amazon_alibabaUn gigante che vale sul mercato 154 miliardi di banconote verdi made in Usa, un fatturato annuo da 90 miliardi di dollari, con un l’impiego di circa 154 mila dipendenti sparsi per il mondo. Tutto questo è diventato Amazon, schiacciasassi nel mondo dell’e-commerce, un bruco nato nel 1994 in un garage di Seattle, adesso divenuto farfalla dalle ali immense a Wall Street, cuore ed emblema della potenza economica planetaria. Il suo nome, per volere del suo stesso padre, richiama alla foresta amazzonica, per la sconfinata diversità che ospita.

Bisogna ritornare indietro con le candeline, a 21 anni fa, quando Ed Bezos lascia il suo lavoro per una prestigiosa company a Wall Street, senza sapere che a quello stesso indirizzo ci sarebbe prepotentemente rientrato di forza, senza bussare, nell’anno 2000, quando la sua creatura viene data in pasto al vorace mercato finanziario con i numeri sopracitati. L’ufficio di partenza era composto da due scrivanie ricavate da vecchie porte, spartano all’ennesima potenza, un anno dopo vende il suo primo libro on-line. Sono stati infatti i libri, per anni, ad essere il core-business indiscusso. Gli sono valse anche le critiche di un Ministro francese che etichettò Amazon come il killer dei librai.

Il quartier generale europeo ha sede in Lussemburgo. Ciò gli ha attratto le ire dei governi francese e tedesco che l’accusano di elusione fiscale bella e buona. I suoi primi dipendenti, con i quali non aveva certo un buon rapporto, credettero nella sua politica di ricompensa successiva, azioni della futura società che fece il botto nel 2000, con la loro cedola fatta di fiducia e denaro da staccare: adesso sono milionari da svariati zeri. Nel suo carrello della spesa, nel 2013, ci ha messo anche il Washinton Post, autorevolissimo quotidiano americano fondato nel 1877, acquistandone la proprietà per 250 milioni di dollari, dalla famiglia Graham che lo controllava dal 1933.

Se lui è cresciuto a dismisura, è vero anche che di serrande ne ha fatto abbassare parecchie, innumerevoli, quantomeno in Occidente. Si può acquistare praticamente di tutto, dalla lampadina da camera alle scarpe, dalla macchina fotografica alla tazza da caffè. Spesso accade che il futuro cliente informatico utilizzi i negozi reali come prova tangibile del prodotto, magari anche provandolo, dichiarandosi disinteressato davanti al venditore ma già certo che non appena varcata la soglia d’uscita lo acquisterà con un clic sulla tastiera del proprio pc o smartphone. E così che, a poco a poco, Amazon ha sviluppato, in accordo con l’aviazione americana, una sperimentazione che porterà in futuro le consegne a breve raggio con l’uso e l’ausilio di droni, potendo assistere nel proprio giardino all’atterraggio di ciò che si è richiesto 24 ore prima. Nei magazzini stessa storia, fra anni sarà un algoritmo a guidare robot super intelligenti fra uno scaffale e un altro alla ricerca del prodotto che noi ben comodi in poltrona abbiamo selezionato, con una presenza umana sempre meno presente, per la gioia dei suoi amministratori, ben lieti di risparmiare buona fetta del loro bilancio e avere a che fare con dipendenti che reclamano più umanità nelle loro mansione lavorativa. Aspetto controverso sono infatti le condizioni lavorative di coloro che stanno a spingere i celebri carrelli gialli in turni lunghi e massacranti, con uno scanner che ne misura performance e miglia coperte, una lotta continua contro il cronometro. Stressante quanto logorante per mente e corpo, dove le Unions (sindacati) battono forte e accusano una condotta anti-sindacale da parte aziendale che si spinge all’inverosimile.

Secondo la Kental retail, società antica quanto autorevole nelle ricerche di mercato, nel 2018 Amazon diventerà il primo venditore al dettaglio globale. Se il futuro è digitale, Alibaba, leader nel mercato cinese e competitor diretto di Jeff Bezos, l’ha capito bene. Jack Ma, il suo ideatore e fondatore, l’ha piazzata nel listino borsistico statunitense il 19 settembre del 2014: il mercato ha sentenziato nell’offerta al pubblico, che vale più di Amazon, la bellezza di 231 miliardi di banconote verdi, come il colore della speranza che ha il suo fondatore di surclassare il potentissimo e distante concorrente statunitense. Bella sfida. Stay tuned.

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