SASSARI. Sarà un polo museale completamente rinnovato, in equilibrio tra il buio e la luce, quello che ospiterà i giganti di Mont’e Prama a Cabras. Il progetto porta la firma degli architetti Renata Fiamma e Walter Dejana, laureati all’Università di Sassari nel Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica con sede ad Alghero, rispettivamente nel 2010 e nel 2008. Dopo la laurea, hanno fatto esperienze di lavoro in Francia, Spagna e Svizzera. Nel 2011 hanno vinto il concorso internazionale bandito dal Comune di Cabras per dare una casa confortevole ai guerrieri di pietra del Sinis.

Il loro progetto, ormai definitivo e approvato, si è fatto strada tra oltre 50 idee concorrenti, provenienti non solo dalla Sardegna, ma anche dalla Penisola e dal resto del mondo. Manca solo la fase esecutiva e, a seguire, la gara d’appalto. Da sottolineare il netto ampliamento, che porterà l’attuale superficie espositiva da 750 a 1.300 metri quadri, e lo spazio verde pubblico da 3.200 a 14.000 metri quadri.

Ma quali sono le caratteristiche vincenti del progetto dei due professionisti? “Non ci siamo fermati alla sala espositiva: abbiamo ridisegnato l’intera area museale – spiegano i due architetti – Lo schema generale è stato molto apprezzato, nella misura in cui, a giudizio della giuria, integra spazi con funzioni distinte e complementari”. Lo spazio espositivo ha il merito di valorizzare al massimo i reperti. “Le statue si mostrano in una sala completamente nera e buia, uno spazio apparentemente disorientante, di forte senso evocativo. Il buio è rotto dalla luce naturale, radente e diffusa, che penetra da un taglio lungo tutto il perimetro, tra il volume e il basamento. Nella luce il visitatore ritrova la propria dimensione spaziale e si orienta nell’oscurità della sala. Le statue emergono in tutta la loro grandezza dal buio, l’ignoto, per essere ammirate e conosciute nella luce”.

La facciata, invece, racconta la storia di Mont’e Prama e della penisola del Sinis. L’involucro dell’edificio è un grande pannello sul quale sono impresse forme, dettagli, trame, elementi identitari che appartengono a una cultura lontana. Il materiale richiama la pietra scolpita delle statue. “La tecnica utilizzata è il sand-casting, che consentirà di rendere la facciata del Museo un’opera darte di grandissime dimensioni”, continuano i progettisti.

Il sand-casting, o getto in sabbia, è una tecnica inventata dallo scultore sardo Costantino Nivola che si può ammirare sulla facciata del palazzo della Mutual of Hartford Insurance Company e nello showroom Olivetti a New York. La tecnica prevede la creazione di un bassorilievo di cemento ottenuto utilizzando come matrice un letto di sabbia modellato. “Nel nostro progetto la tecnica scultorea va oltre la decorazione artistica e diventa una soluzione architettonica altamente tecnologica – concludono gli architetti – essa contribuirà a legare insieme, in un unico luogo, archeologia, paesaggio, architettura e arte”.

Posted by Redazione

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