segoleneNei giorni scorsi sui giornali è ricomparso un nome che non si sentiva da tempo, quello di Ségolène Royal. La politica francese, che ora ricopre la carica di ministro dell’Ecologia del governo Valls, nel corso di un’intervista a un programma televisivo ha detto delle frasi che l’hanno riportata sotto i riflettori italiani. Rivolta al pubblico che l’ascoltava ha detto di non comprare più cibo contenente olio di palma, perché dannoso per la salute e per la sicurezza ambientale. Se si fosse fermata là, nessuno avrebbe avuto nulla da dire, il problema è che si è azzardata a citare come esempio di alimento da evitare la nutella, la nostra nutella.
Attacco gratuito! Fandonie! Sono sue opinioni! I soliti francesi gelosi della nostra cucina! Diverse sono state le reazioni italiche, ma quasi tutte risentite. Perché la nutella è buona e non ce la deve toccare nessuno. Tra le reazioni spicca quella del premier Matteo Renzi, che stavolta è rimasto dietro le quinte e ha affidato l’operazione alla moglie Agnese. E così, il giorno dopo le dichiarazioni della Royal, sono apparse sui giornali non delle risposte piccate, non delle frasi a effetto, bensì delle foto. Foto propagandisticamente perfette, d’altronde esperienza nel settore ne abbiamo: la signora Renzi, spensierata e gioiosa, regala un momento di felicità alla figlia Ester grazie a una crêpe alla nutella, da mangiare sorridenti. Non una fetta di pane toscano spalmata col coltello, non un grissino torinese immerso nel vasetto, ma una francesissima crêpe. Entrambe di bianco vestite, genuine, fresche, buone, come dei gigli. Anche la scelta del set fotografico non è poi lasciata al caso: si tratta dello stand Eataly dell’Expo. Riassumiamo.
AGNESE-RENZiMadre e figlia, mentre papà lavora, visitano l’esposizione internazionale, nostro attuale fiore all’occhiello, e si concedono una pausa con la merenda simbolo dell’Italia di successo. La madre però non è una signora qualsiasi, è la nostra première dame, e dai rotocalchi sappiamo che pratica tanto sport e mangia equilibrato. Quindi chi meglio di lei poteva rassicurare le mamme italiane sull’ottima qualità della suddetta merenda?
Avrebbe potuto occuparsi della faccenda il corrispettivo italiano di Ségolène Royal, il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti? Ovvio che no, perché il cibo in Italia non è questione politica, né tantomeno problematica ambientale. Il cibo è una questione interna alle famiglie: le nonne, le mamme, le mogli, le sorelle maggiori decidono cosa può esserci sulla tavola. È la nostra cultura ed è un sistema che nei secoli ci ha permesso di elaborare pietanze da chapeau!
Il messaggio di Renzi è perciò costruito come le migliori pubblicità, parla un linguaggio impeccabile e arriva immediato. Tant’è che la Royal si è infine arresa e scusata via twitter. Ma Ségolène non aveva torto, ed è il premier forse a essere cieco. Infatti tantissime famiglie italiane, e quindi mamme, stanno acquistando sempre meno prodotti contenenti l’olio di palma. Si sono informate e hanno scoperto la sua pericolosità per la salute: dato che è un vero e proprio grasso saturo provoca l’aumento del colesterolo e dell’adipe corporeo, con conseguenti ricadute sulla qualità e la durata della vita. Si potrebbe ribattere che, come in tutte le cose, basta moderarsi e mangiarne piccole quantità. Ma i danni si ritrovano anche altrove: la coltivazione del seme contenente l’olio di palma è causa da più di trent’anni della deforestazione di vastissime aree della Malesia e dell’Indonesia, dove si registra il 90% della produzione mondiale. Deforestazione significa distruzione di ecosistemi, estinzione di specie animali e vegetali, territori impoveriti che perdono la capacità di rigenerarsi e di proteggersi da attacchi esterni, quali specie esotiche, inondazioni o incendi.

Al mercato mondiale però ciò non importa, perché la coltivazione è a bassissimo costo e i compratori sono in continua crescita, soprattutto nei paesi che stanno diventando ricchi, come l’India. Invece nei paesi occidentali sempre più consumatori sono diventati consapevoli del pericolo e molte aziende, per non vedere le loro vendite crollare, hanno eliminato dagli ingredienti dei loro prodotti l’olio di palma. Mossa che potrebbe attuare anche la Ferrero, l’ultimo grande gigante economico italiano, azienda da sempre famosa per la sua serietà e attenzione alla qualità. Ma Greenpeace e WWF si sono affrettate a precisare che la Ferrero, la quale supporta il Palm Oil Innovation Group di cui fanno parte le due organizzazioni, utilizza esclusivamente olio di palma proveniente da piantagioni controllate e che non contribuiscono alla deforestazione. Perciò grazie alle certificazioni di eco-sostenibilità, di cui molti colossi dell’industria alimentaria si stanno fornendo, potremo continuare ad acquistare senza avvertire alcun senso di colpa verso il nostro pianeta.
Ma tralasciando la questione nutella, è il messaggio sulla qualità del cibo che arriva dal governo a essere pericoloso. Le famiglie che non hanno la possibilità di informarsi attraverso internet, e in Italia sono tantissime, o non hanno tempo per decodificare tutte le siglette e lettere che trovano alla voce “Ingredienti”, si fidano di Renzi, si sentono tranquillizzate e continueranno a comprare, senza porsi delle domande, i prodotti contenenti l’olio di palma, che se in futuro diventerà non dannoso per l’ambiente rimarrà comunque dannoso per la salute. Non sanno, loro, che tante aziende che usano quel famigerato semino sponsorizzano l’Expo, la fiera del mangiar bene. Perché attenzione, non si può trovare solo nei dolci, ma anche in molti prodotti salati confezionati e in molti cibi pronti o surgelati di marche famose e dai prezzi contenuti. Potenzialmente una famiglia, soprattutto se si trova in quella fascia sociale costretta ormai da anni a fare la spesa solo nei discount, potrebbe consumare quotidianamente e anche a ogni pasto alimenti all’olio di palma, superando la dose giornaliera consigliata. Però la famiglia del premier mangia come noi, ci ha dato l’ok. Cosa ne possono sapere i francesi?
Quegli stessi francesi che da giorni sono schierati lungo la frontiera ligure e ci rimandano indietro i migranti al grido di “è un problema vostro”. E noi ciclicamente sgomberiamo e ricollochiamo lontano dai loro occhi sbuffanti.
Ma sul cibo nossignore, non obbediamo tacendo. Alziamo la testa e ci concediamo un po’ di sempreverde protezionismo, magari al grido di “la baguette senza nutella è un tozzo di pane che sa d’ascella”. Perché Renzi non fa politica, lui gioca alla politica. Crea immagini, forgia slogan, organizza eventi. È il contorno che conta, non la sostanza. Tanto meno perciò la sostanza di cui è fatta la nutella. La quale, a proposito, è una merenda perfetta per spezzare tra un gioco di palazzo e l’altro.

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