Stefania indossa su lionzu a Orgosolo

Stefania indossa su lionzu a Orgosolo

Il tessile sardo industriale ha spento i telai in versione tayloristica – quella ‘’Rinascita fallita’’ di cui scriveva nel 1975 il sociologo Marcello Lelli – ma resistono quelli artigianali che ancora producono in tanti piccoli paesi dell’isola. Non è solo storia con dna e pratica millenaria ma l’innesto nella cultura tradizionale del design Made in Italy associato alla sensibilità artistica di personaggi come Maria Lai.

Il nuovo che avanza. Non a caso mappato, censito e raccontato da Stefania Bandinu, giovane designer sarda con residenza mobile tra l’isola, la Francia e Bologna. La città emiliana dove ha incontrato i registi Giorgia Boldrini, Giulio Filippo Giunti, Stefano Massari, la brigata narrativa che ha dato vita a JANAS – Storie di donne, telai e tesori. Il documentario che dopo la presentazione a Bologna – cinema strapieni nelle due proiezioni – sbarca in Sardegna dove sarà presentato a fine aprile in tre tappe (Cagliari, Oristano e Nuoro).

Una trama non solo al femminile

Stefania Bandinu ha prima tracciato una mappa del ‘’sapere della mano’’ della tessitura sarda e poi, alla guida del suo pulmino Wolkswagen, ha investigato i laboratori con le telecamere guidate dai registi bolognesi. Un viaggio che l’ha portata tra le donne della cooperativa ‘’Su Marmuri’’ ad Ulassai con la scoperta del tappeto a chilometro zero – il 60 per cento della produzione è venduta in loco racconta Maria Serrau della coop – e della filosofia di queste donne che, come raccontano nell’intervista, puntano ad attirare i clienti nel paese. Una strategia per offrire non solo i loro prodotti – arricchiti dalla collaborazione con l’artista Maria Lai – ma le numerose risorse del borgo. Prove tecniche di sviluppo del turismo culturale.

L’originalità di questo percorso di acculturazione è anche l’incontro con gli uomini del tessile. Ad iniziare da Luciano Bonino, grande ricercatore di colori, stoffe e trame del passato che reinterpreta con stile contemporaneo nella sua casa/atelier che si apre in un palazzo nobiliare nel cuore di Castello, a Cagliari. Sorprendente la storia di Tonello Mulas, alias Littos Creazioni, tessitore algherese che ha appreso l’arte in un corso di formazione frequentato da sole donne e che oggi prepara tinture naturali con cui tinge i suoi tappeti.

Le resistenti: Chiara Vigo e Maria Corda

Le storie del documentario parlano di una possibile via allo sviluppo locale tra tradizione e innovazione con l’obiettivo di creare economia, seppure in versione micro. Diversa la filosofia di Chiara Vigo che resiste a tessere il Bisso – una fibra tessile che si ottiene dalla lavorazione dei filamenti del mollusco Pinna Nobilis – che però ‘’non si vende’’. Anche Maria Corda ad Orgosolo più che economia produce conservazione della memoria storica. Si occupa di tutta la filiera della seta – dall’allevamento dei bachi portati nel paese barbaricino dai gesuiti alla tessitura – per confezionare ‘’Su lionzu’’, il copricapo del costume tradizionale. Ma in due anni ‘’non ne ho venduto uno’’.

Innovazione e problemi

Janas non è solo una raccolta di testimonianze e un collage di biografie artistiche/artigianali ma accende il faro anche sui problemi dl tessile con la testimonianza di Piero Zedde, ad Isili negli spazi di MARATE, che riflette sull’esperienza dell’Isola e sulla crisi dell’artigianato sardo.

Le designer

Le protagoniste del documentario sono numerose ed è esercizio difficile fare sintesi doveroso però citare l’ esperienza di Veronica Usala a Villacidro che cerca di ricucire le ferite della psiche con ‘’Madame Foile’’, quasi un atelier della rinascita spirituale; la biografia di Eugenia Pinna, textile designer con residenza creativa e produttiva a Nule; l’audacia della designer Carolina Melis che a Porto Cervo punta alla valorizzazione dei tessuti di anima antica con innovazioni creative. Infine Stefania Bandinu che non solo ha dato corpo alla sua idea di racconto ma con gli scampoli di tessuti che gli sono stati regalati dai personaggi del documentario ha ideato la sua collezione di Bijoux, gioielli ad alto valore aggiunto di creatività e a basso impatto ambientale grazie all’opera di riciclo realizzata nel suo viaggio tra laboratori ed atelier.

Nel documentario sono presenti interviste agli scrittori Marcello Fois e Michela Murgia , le musiche sono dei musicisti sardi Paolo Angeli, Paolo Fresu, Sonia Peana ed è prodotto dall’associazione Carta Bianca. Il tour di presentazione in Sardegna è organizzato in collaborazione con il Sardinia Film Festival, premio cinematografico internazionale giunto alla decima edizione, di cui costituisce un’anteprima.

Le tappe delle proiezioni

Lunedì 27 aprile

ore 19,15: Cagliari, cinema Odissea

Consigliata la prenotazione telefonica al numero 070 271709 

Martedì 28 aprile

ore 21: Oristano, sala del Centro Servizi Culturali UNLA, via Carpaccio, 9

Giovedì 30 aprile

ore 19,15: Sassari, cinema Moderno, Viale Umberto I, 18

Consigliata la prenotazione telefonica al numero 079 236754

ore 21, Nuoro: proiezione all’Auditorium ISRE ‘Giovanni Lilliu’ – via A.Mereu 56 ,

Introduce Salvatore Mereu

Per altri materiali e informazioni:

CARTA|BIANCA, cartabianca2010@gmail.com

tel. 3356990392


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