tanchizAssocio questo bel libro di Aldo Tanchis alla limpida figura di Rosabianca Cadeddu Rombi, che da poco ha oltrepassato l’orizzonte della vita terrena.

Rosabianca amava la poesia, che arricchiva la sua giornata e le consentiva, nei tanti incontri pubblici da lei organizzati, di confrontarsi con i più grandi creatori di versi. Ha portato in Sardegna Mario Luzi, Dario Bellezza, Giovanni Giudici, Franco Loi, Valentino Zeichen, Milo De Angelis, Biancamaria Frabotta, Maria Luisa Spaziani. Ritrovo i valori della poesia, da lei tanto apprezzati e coltivati, nella raccolta di Tanchis, “La vita tiepida”, Carlo Delfino editore. E’ il primo cimento poetico dell’autore, che invece ha già percorso con esiti convincenti la via del romanzo. Nel 2001 ha dato alle stampe “Pesi leggeri”(nato dalla sceneggiatura dell’omonimo film diretto da Enrico Pau). Nel 2004 ha pubblicato “L’anno senza estate” e nel 2008 “Una luce passeggera”. Si è dedicato, sempre insieme a Pau, all’opera musicale. In questo filone si inserisce “Il brutto anatroccolo”, progetto a cui hanno dato note e voce jazzisti del calibro di Giorgio Gaslini e Paolo Fresu, la cantante Maria Pia De Vito e l’Orchestra Jazz della Sardegna. Come prima ribalta questo originale lavoro di squadra ha avuto il festival “Time in jazz” a Berchidda nel 1997. Alla scrittura occorre aggiungere le iniziative culturali, ecco Agenzia di viaggi visionari e Letture e visioni, nate da una sua felice intuizione.

Senza tacere altri aspetti fondamentali della biografia di Aldo Tanchis, nato a Lei, in provincia di Nuoro, ma oristanese d’adozione: è al timone di un’importante agenzia pubblicitaria, a Milano, e non è estraneo alle idee di un grande designer e artista come Bruno Munari a cui ha dedicato i saggi “L’arte anomala di Bruno Munari” e “Bruno Munari” (pubblicato anche negli Stati Uniti, in Inghilterra e in Francia). Tutto cio’ per dire della sua versatilità e dei suoi molteplici interessi che abbracciano anche la poesia.

“La vita tiepida” di Tanchis non è “La vita agra” di Luciano Bianciardi, mondi diversi, distanze siderali. Le asprezze di Bianciardi contro il boom economico che cambia per sempre l’Italia e la soave leggerezza di Tanchis che descrive le sfumature dell’anima e che osserva la realtà delle cose mutevole e contraddittoria. Tuttavia ci sono aspetti che accomunano le due esperienze: l’approdo a Milano dalla provincia profonda e la scelta di vivere con il lavoro intellettuale, la scrittura, la creatività. E poi entrambi hanno incrociato, nel concreto svolgersi del loro impegno culturale, il multiforme ingegno di Bruno Munari che fu anche geniale grafico editoriale e, in questo ruolo, molto vicino a Bianciardi, scrittore e traduttore. Tanchis, invece, lo considera nume tutelare e maestro e nella raccolta appena pubblicata c’è una poesia a lui dedicata.

« Le poesie di Tanchis- scrive Antonella Anedda nella prefazione- possiedono un elemento di sorpresa spesso legata a uno slittamento dell’uso comune. Come le famose forchette di Munari anche in questo libro l’estrema semplicità non limita ma amplifica l’elemento di sorpresa implicito nell’uso comune … ».

Piacevolmente spiazzanti i versi con i quali l’autore si presenta :

Sono una forma di vita

che ogni mattina si reincarna

nel nome convenzionale di Aldo Tanchis-

e in quanto forma suscettibile di originalità

e d’imitazione-

e infatti

mi imito benissimo.

Tutto viene registrato nello speciale archivio della memoria di Tanchis . Uno sguardo ampio, dentro e fuori : i paesaggi dell’anima, i vicoli oristanesi (visti da un ciclista in fuga dal rumore e dal caos), una ventosa domenica milanese (un quieto tour dalla Galleria al monumentale) sino al quadro  incantanto di Is Arutas :

…Il mare sino alla riva arriva

la spiaggia arriva sino al mare e qui s’inclina,

mette i piedi nell’acqua e dentro ci cammina :

d’arrivare gli tocca dove più non sa toccare.

Sono i territori della poesia, che piacevano tanto a Rosabianca Cadeddu Rombi.

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