mannoC’era una volta una scuola, nel cuore del quartiere Castello, in via La Marmora a Cagliari. Si chiamava Scuola media “Manno”: 216 alunni in una storica palazzina di tre piani, al netto dei dati del 2011. Poi tutto chiuso, a causa della mancanza di agibilità, e in quei corridoi fino a poco tempo prima pieni di vita, giochi e grida, si è fatto il vuoto. Fino al 12 dicembre dello scorso anno: quel giorno si svolge la manifestazione della Cgil, e un nutrito gruppo di studenti decide che ne ha abbastanza dei soliti cortei. Si spostano dal Bastione, dove si era appena concluso l’evento, e sfondano le porte dell’ex scuola. Tre mesi dopo sono ancora lì, e hanno intenzione di restare.

Quella che segue è la cronaca di una serata di febbraio simile a tante altre, tra quei corridoi pieni di vita: “Occupare è stata una scelta di protesta, contro la situazione ingiusta in cui si trovano gli studenti a Cagliari”, spiega senza giri di parole Francesca T., una degli inquilini di “Sa Domu: studentato occupato Casteddu”, come l’hanno chiamata i ragazzi. Se n’è parlato anche in precedenza qui su Sardinews: quasi duemila studenti “idonei non beneficiari” alla borse di studio, ma soprattutto 725 posti letto a fronte di 15.000 studenti presenti, e un problema alloggio che si fa sempre più grave, dato che molte case dello studente sono chiuse per lavori, e il nuovo campus non aprirà prima del 2018.

Qui a Sa Domu intanto lo scopo non è solo di fornire un tetto a chi non l’ha, ma anche di creare un nuovo spazio di incontro, e fare cultura. Quando si tratta di farsi intervistare, però, i ragazzi sono ritrosi. Solo alla promessa di non menzionare cognomi, si rilassano. Iniziando la visita allo “studentato occupato” , si possono trovare i laboratori di arte e di musica: “è gestito in parte da noi, in parte da esterni che si prestano a dare una mano, e sono tanti”, spiega Matteo C., studente al liceo artistico, mentre ci mostra una stanza dove troneggia una batteria attorniata da altri strumenti di ogni genere: “io vivo a Cagliari, ma passo molto tempo qui; noi studenti purtroppo non abbiamo uno spazio per organizzarci”. Nella lista delle iniziative dello studentato compaiono cineforum, concerti, corsi di breakdance, meditazione, mixaggio, e molto altro: “chiunque può partecipare o venire a vedere. Abbiamo tante idee, come aprire una ludoteca per i ragazzi del quartiere, corsi di chitarra, batteria …”. Tutto ovviamente gratuito: “vogliamo fare una cultura diversa, perché quella istituzionale è spesso troppo dipendente dalla ricerca di voti, dal profitto e dallo sfruttamento”. Nella scelta delle iniziative non viene seguita una linea particolare: “se qualcuno ha un messaggio interessante da portare, siamo ben lieti di accoglierlo”.

Non ci sono leader allo studentato, e ogni decisione viene presa assieme, in assemblea. Ma i ragazzi hanno decisamente le idee chiare, e la conferma viene anche visitando la cucina, dove incontriamo Giulia A. studentessa di lingue, che è a capo del progetto “A bellu a bellu”, letteralmente “a poco a poco”: “acquistiamo prodotti a km zero, ricicliamo tutto quello che produciamo, e ora abbiamo anche un orto nel cortile”, racconta; “da solo non basta a sostentarci, ma è solo un inizio per organizzarci, a poco a poco appunto”. Proprio durante la visita è in corso un’assemblea per parlarne, a cui partecipano anche molte persone estranee all’occupazione: C’è Fabio Mura, coltivatore, che vuole insegnare ai ragazzi come produrre sapone artigianale, Maurizio Camba, che ha portato i suoi lombrichi: “servono per smaltire i rifiuti, senza inquinare e a costo zero!”, racconta con un gran sorriso.

Qualcuno lancia anche la proposta di occupare un terreno incolto per coltivarlo: “vogliamo essere autosufficienti, e il fatto che qui si faccia tutto a titolo gratuito è la nostra vera forza”, dice Giulia all’assemblea. “Vivendo questa esperienza abbiamo capito che il vero valore non è il denaro, ma il tempo e lo spazio”, sintetizza poi Simone S. “Siamo in una società dove tutto è frenetico, si preferisce andare di corsa al supermercato, invece che dedicare del tempo a fare un piatto di pasta con amore e pazienza per le persone a cui vuoi bene”, aggiunge Giulia, e confida “qui sono davvero felice, è come essere in una grande famiglia”. Nel piano superiore dell’edificio trovano posto le sale dedicate allo studio, quasi sempre occupate da ragazzi chini sui libri. All’ultimo piano invece ci sono gli alloggi. Tutto molto spartano: un materasso buttato per terra, una coperta, poco altro. “Ma per noi basta e avanza”, dice senza tentennamenti Gavino S., studente di Lettere: lui è uno dei pochi che è qui dall’inizio. “Da quando non posso più permettermi una stanza non ho altro posto dove andare. La notte fa un po’ freddo, ma con una stufa ci arrangiamo”. Nello studentato al momento soggiornano una decina di ragazzi, soprattutto a turno, ma ogni giorno lo frequentano almeno una cinquantina di persone. “Spesso mi fermo anche a dormire, mi piace restare più che posso e dare una mano”, racconta Jonathan S., studente al liceo classico, “la cosa bella è che l’organizzazione è fatta da noi ragazzi, e non c’è bisogno di regole scritte, perché c’è già il rispetto reciproco”. Il progetto più ambizioso però lo ha Andrea C., studente di architettura: “presto renderemo questo posto permanentemente abitabile, dotandolo pure di docce. Anche se qualcuno al governo ci ha definito schizzinosi, la voglia di lavorare per una buona causa non ci manca”. Intanto le pareti dell’ex scuola si sono abbellite con i lavori degli artisti del gruppo Funivie Veloci. Insomma si fa presto ad affezionarsi a questo posto, dove tutti sono sempre impegnati in attività per renderlo migliore, e l’energia e l’entusiasmo sembrano non finire mai. Peccato che tutto sia comunque illegale: “lo sappiamo bene, ma se studiare è un lusso, allora diciamo che occupare è un dovere”, sintetizza Matteo. “Piuttosto che preoccuparmi della legalità penso al fatto che non ho una casa. Perché è legale che un ragazzo debba accettare lavori precari o sottopagati e nemmeno così riesca a pagare l’affitto?”, chiosa dal canto suo Gavino. Per i ragazzi la casa dovrebbe essere un diritto per tutti: e questo pensiero lo hanno messo in pratica anche di recente, quando hanno partecipato insieme ad altre persone al presidio contro lo sgombro di un appartamento occupato nel quartiere Sant’Elia, riuscendo ad impedirlo. Ma anche per loro il pericolo di essere cacciati dalle forze dell’ordine è sempre dietro l’angolo: “intanto lavoriamo sul rapporto con la città, in modo che la gente si affezioni a sa domu”, spiega Francesca; e le cose sembrano andare bene: “ abbiamo ricevuto tanta solidarietà, e ai nostri eventi vengono sempre tante persone, soprattutto alle grigliate che organizziamo ogni domenica. Pian piano stiamo creando un modo nuovo di scoprire il rapporto tra vicini e di stare assieme”. Fino al recente successo del corteo di carnevale, a cui hanno partecipato con entusiasmo molti bambini. Così i ragazzi lanciano una proposta: “una domu autogestita in ogni quartiere. Non sarebbe fantastico?”

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