terrorismGiornali e telegiornali sono costellati di nomi che fanno ormai parte del nostro quotidiano (in quanto consumatori di informazione ma anche in quanto membri della specie umana più o meno coinvolti nelle vicende del pianeta) ma che di rado hanno nella nostra mente una definizione precisa. Ancor peggio, di rado hanno una definizione precisa nella mente dei giornalisti. Ancor peggio, di rado hanno una definizione precisa nella mente di quelli che in inglese vengono chiamati, molto pragmaticamente, decision-makers (colore che prendono le decisioni).

Dal punto di vista dell’informazione, ciò significa che il messaggio recapitato è impreciso, se va bene; fuorviante, se va male; mistificante, se va peggio. Dal punto di vista delle decisioni prese a livello politico-strategico, ciò significa che le scelte operate sono mal consigliate, controproducenti, sconsiderate, finanche pericolose.

Quello del terrorismo islamico è un esempio emblematico: orientarsi tra le correnti dell’Islām e tra le organizzazioni terroristiche è impresa ardua, e complicata dal fatto che spesso le informazioni che usiamo da bussola sono inesatte – come quando leggiamo che l’IS è un affiliato di al-Qaeda (!). Le voci proposte in questo articolo sono esposte in maniera sintetica e non hanno la pretesa dell’esaustività, al contrario, forniscono un quadro enormemente semplificato, una carta nautica per marinai principianti.

Al-Nusra (Siria) nasce nel gennaio del 2012. Pur essendo un’affiliata di al-Qaeda, si concentra programmaticamente sulla lotta contro il regime di Assad piuttosto che su obiettivi esterni o jihad globale. Fortemente contrari ad un intervento occidentale sul territorio siriano, sono disposti a combattere fianco a fianco con il Free Syrian Army (FSA) per raggiungere l’obiettivo della detronizzazione di Bashar al-Assad. Il nucleo di al-Nusra è composto da combattenti siriani andati volontariamente a combattere in Iraq e rientrati in patria a sostenere la ribellione anti-Assad. Sebbene si ritenga che abbia avuto contatti di qualche tipo con lo Stato Islamico (in inglese Islamic State, IS), vi sono stati scontri cruenti tra le due formazioni. Leader di al-Nusra è Abu Muhammad al-Julani.

Al-Qaeda nasce alla fine degli anni ’80 per iniziativa di Osama bin Laden (saudita, ucciso il 1 maggio 2011) e Abdullah Yusuf Azzam (palestinese, morto nel 1989) a sostegno dei mujahideen afghani contro gli invasori sovietici. Si tratta di un franchising del terrore che conta diverse cellule e lupi solitari affiliati. Più che un movimento coeso con una leadership centrale, al-Qaeda è un’etichetta. La difficoltà di estinguerla risiede proprio nel fatto che non esiste una testa da tagliare per dissolvere l’organizzazione. Di matrice salafita, non ha come unico obiettivo gli ‘infedeli’ ma anche, e soprattutto, altre correnti dell’Islām (i moderati, gli sciiti, i sufi ecc.). Alla morte di bin Laden, la guida ufficiale di al-Qaeda è diventato l’egiziano Ayman al-Zawahiri che appare come un leader molto meno carismatico e risoluto. Dalla sua fondazione ad oggi, al-Qaeda è molto cambiata su tutti i livelli: obiettivi, strategie ecc.

Al-Shabāb (Somalia) di genesi incerta, al-Shabāb (che significa gioventù) nasce come braccio armato dell’Unione delle Corti Islamiche (amministrazione rivale del Governo Federale di Transizione somalo). Affiliata ad al-Qaeda dal 2012. Perseguitano la minoranza cristiana somala, accusata di connivenza con il governo etiopico, e i musulmani di fede sufi. Al-Shabāb consente ad alcune agenzie umanitarie di operare all’interno dei territori sotto il suo controllo, ricavandone benefici materiali ed economici (le agenzie solitamente negano recisamente tale collaborazione).

Alawiti benché siano un ramo della shi’a di matrice duodecimana, la loro caratteristica principale è il sincretismo (incorporano nella loro dottrina elementi gnostici, neoplatonici, cristiani ecc.). Si concentrano principalmente in Siria, gli stessi Assad sono alawiti. L’aspetto saliente del loro credo è la triade divina: la porta (bab); il nome (ism); il significato (maᶜna). La trinità si incarna ciclicamente: l’ultimo ciclo ha visto Ali come significato, Muhammad come nome e Salman il Persiano come porta. Un altro aspetto interessante della dottrina alawita è la reincarnazione.

Boko Haram (Nigeria) nasce nel 2002, il vero nome del gruppo è “gruppo del popolo della Sunna per la predicazione e la Jihad”. Dal 2009, lancia vere e proprie azioni militari con l’obiettivo di rovesciare il governo nigeriano, giudicato non conforme alla legge islamica, e sostituirlo con un califfato. In quest’ottica, si è affiliato all’IS. Le sue azioni violente non si limitano alla Nigeria ma sconfinano spesso nei paesi limitrofi.

Islamic State (IS) e sottolineo la parola ‘stato’. Si tratta, infatti, di un’entità territoriale che ha fatto del califfato non un obiettivo remoto nel tempo (come ad esempio per al-Qaeda) ma un elemento costitutivo. Le azioni dell’IS sono volte ad acquisire territori e sono dirette dalla guida di un Califfo, Abu Bakr al-Baghdadi, che discende dalla tribù del Profeta, i Quraysh. Nel perfetto stile del salafismo più radicale, coloro che hanno aderito all’IS credono in uno stile di vita conforme all’esempio del primo Islām, una sorta di cruento revival dello stato di purezza dell’epoca di Muhammad e dei suoi compagni. Aderiscono, quindi, ad una interpretazione letterale del Corano riproponendone elementi largamente caduti in disuso come il takfir (l’accusa di apostasia), o la jizya (la tassa dovuta da cristiani ed ebrei in cambio della protezione musulmana). Un secondo elemento interessante – e sinistro – è quello apocalittico: secondo i dotti dell’IS l’apocalissi sarebbe imminente e verrà preceduta prima da uno scontro vittorioso con gli eserciti di Roma (attenzione: per Roma non si intende geograficamente l’Italia né tantomeno il Vaticano che non è dotato di esercito proprio ormai da tempo. Piuttosto, a seconda delle interpretazioni, potrebbe trattarsi di Istanbul e quindi della Turchia o di un qualsiasi esercito di infedeli, magari quello americano); poi da un’espansione del califfato e infine dalla venuta di un anti-messia (dajjal) contro cui si batterà Gesù (che nell’Islām è il secondo più importante profeta dopo Muhammad). Al di là degli aspetti dottrinari, occorre soffermarsi sulla natura territoriale dell’IS. Essa è sia la forza (d’attrattiva e materiale) che la debolezza dell’IS. Le conquiste gli hanno consentito di accedere a risorse importanti come pozzi petroliferi e raffinerie, trasformandolo in uno degli stati redditieri della regione (cfr. Charles Tripp). Ma come per tutti gli stati redditieri, un taglio delle rendite ne comprometterebbe gravemente la capacità di governare: esso, in fin dei conti, ha le stesse mondane necessità di tutti gli altri (provvedere ai suoi cittadini e mantenere le infrastrutture); in più, l’IS deve mantenere una macchina militare che consuma una quota consistente delle risorse.

Salafiti/Wahhabiti reazionari, credono che l’Islām sia degenerato dopo la scomparsa delle prime generazioni di fedeli che seguivano pedissequamente gli insegnamenti del Profeta e dei suoi compagni. Sono contrari a qualsiasi evoluzione o “modernizzazione” dell’Islām, bensì aderiscono ad una visione piuttosto anacronistica di un Islām immutabile fedele all’esempio dei suoi primi seguaci. Sebbene l’IS sia di matrice salafita, occorre distinguere tra la versione proposta dallo Stato Islamico e il salafismo quietista che rifugge dalla lotta politica e ritiene contrario alla legge coranica l’atto di portare discordia nella e dividere la comunità dei fedeli (Umma). I wahhabiti sono la versione saudita del salafismo.

Sciiti (Shi’a) alla morte del Profeta Muhammad, gli succedettero quattro califfi, i cosiddetti califfi rashidun (ben guidati): Abu Bakr, Umar, Uthman e infine il cugino del Profeta (nonché genero per averne sposato la figlia Fatima) Ali. Alla morte di Ali emerse una disputa su chi dovesse prenderne il posto tra il governatore di Damasco, Muawiya e i figli di Ali, Hasan e Husayn, culminata della battaglia di Kerbala. Lo scisma, politico ancora prima che religioso (ma la distinzione all’epoca aveva ben poca rilevanza) vedeva da una parte i partigiani di Muawiya (che instaurò la dinastia Omayyade) e dall’altra i partigiani della famiglia di Muhammad (ahl al-bayt, gente della casa). Gli sciiti credono nell’imamato dei discendenti di Muhammad tramite la linea genealogica dei figli di Fatima. I duodecimani, ovvero la corrente più diffusa, credono nell’infallibilità degli imam e nell’occultazione del dodicesimo imam: una figura messianica (mahdi) il cui avvento porterà la giustizia sulla terra. Nel mondo sciita – com’è evidente dall’esempio iraniano – il clero ha un ruolo fondamentale.

Sufi aderiscono a una sorta di misticismo islamico. Appartengono a diversi ordini (turuq) che si dedicano alla purificazione spirituale e all’adorazione di Allah fino a percepirne la divina presenza. Gli ordini sono guidati da un maestro la cui catena di insegnamento si fa risalire fino a Muhammad stesso.

Sunniti (ahl al-Sunna) si tratta dell’Islām ortodosso, o più semplicemente il più diffuso. Nasce dalla secessione dei partigiani di Ali (cfr. Shi’a). I sunniti si affidano agli insegnamenti del Corano e della Sunna (le parole e azioni del Profeta) così come trasmesse dagli hadith (tradizioni orali). I sunniti osservano i 5 pilastri della fede: la shahada (professione di fede: “Non c’è Dio all’infuori di Allah e Muhammad è il suo Profeta”); la preghiera; la carità; il digiuno (Ramadan) e il pellegrinaggio alla Mecca.

Zayditi ramo sciita particolarmente diffuso in Yemen. Al contrario di altre correnti sciite, non credono né nell’infallibilità degli imam dopo Husayn, né nell’occultamento del dodicesimo imam. Gli zayditi sono la corrente sciita più vicina ai sunniti.

Posted by admin

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *