giulio angioniIl nuovo libro di Giulio Angioni “Sulla faccia della terra” (editori Feltrinelli/Il Maestrale) verrà presentato sabato 14 alle 18, a Cagliari, hotel Regina Margerita. Con l’autore ne parlano Francesco Bachis e Giacomo Mameli. Verranno letti alcuni brani del libro.

Abstract
Una notte di luglio del 1258, Mannai Murenu, giovane garzone di vinaio, si ritrova morto e sepolto nella presa e distruzione della città di Santa Gia da parte dei pisani. Settant’anni dopo invece racconta di come si salva e poi con altri si rifugia in un’isoletta dello Stagno di Cagliari, già lebbrosario e adesso sgombra, dopo che i lebbrosi sono stati catapultati a infettare la città assediata.
Inizia così il racconto delle molte avventure di un gruppo di rifugiati nell’Isola Nostra: oltre a Mannai, due sediari, Paulinu servo allo scriptorium di un convento, Vera donzella nobile, Akì schiava persiana, il vecchio ebreo Baruch, tre soldati tedeschi di ventura, Tidoreddu pescatore dello Stagno, il cane Dolceacqua, poi il fabbro bizantino Teraponto e altri fino a oltre un centinaio.
sulla facciaNei guai della guerra si fingono lebbrosi, così protetti dal terrore del contagio. Inventano una vita di espedienti, protagonisti lo Stagno e la voglia di viverci liberi, in una grande avventura collettiva.

“E come si viveva in quella vostra isola?”
“Si viveva. E quella era vita.”
“Voi vivevate nel disordine e nella confusione, cristiani con ebrei e musulmani, sani con lebbrosi tutti insieme, liberi con servi cristiani e maomettani, in una folle illusione di eguaglianza obbligatoria.”
“No, non era obbligo, né illusione. Era necessità…”

L’autore

Docente di Antropologia culturale all’università di Cagliari, allievo e collaboratore di Ernesto de Martino e di Alberto Mario Cirese, è fra i più autorevoli esponenti dell’antropologica italiana. Si è formato in Germania come Stipendiat della Alexander von Humboldt Stiftung, ha insegnato in Francia alla Università di Provenza (Aix) ed è fellow del St Antony’s College dell’Università di Oxford.

Dalle sue ricerche sul mondo contadino (da cui Angioni proviene – è nato a Guasila, in Trexenta) hanno origine i suoi studi di Antropologia delle tecniche, con lavori di documentazione quali, tra l’altro: Rapporti di produzione e cultura subalterna. Contadini in Sardegna, 1974; Sa laurera. Il lavoro contadino in Sardegna, 1976; I pascoli erranti: antropologia del pastore in Sardegna, 1989.

Si è occupato di storia degli studi, in particolare di antropologia dell’età coloniale, nonché di questioni teoriche e di metodo della ricerca antropologica, promuovendo tra l’altro, con Tullio Seppilli e Pier Giorgio Solinas, il primo dottorato di ricerca in Italia in Metodologie della Ricerca etno-antropologica. Ha trattato questioni dell’identità locale, regionale, nazionale, europea, globalizzata.

Tra i suoi scritti teorici, hanno rilievo i saggi Il sapere della mano: saggi di antropologia del lavoro (1986) e Fare, dire, sentire: l’identico e il diverso nelle culture (2011), dove Angioni, situando la varietà di forme della vita umana in una dimensione di massima ampiezza di tempo e di spazio, vuole cogliere il valore antropopoietico del fare, del dire e del pensare-sentire in quanto dimensioni interrelate (sebbene di solito separate e gerarchizzate) della ‘natura’ umana, intesa però come caratterizzata dalla cultura, cioè dalle capacità umane di apprendimento vario e indefinito. Tra l’altro, Angioni si occupa criticamente di tenaci luoghi comuni occidentali, come la superiorità originaria del linguaggio rispetto alla tecnica e a tutto il resto di quanto considerato umano; la separatezza della dimensione estetica (o artistica) dal resto della vita, e altri retaggi del senso comune occidentale colto e popolare.

Alla produzione saggistica e in riviste specialistiche ha affiancato quella di pubblicista, collaborando a quotidiani e periodic. Ha lavorato per radio e televisioni .

Angioni, in pensione dall’università, è oggi soprattutto uno scrittore. Nelle sue numerose opere di narrativa racconta spesso del cambiamento antropologico ancora in via di laborioso svolgimento in luoghi come la sua isola. Come narratore ha esordito nel 1978 con la raccolta di racconti A fogu aintru/A fuoco dentro. Dopo è una serie di romanzi, che spesso hanno al centro la mitica Fraus, l’universo letterario in cui si organizzano e si sviluppano vicende del suo raccontare o dove alcune opere rimandano come luogo di origine dei suoi personaggi. Tra i suoi romanzi Le fiamme di Toledo, Assandira, Doppio cielo, L’oro di Fraus (considerato da molti il suo capolavoro).

Giulio Angioni è considerato, con Sergio Atzeni e Salvatore Mannuzzu, uno degli iniziatori della letteratura sarda recente (Nuova letteratura sarda), di vasta risonanza, seguita all’opera di singole figure di spicco del Novecento, quali Grazia Deledda, Emilio Lussu, Giuseppe Dessì, Gavino Ledda, Salvatore Satta, Maria Giacobbe, Giuseppe Fiori, e continuata da numerosi autori nei decenni a cavallo del 2000. Più recente è la sua produzione poetica (Tempus del 2008, Oremari del 2011), in sardo e in italiano.

Posted by Redazione

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *