite. Secondo i dati, con la Norvegia saldamente al primo posto da tempo, la Russia ricopre il 57° posto, il Brasile il 79°, la Cina il 91°, il Sudafrica al 118° mentre, fanalino di coda, l’India se ne sta al 135°. Secondo autorevolissime fonti, tra cui The conomist, è possibile avere a disposizione una Tac, mi si perdoni la metafora medica, sui maggiori indicatori economici. Questi sottolineano e confermano la forte crescita in termini assoluti, con crescite del Prodotto interno lordo a livelli positivi ormai da anni, tra cui meritano menzione la Cina e l’India con crescite, rispettivamente, del 7,3 e 6 per cento. Tutti questi Stati convivono inoltre con bassi tassi di disoccupazione, eccezion fatta per il Sudafrica che sfora il muro del 25 per cento.

Il paradosso, sarà facile notarlo non appena ci si immerge nella realtà dei fatti, è che questi Paesi crescono solo con i numeri. È sufficiente avere un Pil in crescita per considerare una società sviluppata? Secondo la Freedom House, autorevole misuratore della Democrazia e Libertà all’interno degli Stati, sia la Russia che la Cina sono ben lontane dall’essere considerate terre dove è germogliato il seme della Democrazia. Votazioni non sicuramente libere, diritti civili prossimi allo zero, nessuna tutela di tipo sindacale si sono sposate con numeri macroeconomici che crescono ininterrottamente. Tra questi la Cina si distingue per condizioni lavorative considerate fra le peggiori sul panorama mondiale. Lavoratori senza alcun tipo di diritto e tutela, turni massacranti, nessun tipo di rappresentanza sindacale o politica che non sia quella del Partito del regime, quello comunista che per sua stessa definizione dovrebbe essere il primo ad occuparsi dei diritti dei lavoratori. La Cina, definita come la “fabbrica del mondo”, immette nel mercato merci e prodotti di discutibile sicurezza e qualità, a prezzi impensabili se rapportati con i concorrenti mondiali. Si accusa la Cina di concorrenza sleale, con salari incomparabilmente più bassi e assenza di tutele che poi influenzano il prezzo finale. Da questo però, va registrato che ogni grande multinazionale che si rispetti, ha sedi e fabbriche qui. Dalle americane passando per le europee tutti abusano e sfruttano il modello lavorativo cinese per produrre beni smerciati in tutto il mondo. In percentuali minori avviene anche in India e Brasile, dove con un salario europeo in questi Stati se ne pagano diversi. Oltretutto la Cina, nel massimo della sua espansione economica, volutamente dimentica l’enorme tasso di inquinamento che fa si che in giornate soleggiate l’abitante di Pechino veda comunque il cielo nuvoloso, coperto da uno strato di smog che ne ombreggia la metropoli, magari quando esce al mattino dalla baraccopoli per andare a lavoro. Stati “emergenti” sicuramente come totale di prodotti, non nella salute o nell’istruzione. Ma allora è incompatibile la crescita economica e la vera Democrazia? È possibile tutelare tutti e contestualmente far crescere sua maestà Pil? Salute e lavoro possono essere lati di una stessa medaglia? Grandi disparità fra nababbi e mendicanti albergano nei Paesi Brics, il tempo sarà giudice per poter capire se queste enormi differenze di status andranno un giorno accorciate. Un importantissimo fattore comunque andrebbe sicuramente non dimenticato, ossia “il crescere meno per crescere meglio” in un tempo non lontano diventi dogma dove oggi sembra utopia.

Certamente i big mondiali, a partire dagli Stati Uniti, non potranno nelle loro politiche non tener conto del fatto che gli equilibri di potere e il baricentro economico sta lentamente subendo un inconsueto bilanciamento in latitudini che decenni fa potevano sembrare impensabili. Nello specifico, sulla Cina, si espresse anche Napoleone, circa duecento anni fa, “quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà”, rileggendo il rapporto di un ambasciatore inglese di ritorno dal continente asiatico.

*Laurea in Scienze politiche, lavora come può a Londra

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One Comment

  1. l’ FMI,anche se visto molto spesso come il male assoluto, vuole tenere a bada certi concorrenti partecipanti al gioco,proprio perche ne vogliono far parte senza seguirne le regole….troppo semplice produrre ad un decimo del costo reale solo perche lo schiavismo diventa la regola principale del gioco!!!

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