Un anarchico spagnolo che lascia Navarra per la Francia negli anni della dittatura di Franco

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“Verrei volentieri in Sardegna. Perché non mi invitate?” Basco in testa, sguardo fiero, uno spirito giovane. L’anagrafe, nel suo caso, è uno scherzo del destino. Sulla carta d’identità di Lucio Urtubia c’è scritto 1931, ma pare un inganno. Chi è Lucio Urtubia? Difficile dare una risposta per un “hombre vertical” che ha avuto tante vite, ha vissuto tante esperienze e ha attraversato fronti e frontiere in tempi tormentati. “Ho più ricordi che se avessi mille anni”, potrebbe dire citando Baudelaire.

Urtubia coltiva da sempre le idee dell’anarchia: l’imprinting, la stella polare della sua esistenza che sembra un romanzo.

Spagnolo d’origine, giovanissimo, dopo aver fatto il contrabbandiere per aiutare la famiglia ridotta in povertà, lascia la natia Navarra per trasferirsi, al termine di una fuga precipitosa, in Francia. E’ il 1954, a Parigi trova un nuovo mestiere, diventa muratore e installatore di azulejos e neppure uno qualsiasi ma un valente artigiano molto richiesto nel settore dell’edilizia. Ma accanto al lavoro legale, “alla luce del sole”, c’è l’attività clandestina, non proprio in sintonia con la legge. Conosce gli antifascisti iberici reduci dalla guerra civile e soprattutto entra in contatto con Francisco Sabaté Llopart, strenuo oppositore del regime di Francisco Franco. La sua vita francese cambia radicalmente. Lucio Urtubia, sempre inseguendo il sogno dell’anarchia, si dedica, con mitra in mano, alle rapine e agli “espropri proletari” ai danni delle banche. Quello che viene portato via, in modo cosi’ poco ortodosso, viene trasferito agli immigrati spagnoli che vivono in condizioni di povertà e ai “compañeros” della Resistenza anti-franchista.

Poi abbandona il mitra ma resta nei territori dell’illegalità perché sceglie di fare il falsario. “Ogni volta che entravamo nelle banche, con il volto scoperto, mi pisciavo addosso dalla paura di essere ucciso o di uccidere. Troppa violenza. Noi non eravamo banditi”, ha confessato al Corriere della Sera. Falsifica di tutto per finalità “filantropiche”: documenti, dollari, traveller’s cheques. Ma viene scoperto, arrestato e incarcerato. Con i suoi artifizi fa perdere molti milioni di dollari al colosso bancario “First National City Bank”. Dopo qualche anno è di nuovo un uomo libero grazie anche a un patto con la banca: Lucio Urtubia consegna le matrici con le quali aveva reso possibile la contraffazione in cambio di un bel gruzzolo di soldi. Siamo alla fine degli anni settanta. Vita intensa, dispendiosa, generosa, al centro di un film e di libri (uno dei quali scritto dal diretto interessato e intitolato “Mi utópia vivida”).

“Certo, vorrei volentieri in Sardegna per parlare di anarchia e di anarchici” ci dice nella sua casa museo, in rue des Cascades, nel quartiere parigino di Belleville, luogo di incontro e di integrazione di culture diverse. Arabi e occidentali, musulmani e cattolici, convivono in questo ampio e colorato microcosmo a cui Daniel Pennac ha dato dignità letteraria.

Foto-casa-UrtubiaUna casa accogliente quella di Urtubia, dedicata a Louise Michel, anarchica e figura di primissimo piano della Comune di Parigi. L’ospite italiano, che si è arrampicato sulla collina di Belleville sino a raggiungere rue des Cascades, è accolto con calore. Urtubia non è solo, gli tengono compagnia altri libertari, solidi e coerenti. Si alzano i calici, riempiti con un ottimo muscadet, per ricordare un anarchico che non c’è più. ”Un caro amico che ha frequentato a lungo questa casa”. Non è una commemorazione triste semmai l’omaggio a una persona che tutti considerano ancora viva. Come sono ancora vivi per Lucio Urtubia, i compagni Charb e Tignous, i disegnatori di Charlie Hebdo vittime di un folle disegno criminale. Anche loro hanno varcato spesso la soglia della sua dimora che ha ospitato di recente una mostra di disegni di satira.

Ci chiede della Sardegna, della sua autonomia, del suo status di Isola che custodisce tradizioni e valori. “I sardi sono come i baschi, orgogliosi e tenaci”. Viene evocata l’esemplare biografia dell’anarchico sardo Michele Schirru, condannato a morte per aver semplicemente manifestato l’intenzione di uccidere Benito Mussolini. Urtubia traccia il promemoria dei suoi prossimi appuntamenti a Parigi e non solo. Un’agenda fitta di incontri e iniziative politiche. Il sacro fuoco dell’impegno e della militanza non si è mai spento. E’ molto felice di presentare, al “Café des Italiens, in Faubourg Poissonnière, il libro “La parola contraria” di Erri De Luca. “Un grande amico italiano, condivido in pieno la sua azione a favore del movimento No-Tav”. Arriva un compagno carico di anni e di passioni con la bandiera dell’anarchia. Altro muscadet nei calici. Ricordi di lotte e di sfide antiche e recenti. E’ il tempo dei saluti, “arrivederci in Sardegna” ci dice Lucio Urtubia sollevando il basco. E nella Parigi irradiata da bagliori estivi c’è un’altra tappa, non troppo distante, idealmente, dalla vita mai banale dell’anarchico spagnolo, convinto sostenitore delle “minoranze”. All’Hotel de Ville c’è la mostra che rievoca una pagina buia, il genocidio degli Armeni, una minoranza vittima di un’orrenda persecuzione, una vicenda, purtroppo, ancora controversa del “secolo breve”.

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