delzompoTalassemia, leucemia, anemia. Sono malattie ancora endemiche e spesso concentrate nell’area mediterranea. Proprio la Sardegna assieme alla Sicilia può vantare il poco invidiabile record di portatori sani di talassemia: oltre 700.000. Un dato che le fa davvero meritare quel nome greco un po’ poetico che vuol dire “malattia del mare”.

Ma delle cure ci sono, e per fortuna è ancora proprio la Sardegna che può vantare un centro leader: il Microcitemico Binaghi di Cagliari. Che si è appena aggiudicato il Jacie (Joint Accreditation Committee Isct Embt), ovvero la massima attestazione che un istituto di questo settore possa ricevere. Praticamente l’equivalente dell’Oscar. Anzi è forse più esclusivo, dato che in tutta Italia ce l’hanno soltanto gli istituti di Torino, Firenze, Pisa e Roma. “È un grande risultato per tutti noi”, ha dichiarato in conferenza stampa un emozionato Giorgio La Nasa, direttore del Centro Unico, “merito dei dipendenti dei nostri vari reparti, che hanno saputo fare squadra”. Se il Binaghi infatti è specializzato in trapianti di midollo osseo sugli adulti, il Microcitemico si dedica ai bambini, anche se il trattamento e il tipo di operazione è esattamente lo stesso; e c’è anche il centro trasfusionale del Brotzu. Il tutto con un enorme e efficientissimo laboratorio di crioconservazione, e una vasta banca dati in comune.

L’impegno per raggiungere la certificazione è iniziato nel 2010: proprio quando nasceva il Centro Unico, il Microcitemico Binaghi. Ma cosa comporterà la nuova certificazione? “Innanzitutto un miglioramento della qualità del servizio”, continua La Nasa, “i nostri dipendenti avranno accesso a corsi che ne miglioreranno la formazione. Inoltre il Centro entrerà in una sorta di rete con gli altri titolari della certificazione, che consentirà di scambiare più rapidamente dati, risorse e campioni”. In altre parole il Centro sarà in contatto con tutte le più importanti strutture del mondo, da Torino a New York. Questi aspetti saranno accompagnati anche da una ottimizzazione dei costi. Ma il massimo risultato sarà, a breve, l’istituzione di un nuovo laboratorio unico di ricerca sulle cellule staminali. La terapia genica potrebbe essere la nuova frontiera. E il 1987 sembra solo ieri. Proprio allora si svolgeva il primo trapianto di midollo osseo presso il Binaghi, seguito dall’equipe del dottor Licinio Contu. Da allora se ne sono svolti circa 750, e la scienza ha fatto passi da gigante. Tutto per combattere queste malattie, che colpiscono in modo diverso il sangue. La talassemia per esempio è una variante dell’anemia, e quindi comporta una carenza dei globuli rossi: la sua principale caratteristica è che si trasmette in modo ereditario. Un bambino figlio di due portatori sani avrà una probabilità molto elevata di contrarla. Discorso diverso per la leucemia, che è un vero è proprio tumore dovuto all’eccesso di globuli bianchi. Ma per entrambi la soluzione può essere nel trapianto di midollo osseo, il tessuto dove si sviluppano gli indispensabili quanto delicatissimi globuli. Per un malato di talassemia con un trapianto le possibilità di guarigione arrivano al 90 per cento, mentre per le altre malattie questa percentuale si abbassa fino al 50%, in base a una serie di fattori. Intanto il Centro ha le risorse tecniche per effettuare una quarantina di trapianti l’anno, ma La Nasa garantisce che si può arrivare anche a 50: “siamo anche un luogo di formazione”, continua, “e qui vengono anche da Cipro per imparare”.

Soddisfazione al massimo anche per il rettore dell’ateneo di Cagliari, Maria del Zompo: “Non è un riconoscimento al merito, ma a quello che facciamo, a quanti e quali risultati otteniamo”, ha dichiarato, “ci tengo molto a una maggiore comunicazione tra ateneo e i cittadini, perché tutti siano a conoscenza di risultati come questo, ottenuto grazie alla ricerca applicata ma anche a quella pura”. Secondo il commissario dell’Azienda universitaria di Cagliari, Giorgio Sorrentino, “il futuro è al Policlinico di Monserrato: a breve saranno aperti quattro nuovi blocchi. La ricerca non deve fermarsi, visto che è molto probabile un aumento dei casi di questo tipo di patologie”. Insomma anche se la malattia del mare e le sue sorelle rimarranno probabilmente sempre qui, ci sarà sempre anche chi troverà nuovi modi di lottare contro di loro, in quella che è una vera eccellenza sarda e italiana.

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