Lettera aperta ad una ex paziente

Gent.ma signora ACB,

circa un anno fa, ci incontrammo per caso in una sala cinematografica d’essai. Sembrò non riconoscermi e non mi salutò, ed al mio tentativo di ricordarle chi ero, rispose con freddezza. Mi parve strano, perché lei era stata una delle mie più affezionate pazienti e mi stimava talmente tanto che, decenni dopo che io smisi l’attività come medico di base, non mancava di inviarmi biglietti di congratulazioni ogni volta che la stampa o la televisione diffondevano notizie che riguardavano la mia attività di ricerca o i miei incarichi in comitati scientifici in ambito Europeo. Non posso evitare di pensare che lei, e chissà quante altre persone che mi hanno conosciuto e stimato, sia stata influenzata dalle notizie sul mio coinvolgimento nel processo riguardante il caso del Poligono Interforze del Salto di Quirra, il presunto inquinamento dell’area, e l’ancor meno fondato aumento di patologie neoplastiche del sistema linfatico nei comuni circostanti.

La stampa locale non ha dato altrettanto risalto al fatto che, per quanto mi riguarda, la questione si è ormai risolta con il non rinvio a giudizio ed il riconoscimento che la valutazione che espressi pubblicamente, guadagnandomi diffamazioni da varie parti, era corretta: le aree interessate dall’attività del poligono di Perdasdefogu non presentano segni di inquinamento esterno, tranne che nel punto in cui furono effettuati brillamenti per le prove di resistenza di tubazioni destinate a gasdotti ed oleodotti, da parte di ditte esterne che ottenevano l’uso dell’area in affitto dall’amministrazione del Poligono. In questo punto, negli strati superficiali, sono state trovate tracce di metalli, non radioattivi, residui delle esplosioni. Googlando il mio nome, tra tanti Cocco Bill, ed altri omonimi di varie parti d’Italia, e dopo molti siti che mi additano al pubblico ludibrio come medico dei militari e negazionista, io stesso ho scoperto che la notizia della conclusione dell’udienza preliminare presso il tribunale di Lanusei, con la sentenza favorevole per me, per l’ex sindaco di Perdasdefogu, e per altri dieci altrettanto ingiustamente accusati, compare solo alla 22° pagina. Per i restanti imputati, l’accusa è stata ridimensionata alla mancata attuazione di precauzioni nei confronti dell’emissione di particolati di dimensioni nanometriche, che solo da meno di 10 anni ed in pochissimi centri di ricerca è possibile misurare, e sui cui effetti si è ben lontani dal disporre di certezze. Come noterà, si tratta di un’accusa ben lontana da quella originale, che era di disastro ambientale e strage.

Tuttavia, la frase finale della notifica di conclusione delle indagini preliminari, dedicata personalmente a me e tesa a demolire la mia credibilità scientifica e professionale, ha avuto un effetto devastante: “La malafede del Cocco è comprovata dalle laute ricompense ricevute dal Ministero della Difesa”. Per la verifica di tale gravissima accusa, sarebbe bastata una telefonata; sarebbe stato molto facile accertare il mio stato di dipendente pubblico a tempo pieno, ottenere copia delle convenzioni con il Ministero della Difesa siglate dal Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria, il piano finanziario del progetto che coordinai e che fu uno dei nove finanziati da un bando pubblico del Ministero della Difesa e per il quale né io, né nessuno degli altri partecipanti, percepimmo un centesimo. Quella telefonata non è stata fatta. Sarebbe stato sufficiente controllare le entrate ed uscite del mio conto bancario, Quella frase finale fu scritta senza alcuna prova e senza alcuna considerazione, mi auguro, delle conseguenze che avrebbe portato per la mia persona.

Il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari ed il presidente della Società Italiana di Medicina del Lavoro espressero pubblicamente il sostegno nei miei confronti. Nonostante questo, mi dimisi da tutti gli incarichi extra universitari, compresa la modesta rubrica che, ormai da tre anni e mezzo, tengo su Sardinews: mentre l’allora rettore mi informava dell’apertura di un procedimento disciplinare nei miei confronti allegando la fotocopia di un articolo dell’Unione Sarda, e adombrava conseguenze gravi per il mio lavoro all’università, a seguito della esibizione di tutti i documenti in mio possesso e di una lunga relazione sugli antefatti, il direttore dell’Agenzia Europea dell’Ambiente confermò la fiducia nei miei confronti, il comitato scientifico dell’Agenzia Europea dell’Ambiente mi nominò vice-presidente, fui indicato a far parte del Planetary Protection Working Group dell’Agenzia Spaziale Europea, il buon Giacomo-Sardinews mi disse “..ma lass’a perdi…”, ed alla fine sono anche diventato professore ordinario di Medicina del Lavoro. Sono state decine le attestazioni di stima, ma più che essere appagato da queste, sono ancora tormentato dal pensiero di quanti, come lei, sono stati convinti che io possa avere venduto la mia professionalità e correttezza scientifica. Purtroppo, prove e documenti non contano; gli strumenti per convincere della verità dei fatti sono i quotidiani ed i notiziari televisivi locali. Il loro potere è incredibile, ma è ancora più incredibile come questo potere si basi non sul controllo e la credibilità delle fonti, non sulla formazione ed il livello culturale dei giornalisti, ma sulla semplice autorità derivante dall’essere la principale fonte d’informazione nell’area. E’ stupefacente come questo potere sia accettato da troppi in maniera acritica. Controllare questa potentissima arma significa orientare le scelte politiche e le decisioni, influenzare il voto, gli affari, gli accordi tra partiti e le indagini di numerosi magistrati. Se le scelte politiche delle forze di progresso, o presunte tali, e le convinzioni di tanti giovani e meno giovani giornalisti, sono dettate da un quotidiano dichiaratamente reazionario e populista, ligio agli interessi della proprietà di un immobiliarista con molte amicizie, e non si fondano sul riconoscimento della competenza scientifica che sola può indirizzare verso le scelte più corrette, se è così, non c’è più speranza di cambiamento.

Cara signora ACB, sono addolorato per aver perso la sua stima, ma al tempo stesso mi delude e mi fa perdere la speranza il fatto che anche lei, come tanti ex-compagni, abbia creduto all’Unione Sarda ed all’ex procuratore di Lanusei, più che a me, alla mia storia, alla mia vita. In un territorio problematico come l’Ogliastra, fino ad alcuni mesi fa, la procura di Lanusei aveva speso la ragguardevole cifra di Euro 271.691,00, cui devono essere aggiunti Euro 162.007,20 spesi per la perizia richiesta dal giudice dell’udienza preliminare, per un totale di Euro 433.698,20. E’ possibile che il conto finale sia più alto, ed in ogni caso, a questa cifra sarebbe necessario aggiungere gli onorari delle decine di avvocati coinvolti: un milione di Euro per una montagna di fandonie e chiacchiere da bar. Ho pagato personalmente, per fortuna moralmente e non finanziariamente – perché non avrei potuto sostenerne il costo -, per avere pubblicamente sostenuto il ruolo della scienza quale riferimento per l’azione politica e giudiziaria, e per essermi rifiutato di adeguarmi alle imposizioni dell’informazione spot e delle frasi ad effetto. Spiegare ciò che è accaduto richiede molto più delle due ore del mio intervento all’assemblea pubblica di Perdasdefogu, all’origine del mio rinvio a giudizio: per questo motivo, dopo avere evitato di parlarne direttamente su questo spazio, ora che la questione giudiziaria si avvia alla sua logica conclusione, sto cercando di ripercorrere la storia della bufala del secolo. Ho iniziato con la traduzione delle e-mail scambiate nel corso del bombardamento di Belgrado, continuerò con il caso dell’aumento della mortalità per linfoma di Hodgkin tra i soldati Italiani in missione nei Balcani, con gli studi sulle neoplasie del sistema linfatico in Sardegna, e con i risultati delle analisi effettuate nel corso delle indagini preliminari. Ho deciso di farlo, grazie al sostegno del direttore di Sardinews, perché credo che il contributo pubblico di chi fa scienza sia esattamente quello di fornire gli elementi conoscitivi corretti e non propagandistici al pubblico, ed in particolare a chi ha il compito di ottenere il consenso intorno ad un programma politico.

Non so se lei leggerà mai queste pagine, ma forse chi lo farà potrà informarla, o forse altri, se non lei, rivaluteranno le proprie convinzioni. Chi scrive butta i semi al vento, e non sa dove ricadranno o se sopravvivranno, ma ci prova. Ho imparato ad essere più prudente, ma non mi sono pentito di avere detto la verità, anche se questo mi è costato la sua stima e qualche notte di sonno.

Il suo ex medico di famiglia, Pierluigi Cocco

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