“Spazio, ultima frontiera”, dice lo slogan della celeberrima serie televisiva Star Trek. Certo, quella è fantascienza, ma anche nella prosaica realtà non si può smettere di sognare e di guardare le stelle. E pure in Sardegna si lavora per arrivare “là dove nessun uomo è mai giunto prima”. L’ultimo risultato è un accordo tra il Centro italiano ricerche aerospaziali (Cira), e il Distretto aerospaziale della Sardegna (Dass). Il centro italiano entra nella compagine di quello sardo acquistando una quota di 4.600 euro, circa il 6 per cento del totale capitale sociale.

caoLa novità è stata presentata in una conferenza stampa a Cagliari, all’interno dell’ex Teatro Anatomico. Per il prof. Giacomo Cao, direttore del Dass, “è un grande giorno. Il nostro Distretto acquisisce un partner strategicamente importante”, ma il docente di Ingegneria industriale e ex candidato rettore non si ferma qui: “puntiamo a un accordo con la Regione Sardegna e potrebbe consentirci l’accesso ai fondi europei, per quasi un miliardo”.

“Il nostro obiettivo non è solo avere utili, ma creare un sistema di eccellenze”, ha dichiarato dal canto suo il presidente del Cira, Luigi Carrino. E i numeri del Centro Italiano sono davvero importanti: 340 dipendenti, che lavorano su un’area di 600.000 metri quadri (una delle più grandi in Europa), impegnati in ricerche nel settore aerospaziale, aerodinamico, elettronico, informatico e molto altro ancora. Una serie di attività che hanno garantito un’ampia ricaduta occupazionale, anche grazie alla collaborazione con varie imprese: “La prima è stata la Piaggio Aerospace, che ha collaborato con noi per testare molti suoi prototipi; ma la lista è lunga, e nel nostro centro sono già finiti gli spazi”, continua Carrino. Alla faccia di chi pensa che la scienza non dia pane.

Il progetto più importante del Cira, che collabora anche con la Nasa, si chiama Pride: un nuovo velivolo erede dello Space Shuttle. Da qualche tempo infatti la storica aeronave è stata mandata in “pensione” per essere sostituita da nuovi velivoli, più sicuri ed economici. E quello italiano potrebbe essere il migliore del mondo, battendo anche i suoi colleghi americani. Lanciato grazie al vettore Vega, funziona sia con che senza pilota, ed è dotato di una stiva dorsale in cui possono essere inseriti diversi moduli, a seconda del tipo di missione. Dopo diversi anni di studi, il progetto sta per giungere alla sua conclusione, e la scadenza prevista è il 2018. “Abbiamo già iniziato a fare i test in Sardegna”, ricorda Carrino.

Ma la Sardegna ha un ruolo importante in questo campo da tempo: a Perdasdefogu molti ancora ricordano ancora quando vi operava l’Esro (European Space Research Organization), la prima agenzia spaziale indipendente dai grandi nomi come la Nasa e l’Agenzia spaziale sovietica. Gli anni ’60 e ’70 hanno visto i maggiori successi, e questa base, fondata grazie ai contributi di vari Paesi europei, ha lanciato decine di razzi e missili. Qui venivano studiosi da tutto il mondo. E proprio dall’Esro nacque l’Esa, l’Agenzia spaziale europea.

Ricordi del passato nel paese della pietra e del fuoco. Qui ora c’è solo il poligono militare del Salto di Quirra. Ma le cose potrebbero cambiare: “abbiamo quattro progetti che potrebbero essere attuati anche lì”, spiega Cao, “tutto dipende dalla Regione”. Tutti i progetti coinvolgono droni pilotati dalla terra: “uno sull’esplorazione spaziale, uno sul test dei nuovi prototipi di drone, uno sul monitoraggio dei detriti spaziali, e uno sull’impiego dei dati satellitari per il monitoraggio ambientale e la prevenzione dei disastri”, elenca Cao. E se la Regione non concedesse quelli spazi? “Allora ne troveremo altri”.

I piani di Dass e Cira non riguardano però solo il Salto di Quirra: si parla anche ovviamente del Sardinian Radio Telescope (tra San Basilio e Silius, nell’altipiano di Pranu Sanguni), che presto potrebbe diventare il più importante in Europa. Anche di test su nuovi tipi di materiali in grado di volare nello spazio, che saranno fatti di un tipo speciale di ceramica, resistente ad altissime temperature. Il maggiore ostacolo però è la burocrazia. “Molti dei progetti che si stanno realizzando ora hanno richiesto vent’anni di lavoro. Può sembrare tanto, ma nell’esplorazione spaziale gli anni sono come giorni”, ricorda Carrino, che poi si sfoga: “immaginate le difficoltà di rapportarsi con la politica; il cambiamento di un assessore può significare dire addio ai fondi su cui contavi fino a poco prima”. Quindi le richieste del Cira sono chiare “vorremmo maggiore efficienza, meno burocrazia, tempi e regole certe”, auspica Carrino.

sciola2Al termine della conferenza stampa l’artista Pinuccio Sciola ha presentato il nuovo logo del Dass, creato da lui: una lastra di granito divisa in tanti piccoli quadratini, come le sue opere; ma attraversata da una linea cinetica, che simboleggia il movimento. “L’idea mi è venuta quando grazie al web ho scoperto che l’universo ha un suono, e ogni corpo celeste ne produce uno differente”, spiega l’artista. Quel suono è l’eco del Big Bang. “Anche le pietre suonano, se sai toccarle nel modo giusto; tutti gli oggetti hanno una memoria in comune, e quella memoria si sente attraverso il suono”, continua Sciola. Poi con l’aiuto delle sue pietre dà vita a un piccolo concerto, mentre sullo schermo risuona ancora la musica dell’universo. Una musica che è dentro ognuno di noi. Perché, per citare una famosa canzone, siamo tutti figli delle stelle.

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