peste-suinaLa Regione Sardegna ha appena avviato un piano di azioni, il terzo in vent’anni, per combattere la peste suina africana, malattia esotica altamente contagiosa che colpisce suini domestici e selvatici, causata da un virus non trasmissibile all’essere umano.

In Sardegna la malattia è presente dal 1978 in alcune zone dell’isola e si propaga a causa del pascolo brado praticato in discariche o in altri luoghi dove sono presenti animali infetti. Gli esperti ritengono questo problema il fattore principale del mancato sviluppo di un settore che avrebbe potenzialità, soprattutto puntando sulla qualità del prodotto.

La dimensione del settore suinicolo

Nel 2015 in Italia gli allevamenti attivi di cinghiali e maiali, tra quelli tradizionali, all’aperto e in biologico, sono complessivamente 144.378, di cui 17.504 in Sardegna.

Di questi 143.586 solo di maiali (17.401 in Sardegna). Riguardo l’orientamento produttivo nazionale è prevalente quello familiare (106.454 allevamenti, di cui 364 in Sardegna). Verosimilmente nell’isola prevale la non indicazione dell’orientamento produttivo in quanto l’allevamento “familiare”, strettamente legato all’autoconsumo, limita il commercio.

In Italia sono 19.173 (di cui ben 16.098 solo in Sardegna) quelli da “riproduzione a ciclo chiuso”, ovvero allevamenti in cui sono presenti tutte le fasi, dalla riproduzione all’ingrasso.

Si tratta di strutture complesse che richiedono manodopera, nei quali sono presenti scrofe e verri (riproduttori), lattonzoli (dalla nascita allo svezzamento), suinetti, magroncelli e magroni (di peso differente fino alla macellazione).

Sono invece 4.894 (di cui 912 in Sardegna) quelli da “riproduzione a ciclo aperto”, ovvero in cui viene fatta una sola fase (riproduzione o ingrasso, a scelta del produttore). Se viene fatta la riproduzione vengono allevati i riproduttori e venduti magroni da 30-40 kg, mentre se viene fatto l’ingrasso si comprano “magroni” da 30-40 kg e vengono allevati fino a macellazione. Nel complesso sono 13.434 gli allevamenti italiani che fanno solo ingrasso (73 in Sardegna).

Il piano regionale contro la peste suina africana

  • Una catena di comando chiara: un’unità di progetto coordina le amministrazioni regionali responsabili dell’attuazione del programma (assessorato alla sanità, all’agricoltura, e l’Ente Foreste e il Corpo Forestale dipendenti dall’assessorato all’ambiente);
  • Tre anni per debellare la malattia esotica e un sostegno finanziario di circa 10 milioni di euro stanziati dall’assessorato all’Agricoltura per Argea, l’agenzia per la gestione e l’erogazione degli aiuti in agricoltura della Regione, al fine di creare misure strutturali che favoriscano la biosicurezza (recinti, capannoni, ecc);
  • La premialità al centro dell’azione: si intende premiare la volontà di allevatori piccoli e grandi del settore suinicolo di diventare professionisti o di fare industria con un incentivo che varia dal 50 al 90 per cento a seconda dell’importanza del progetto presentato dall’allevatore;
  • Combattere la malattia, non solo con l’abbattimento degli animali infetti, il controllo dei veterinari delle Asl e contrastando l’illegalità, ma anche organizzando la fecondazione artificiale (FA) in centri di suini riproduttori che prevedono la refrigerazione e conservazione del seme, così da favorire il miglioramento delle razze ed contribuire ad eliminare la malattia;
  • 750 sessioni di formazione e informazione, già messe in calendario a partire da gennaio, che prevedono il coinvolgimento di allevatori, Asl e tecnici di Laore. Attività che raggiungeranno “almeno la metà degli allevamenti suinicoli presenti in Sardegna” e a costo zero perché “collegate ai corsi previsti dalla misura per il benessere animale degli ovini”, ha detto Sebastiano Piredda, direttore generale dell’assessorato all’Agricoltura. “In un secondo momento verranno definiti programmi specifici che raggiungeranno direttamente gli allevatori di suini”, ha concluso.

Fonti: Regione Sardegna e Anagrafe Nazionale Zootecnica (aggiornata al 31/01/2015)

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