il-mio-nomeLa finanza “cattiva”, cinica, spietata che produce machiavellici profitti con azioni disinvolte, scarsa etica e dubbia moralità. Fare soldi con i soldi, l’antico principio che regola le invisibili transazioni degli speculatori con pochi scrupoli. L’obiettivo è quello di accumulare capitale e il fine giustifica i mezzi.

La stessa finanza contro cui si è scagliato, nell’esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” il Papa venuto dalla fine del mondo: “abbiamo creato un’economia che uccide”. Un sistema perverso che – secondo Francesco – “ha creato un mondo dove i guadagni di pochi crescono esponenzialmente e quelli della maggioranza si collocano sempre più distanti dal benessere della minoranza che è felice”. E ancora “adoriamo il nuovo vitello d’oro nel feticismo del denaro e nella dittatura di un’economia senza volto”.

La stessa finanza che non concede tregua nel libro “Il mio nome è Frank de Jung” di Frank Gonella, edito da Wingsbert, genere thriller si potrebbe dire. In realtà il delitto e la successiva caccia a esecutori e mandanti restano sullo sfondo. La scena è interamente occupata dalle trame di un gruppo di spietati architetti degli affari. Nessuno spazio per la morale e la solidarietà tra simili. Tutti hanno presente, esclusivamente, l’arricchimento individuale. Chi vince, in questa gara senza esclusione di colpi, prende tutto. Chi soccombe affonda. Il protagonista, Frank de Jung appunto, è un pescecane con qualche raro lampo di umanità. La sua vita è una scalata continua sino a raggiungere il ruolo di advisor in alternative asset, chiamato a gestire un’operazione finanziaria oltre il limite della legalità.

Quello che dice il datore di lavoro al protagonista riassume la cattiva filosofia che ispira le anime che popolano questo libro: “Frank, lo sai come funziona nel nostro mondo: viviamo di favole. La finanza è fatta di sogni e il diavolo è il grande falsario. Più illudi e più guadagni…”.

gonellaNon c’è niente di politicamente corretto nel personaggio di Frank de Jung, innamorato di una trans, devoto del gerarca nazista Rudolf Hess, perfettamente a suo agio nella giungla della finanza alternativa. L’ultima missione che deve portare a compimento è un progetto che sulla carta ha finalità umanitarie. Un aiuto per l’Africa che soffre che nasconde finalità inconfessabili. Il piano apparentemente filantropico è uno diabolico stratagemma per riciclare denaro e aggirare i sistemi fiscali. Dopo l’omicidio di un personaggio chiave dell’affare De Jung si lancia in una personale caccia ai responsabili, uno sfiancante tour intercontinentale che lo porterà, in pochi giorni, da Dubai sino a Helsinki, Londra, Lussemburgo e infine, quando il giallo è chiarito, Parigi.

Il finale, da non svelare, è in linea con tutto il resto. Nessuna illusione, la vita è uno schifo direbbe con il solito disincanto Leo Malet.

«Io credo che il capitalismo sia solo l’industrializzazione della pirateria», chiosa in conclusione un De Jung appagato dalla positiva evoluzione della sua personalissima indagine.

Il libro di Frank Gonella, amaro e pessimista, disegna uno scenario che rispecchia, purtroppo, la realtà. Non è uno sforzo letterario di pura fantasia e immaginazione.

Su un altro piano restano le parole di Francesco che rappresentano un severo monito ma anche le direttrici per ritrovare la giusta strada: «è necessaria una riforma finanziaria che non ignori l’etica e c’è bisogno di un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che esorto ad affrontare questa sfida con determinazione e con lungimiranza, senza ignorare, naturalmente, la specificità di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare».

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