constantIn un celebre saggio del 1819 “La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni”, Benjamin Constant descrisse all’Athènèe Royal di Parigi una tesi che vede come oggetto il paragone fra diverse chiavi di lettura della libertà e quindi, contestualmente, della rappresentanza. Ne analizzerò la porzione riguardante la delega del potere, la spina dorsale. Secondo Constant, una delle differenze più importanti fra la politica antica e la politica moderna, è il carattere rappresentativo dei nostri governi che era del tutto assente nelle “poleis” greche e nei regimi dell’antichità. Essendo il potere politico gestito senza mediazioni, la libertà degli antichi consisteva nell’esercitare collettivamente e direttamente, la buona parte delle funzioni della sovranità. Dico questo perché gli scenari politici, e quindi del modo di rappresentare o essere rappresentati, sono destinati a subire mutamenti, piaccia o no. Più si va avanti, e più determinate compagini stanno sperimentando la vera differenza, se pur parziale, fra “democrazia rappresentativa” e “democrazia diretta”.

Tutte le democrazie, degne di questo nome, propendono per la prima. Sarò più chiaro. La democrazia degli antichi presentava dei vulnus non di poco conto. La schiavitù faceva sì che dei servi/schiavi lavorassero per i cittadini, visto che lo schiavo non era considerato tale e che quindi avevano svariato tempo per poter esercitare l’attività in piazza con tutta la popolazione “non schiava”, quindi non certo democratica. L’abolizione della schiavitù ha allargato la parte attiva di chi fa politica, grazie al cielo aggiungo io. Inoltre, la maggiore estensione degli Stati ha fornito masse sempre più grandi, rendendo improponibile l’istituto della democrazia diretta. In diversi ordinamenti, tra cui l’italiano, sono previste forme di democrazia diretta, come i referendum abrogativi o propositivi, ma comunque briciole rispetto ad una consultazione continua e diretta su buona parte dell’operato in nome della collettività.

Oggi stanno nuovamente venendo fuori forme di rappresentanza diretta e sempre meno delegate, con movimenti che dai tradizionalisti vengono visti non di buon occhio: parlo del mondo del web. È possibile fare le proprie scelte su una maggioranza di persone che ha come locomotiva il web? È possibile promuovere o bocciare un provvedimento stando comodamente seduto sulla poltrona di casa? Forse ancora non del tutto, ma è già un passo avanti poter aver davanti dei dati pubblici da poter discutere, poter promuovere e criticare, affiancare alla protesta una proposta.

La democrazia rappresentativa è stata un grandissimo traguardo, sempre più grande man mano che il diritto di voto si è tradotto in suffragio universale. La vecchia “libertà degli antichi”, il fare politica in piazza, il poter promuovere e dissentire via internet, forse sarà il futuro (adesso lo è in fase embrionale) dell’esprimere il proprio voto e consenso alle iniziative. Oggi i parlamentari in nome della “libertà dei moderni” appaiono come marziani, il palazzo è anni luce dalla piazza. Tutto questo non fa che rendere sempre attuale la “teoria delle elitès” di Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca, il rapporto fra governanti e governati e la loro distanza siderale. Chiedo scusa a questo “Pallone d’oro del pensiero” se in nome della sintesi, ne ho omesso quella che è stata l’opera e ne ho promosso la fusione fra le due libertà. Che direbbe oggi Constant della nuova “libertà degli antichi” rivisitata ai giorni nostri? Probabilmente applaudirebbe a quattro mani. Sarebbe ancora un gigante del pensiero sempre al passo coi tempi.

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