gutierrezIl 9 aprile presso il Palazzo delle Nazioni Unite a New York si inaugurerà il 15.mo congresso mondiale Infopoverty (www.infopoverty.net). È un importante evento a cadenza annuale, inaugurato nel 2001 sull’onda della proclamazione dei Millenium Goals da parte dell’Onu, e ha l’obiettivo di discutere le strategie per combattere la povertà mediante l’uso innovativo dell’Information and Communication Technology (Ict). I servizi a banda larga nel campo della telemedicina, e-learning, e-government e altre innovative applicazioni possono fornire, infatti, risorse addizionali, anche se non esaustive, per aggredire i problemi di povertà nelle aree del mondo più svantaggiate. L’evento è pianificato in due giornate d’intenso dibattito che vedranno le relazioni di esperti mondiali, accademici, opinion leaders e delegati dei governi.

La Conferenza Mondiale Infopoverty rappresenta quindi per la sua continuità, capacità di azione e le forti sinergie con il sistema delle Nazioni Unite, un forum globale sulla rivoluzione digitale e soprattutto sui diritti all’uso delle comunicazioni e degli strumenti digitali che, come rilevato dal segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, devono diventare patrimonio comune mondiale.

Al forum è stato invitato il Nucleo di ricerca sulla desertificazione (Nrd), centro di ricerca interdisciplinare dell’università di Sassari che, nel corso degli ultimi 20 anni, ha operato nel campo della cooperazione internazionale allo sviluppo, coordinando diversi progetti internazionali in Africa, Asia e America Latina. L’Nrd, fondato nel 1994 grazie all’azione di Giuseppe Enne, ora presidente del comitato scientifico, opera grazie all’apporto di trenta giovani ricercatori, laureati, dottorandi e post-doc agronomi, botanici, ingegneri, economisti, sociologi, giuristi, medici con professionalità trasversali rispetto alle tematiche scientifiche peculiari dell’Nrd: lo studio dei processi di degrado del suolo e mitigazione degli effetti della siccità. L’attività dei ricercatori è coordinata da un nucleo di docenti dell’università di Sassari coadiuvati da personale amministrativo specializzato nella gestione di complessi progetti internazionali. E

I processi di desertificazione, insieme ai cambiamenti climatici, alla perdita di biodiversità, sono stati identificati come le maggiori sfide da affrontare per uno sviluppo sostenibile nell’ambito del Summit di Rio del 1992. Nel 1994, l’Onu ha varato la Convenzione per combattere i processi di desertificazione (Uncdd), che ha come scopo quello di promuovere accordi internazionali sulle problematiche che legano ambiente, sviluppo e gestione sostenibile del suolo. Alla Convenzione aderiscono 195 Paesi con lo scopo di migliorare le condizioni di vita delle persone che vivono nelle aree aride e semiaride o con processi in atto di desertificazione mediante un approccio bottom-up. Con ciò si intende un approccio che parte dal basso per coinvolgere nell’azione e nella partecipazione alle misure di cambiamento ed adattamento direttamente le popolazioni locali. Le dinamiche del suolo sono strettamente connesse ai processi di cambiamento climatico e alla biodiversità. È questo uno dei motivi per cui l’Uncd collabora con le altre due Convenzioni Onu sui cambiamenti climatici e sulla biodiversità ed è questa la ragione principale per cui i ricercatori Nrd svolgono la loro attività di ricerca anche in tali importanti ambiti di analisi per contribuire a trovare soluzioni a queste complesse sfide mediante un metodo integrato teso a generare il miglior uso possibile delle risorse naturali.

Durante la conferenza mondiale Infopoverty, come direttore dell’Nrd, mi soffermerò sull’importanza dell’Ict nei processi di food security. Gran parte delle popolazioni più povere vive in aree del mondo remote, disconnesse dal mercato nazionale e dai mercati mondiali delle produzioni alimentari. L’uso del computer, internet, sistemi Gis potrebbe migliorare la sostenibilità alimentare in tali aree. La disponibilità d’informazioni puntuali, ad esempio sui costi degli input o sui prezzi delle produzioni alimentari, potrebbe facilitare i processi decisionali e l’accesso ai mercati delle popolazioni locali. L’Ict potrebbe inoltre potenziare drasticamente il capacity building delle popolazioni, ossia la capacità di migliorare non solo il sistema educativo ma anche quello organizzativo delle popolazioni rurali. L’Ict non rappresenta naturalmente la soluzione ai problemi di povertà e di sicurezza alimentare, ma può contribuire a migliorare i processi di apprendimento e organizzativo in aree remote del mondo. Le recenti esperienze di Nrd nel distretto di West Mamprusi nel Nord del Ghana e in Burkina Faso, maturate nell’ambito di due progetti internazionali finanziati dall’Unione Europea e coordinati dal centro di ricerca, indicano le potenzialità di tali strumenti nell’ampliare i mercati per le popolazioni. Inoltre, grazie all’utilizzo dei servizi Ict di telemedicina è già possibile ma lo sarà ancor più nel futuro, offrire servizi sanitari con standard più elevati in zone del mondo distanti dai presidi sanitari.

Nell’ambito del convegno, l’Osservatorio culturale per la comunicazione audiovisiva nel Mediterraneo e nel mondo (Occam), un istituto nato nel 1997 ad opera dell’Unesco, e Nrd proporranno che parte delle strutture che ospiteranno Expo 2015 alla fine dell’evento siano destinate alla costituzione del World Food Security and e-Center. L’istituzione internazionale, sotto l’egida Onu, dovrà fungere da stimolo, soprattutto per governi, organizzazioni internazionali e Ong per la costituzione di una piattaforma globale sull’uso dell’Ict in ambito della sicurezza alimentare e sanitaria attraverso la fornitura di servizi informatici specializzati.

Concludendo, al momento non esistono soluzioni semplici che assicurino nei prossimi 50 anni la sicurezza alimentare nel mondo senza penalizzare le risorse ambientali. È quindi necessario perseguire simultaneamente un ampio range di opzioni, cercando nuovi approcci nelle scienze naturali e sociali. L’Ict può costituire uno strumento utile per ridurre le diseguaglianze e offrire un importante contributo allo sviluppo economico delle popolazioni più povere.

*Professore di Economia agraria all’università di Sassari, direttore del Nucleo di ricerca sulla desertificazione

Posted by admin

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *