La MappaSempre Storia è. E sempre guerre sono. Ovunque e quandunque siano raccontate, dall’Anabasi al De bello gallico dei tempi andati, a Un anno sull’altipiano o a Centomila gavette di ghiaccio di tragiche gesta più vicine a noi. Uno zoom tuttocronaca certitifica “l’ordine di levare le tende di buon mattino” ma anche di “passare in rassegna le truppe”. Semmai imbattersi in un “percorso a ostacoli tra carretti carichi di bieda, rape, carote, broccoli e gabbie di polli, galline, pulcini, conigli” e sorprendere “gli ussari di guardia” mentre esibiscono “divise non proprio linde ma curate, e certi sguardi carogna, preoccupanti”. E ricordare, visto che della grande Storia stiamo parlando, “la celebrata battaglia delle piramidi, un capolavoro sì ma inconsistente”. Con una pennellata: “La tattica mordi e fuggi di quei selvaggi sciupava le studiate geometrie del genio francese”.
Genio che di nome faceva Napoleone e Bonaparte di cognome. Grande – per i libri che ci siamo ritrovati dalle elementari ai banchi dell’università – come i condottieri dei tempi che furono, da  Ciro a Serse, passando per Alessandro Magno, Pompeo o Giulio Cesare, Attila o Costantino, e via via ricordando i belligeranti di cruente la fototessera del Dux è sfumata, nascosta da un mosaico di mattonelline crema e marron, con evidenti le greche, le decorazioni che si addicono a un generale. L’affresco di uno dei personaggi più Potenti del mondo è del tutto inedito. Perché capitolo dopo capitolo scoprite personaggi che mai nessun testo scolastico vi avrebbe fatto conoscere. Adesso emergono le lacune di una Storia sempre accademica, mai umana, mai semplice e perciò respinta. È nella linearità del racconto la potenza, la forza-calamita di questo bel libro. Il giornalista Vittorio Giacopini (è una delle voci più apprezzate di Radio3 Rai) lo ha affidato a Il Saggiatore (“La mappa”, euro 18). Pagine 332  che intanto confermano – marciando tra Mantova e Marengo, raccontando sia “dell’agognata Zoraide del derelitto Ircano” che del lascivo “sceicco Agorante”  e del più intrigante “Saladino, infoiato animale senza fede”  – una non frequente eleganza e solidità di scrittura. Dai fatti quotidiani di una delle più gettonate spedizioni militari, si entra nella filosofia o, se volete, nella psicoanalisi perché si assiste al confronto  fra“il tratto razionale” e “l’inciampo dell’esperienza” che è fatta anche di “moscerini non contemplati dagli eventi”.
Le pagine sono da leggere per rendersi conto di come anche la narrativa italiana abbia i suoi talenti non sempre proposti ai lettori di quotidiani o settimanali. Raccontano di un ingegnere, Serge Victor, che è soprattutto cartografo al seguito di Napoleone negli anni della Campagna d’Italia. Ecco che cosa ha detto l’autore intervistato da Askanews: “Cerco di raccontare – dice Giacopini – l’impresa impossibile di un tentativo, statico, illuminista, razionale, di fissare il mondo e la storia in una Mappa proprio mentre la Storia, la Politica, la volontà di Potenza scompaginano totalmente e incessantemente ridisegnano l’intero orizzonte, lo spazio dentro cui gli uomini si ostinano a pensare e ad agire. Tempo contro Spazio, in qualche modo. Ma forse c’è di più. Proprio la ‘carte d’Italie‘, il documento della prima campagna d’Italia di Napoleone, la Mappa che dà il nome al libro, comporta anche un paradosso. quell’impresa cartografica fotografa anche l’istante irripetibile in cui la Rivoluzione Francese si fa speranza di liberazione collettiva per molte parti d’Europa, e in Italia soprattutto. Proprio quel documento, alla lunga, diventa l’arma che inchioda l’Uomo della Storia, Napoleone, al suo senso di colpa, alla sua vergogna; la Carta è la prova provata del tradimento della rivoluzione”.
Raccontare il libro, pardon, il romanzo? No, non si può. Né si deve. Non si possono anticipare le righe con vicende amorose. Si deve però sottolineare una sorta di contrappasso, di controfedeltà al  romanzo storico che viene catapultato rispetto a codici antichi qui sostanzialemte sbriciolati e derisi.  Perché può capitare di voler “aggirare le Alpi ribaltando l’esempio di Annibale” o vedere Serge l’ingegnere ripreso da una telecamera virtuale dell’Ottocento “in centro a Milano e nei caffè dalle parti del Duomo o dietro Brera, come nelle osterie bordo naviglio” dove “si parlava sempre e soltanto dell’Egitto, di quella terra straniera, di mistero, di quelle lande di sogno orientale”. Nel secolo dei Lumi, con lo sfondo di una Francia che con la Rivoluzione ha comunque segnato la storia moderna, emergono le follie di tutti coloro che ritengono le armi capaci di poter cambiare in meglio la storia dell’umanità. Giacopini è scrupoloso ma non ha la mania dello scoop. Sa essere dissacrante usando il bon ton perché “gli annali della storia, gli almanacchi, sono scritti alla rovescia”. Eppure sono pagine di storia vera non di controstoria. Non c’è alcun revisionismo. Rievoca, immagina e racconta. Fa la tac a tutti i personaggi e tutti li rispetta alla pari di Napoleone. La storia è fatta da tutti, non solo dai duces ma anche dai militi ignoti e soprattutto dai cives. Sono avvincenti le descrizioni che parrebbero “minori” dove si impone la qualità letteraria. Perché non ricordare quelle piacevolissime righe dove l’autore immortala una “mula” che “avanza piano, zigzagando appesantita dalle casse con gli attrezzi e gli strumenti (e, ovvio, dalla papera-amuleto, per Serge un portafortuna, adesso, o un cacciasfiga”). Contrapponete quella povera bestiola da soma alle “batterie d’artiglieria, talune ippotrainate, più spedite, talaltre grevi e lente, tirate a spalla tra grida e imprecazioni, urla, bestemmie”. Col protagonista, quell’ingegnere che – senza essere eterodiretto – usa le Carte di ieri come le Google-maps di oggi per seguire “gli itinerari delle colonne in marcia” per poi “scendere in picchiata sul Piemonte” e constatare “come sempre la calata più ardua e insidiosa della salita”. Convincersi che “si possono immaginare tanti diversi sistemi della conoscenza umana”. “La Mappa” di Giacopini consegna ai lettori un Napoleone inedito che si perde nel “labirinto” delle carte dell’ingegnere-cartografo. Nonostante la scienza dell’astronomo Jean-Baptiste Le Rond d’Alembert. Da quel “labirinto” non si usciva neanche nei giorni dei Lumi.

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  1. […] 0 By Giacomo Mameli on 10 febbraio 2015Quotidiano […]

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