peste-suinaL’arrivo della peste suina africana (Psa) in Europa avviene nel 1957 attraverso un “catering” nell’aeroporto di Lisbona per poi, in tre anni, infettare tutta Spagna e arrivare in Francia e Italia. In Spagna i piani quinquennali della Comunità Europea degli anni Ottanta, prevedendo l’abbattimento di animali infetti ed l’indennizzo economico, hanno portato alla completa eradicazione della malattia nel 1995. In Sardegna, invece, resta un problema irrisolto da ben trent’anni. Quali sono secondo lei i motivi e perché, oggi, alla luce di un quadro economico peggiorato, dovrebbe migliorare qualcosa?

“In Spagna la malattia fu eradicata nel 1995 grazie a due aspetti importanti: il ruolo giocato dall’incentivo economico e la volontà di rilanciare il settore suinicolo ampliando la produzione. Oggi infatti la Spagna è il secondo produttore europeo di carne suina. Passati 37 anni, la malattia è ancora oggi una tremenda palla al piede per la Sardegna. Tuttavia, mi pare che per la prima volta ci sia la massima attenzione alle problematiche del settore perché con la crisi economica le produzioni agrozootecniche stanno acquisendo sempre maggior rilievo nell’economia sarda. In Sardegna c’è una grande tradizione di carni fresche tipiche come porcetto, e conservate come salsicce e prosciutti. Un potenziale economico notevole se si considera anche che la domanda di carni e proteine animali e il settore suinicolo sono in espansione in tutto il mondo, in particolare nei mercati asiatici. Giappone e Corea sono grandi importatori e in Cina il settore non riesce a soddisfare la domanda interna. Attualmente la Cina importa materiale genetico da Stati Uniti ed Europa per modernizzare il settore suinicolo. Lì un settore con un grosso futuro. Tuttavia la Sardegna non deve puntare alla quantità ma alla qualità e alla tipicità dei propri prodotti, così come per altri prodotti agroalimentari. La peste suina africana ha vincolato lo sviluppo del settore suinicolo ma oggi, per la prima volta, c’è una catena di comando ben chiara e deliberata dalla Regione in tempi rapidi, al cui vertice c’è una unità di progetto a cui vengono attribuiti poteri straordinari. La Sardegna ha ora ottenuto anche un supporto finanziario dalla Commissione Europea di 1.080.000 euro”.

Restiamo in Europa. Nel 1985 la Spagna avviò un Programma coordinato per l’eradicazione della peste suina africana. Un passo decisivo, forse obbligato, per l’adesione alla Cee dell’anno successivo. La Sardegna, regione di uno dei Paesi fondatori, pur avendo in passato attivato vari piani e ottenuto cospicui, oggi rischia il blocco delle esportazioni di carne suina per non aver fatto “i compiti a casa”, come si suol dire oggi. Una classe politica non all’altezza, scarsa consapevolezza del problema, peculiarità sarda o che altro?

“Qui si entra nella sociologia. Ora mettersi a fare i processi su chi ha fatto o meno serve a poco. L’importante è che finalmente ci siano strumenti tecnici, volontà politica e partecipazione delle parti interessate. E spero che quest’ultimo requisito si realizzi, anche se sono consapevole che gli allevatori in regola vorrebbero meno controlli perché ne hanno già subito tanti. Ma tutti devono fare la loro parte. La novità più importante del programma è l’istituzione di una premialità che assicura una sinergia tra il programma sanitario di prevenzione e controllo della malattia e quello relativo al benessere animale, di competenza dell’assessorato all’Agricoltura, che prevede un premio a chi detiene e alleva i suini in regola e ne garantisce il rispetto del benessere. Dev’essere chiaro che lo stare nelle regole è più conveniente che starne fuori, perché starne fuori sarà penalizzante. Questa è una delle parole chiave del programma”.

Chi è Alberto Laddomada?

Sassarese di nascita e di studi, è dottore in Medicina veterinaria e post-dottorato in microbiologia e virologia in Italia e Regno Unito. Da diciott’anni vive a Bruxelles e dal 2007 è a capo dell’unità per la Salute animale presso la Direzione generale Salute e Sicurezza Alimentare della Commissione Europea.

Prima di entrare nella Commissione nel 1997, ha lavorato nei campi della virologia animale ed epidemiologia delle malattie animali presso l’Istituto Zooprofilattico di Sassari e poi, come direttore, presso l’Istituto Zooprofilattico di Portici (Napoli).

Numerose pubblicazioni scientifiche all’attivo e una significativa esperienza nel controllo delle malattie animali infettive e nella gestione delle crisi (influenza aviaria, blue tongue, peste suina e afta epizootica, tra le altre).

Durante la sua esperienza in Sardegna ha fatto già parte di un gruppo di esperti che per due anni ha seguito l’andamento della peste suina africana in Spagna e Portogallo. Oggi, insieme al professor Josè Manuel Sanchez-Vizcaino del Centro de Investigaciòn Visavet di Madrid, considerato uno dei maggori esperti di peste suina africana a livello mondiale, è un punto di riferimento per l’attuazione del piano straordinario della Regione Sardegna per l’eradicazione della peste suina africana.

Posted by admin

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *