varoufakis1“Outgamed” ha titolato l’Economist. Letteralmente “spinto fuori dal gioco” Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze ellenico, ha perso il braccio di ferro col suo omologo tedesco Wolfgang Schaeuble. Infatti l’Europa ha “esteso il salvataggio dopo che la Grecia ha ridotto quasi tutte le sue richieste”.

L’accelerazione della fuga di capitali dalle banche (circa 300 milioni al giorno) nei giorni dell’incertezza in vista dell’accordo con le istituzioni europee per l’estensione del piano di salvataggio da 172 miliardi di euro in scadenza a fine mese, ha fatto pensare ad una “corsa agli sportelli” delle banche che non c’è stata. Ma quanto ha influito sull’accordo?

Il documento di sei pagine ricevuto dalle istituzioni europee, nonostante “qualche osservazione critica” di Fmi e Bce, è risultato “sufficientemente completo”. Annunciato da alcuni analisti come “un cavallo di Troia” nella fortezza dell’austerità dei conti pubblici europei, non pare ancora averne varcato le porte. E “ora Syriza deve rispondere ai propri elettori”. Una composita alleanza di sinistra in cui storiche figure come il 90enne compositore Mikis Theodorakis, famoso per le musiche di Zorba il Greco e il 92enne Manolis Glezos, leader partigiano e il più anziano europarlamentare eletto nel 2014, hanno apertamente polemizzato con la marcia indietro di Alexis Tsipras rispetto a parte degli impegni elettorali presi.

Certo, al di là dei risultati provvisori, la “guerra” tra debitori e creditori sarà ancora lunga e la Grecia per ora ha vinto “quello di cui ha davvero bisogno”, il tempo. Solo quattro mesi invece dei sei richiesti, insieme ad un cambio semantico nel rispetto delle “sensibilità greche”, con la “Troika” (Commissione europea, Bce e Fmi) rinominata “istituzioni”, ma accettando la supervisione internazionale e parte delle misure imposte negli anni scorsi, privatizzazioni già avviate comprese, pur potendo “rivedere quelle future”.

E appare proprio questa “l’area di riforma” che alimenta lo scontro tra il dogma del mercato che si autoregolamenta e lo statalismo inefficiente. E la Grecia non intende portare avanti quelle privatizzazioni avviate da Antonis Samaras assistito dalla Troika, del gruppo produttore di energia elettrica Pcc e della rete di distribuzione elettrica Admie, come affermato dal neoministro dell’Energia, Panagiotis Lafazanis.

In Casa Germania, sebbene Wolfgang Schaeuble minacci che “se Atene non rispetta impegni non vedrà un euro”, tuttavia “i soldi freschi non arriveranno in tempo per saldare il debito di 4 miliardi dovuto in questo mese e nel prossimo” ha spiegato il Financial Times. E nella grande coalizione Cdu/Csu/Spd il vice-premier tedesco Sigmar Gabriel, Spd, ha parzialmente preso le distanze dal primo, aprendo al compromesso con Atene.

Nell’Eurogruppo, che sostiene di essere “incoraggiato dal forte impegno per combattere l’evasione fiscale e la corruzione”, appaiono ondivaghe ma dialoganti le posizioni sia di Michel Sapin che di Pier Carlo Padoan, rispettivamente ministri delle Finanze di Francia e Italia. E l’olandese Jeroen Dijsselbloem, che lo presiede, ritiene i greci “molto seri (sulle riforme), ma è un nuovo governo greco con una visione politica molto differente. Dobbiamo vedere se raggiunge gli obiettivi”.

“Syriza ha il coltello dalla parte del manico” ha scritto il sociologo spagnolo Manuel Castells perché “non esiste un meccanismo giuridico per estromettere un paese dalla zona euro o dall’Unione”. E “la crisi è stata aggravata dall’incompetenza nella gestione dell’economia e dall’ostinazione a tutelare gli interessi finanziari piuttosto che il tenore di vita della gente.”

La soluzione, come dichiarato da tempo da Yanis Varoufakis, starebbe in un’operazione finanziaria. “Anche se siamo un governo di sinistra radicale, andiamo a trattare con la mentalità di avvocati di diritto fallimentare della City di Londra che dicono semplicemente che, se c’è un problema con il debito, va ristrutturato.”

L’operazione dovrebbe prevedere uno swap (scambio) dei vecchi titoli di stato con due nuovi tipi di obbligazioni. La prima indicizzata alla crescita economica nominale andrebbe a sostituire i fondi di salvataggio europei, mentre la seconda, l’emissione di un titolo “perpetuo”, senza data di scadenza, che sostituirebbe i titoli di stato greci in mano alla Bce.

Intanto le autorità europee sembrano aver avviato una sorta di programma di revisione degli impegni di Atene, rinnovabile ogni quattro mesi, e soggetto alla “verifica” dei mercati. Una sorta di quadrimestrale dei conti da sottoporre al controllo dei creditori. Tutto ciò sarà compatibile con la forte crescita dell’euroscetticismo e, soprattutto, della disoccupazione, della povertà e del disagio sociale che sta soffocando parte dell’Europa?

Infatti la contrapposizione tra gli interessi economici della Germania, che sta avendo i maggiori vantaggi da questa crisi, e quelli istituzionali e politici degli altri Stati membri sta contribuendo ad aumentare la già larga sfiducia nei confronti dell’Unione.

In tempi di minacce globali e geopolitiche, dall’instabilità dei mercati finanziari, alle pressioni migratorie, al terrorismo islamista, alle guerre in Ucraina, nell’Africa mediterranea e in Medio Oriente, servirebbe uno sforzo collettivo per creare quei meccanismi di adattamento in grado di resistere agli shock (economici e sociali) da contrapporre alla minacciosa ondata dei neonazionalismi e della barbarie.

 

Posted by admin

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *