di Annamaria Capraro

Nuove sfide e nuovi traguardi per lo scienziato Graziano Pinna dopo la breve vacanza che nella prima metà dello scorso giugno l’ha portato a rivedere i luoghi della sua origine e della sua formazione: la Sardegna e Berlino.

grazianoScalate le vette più alte della ricerca internazionale per le sue importantissime scoperte sulle dinamiche della depressione, dell’ansia, del disturbo post traumatico da stress (PTSD) nonché sul meccanismo dei farmaci utilizzati al proposito, ha ricevuto un ennesimo attestato di riconoscimento per il lavoro che continua a svolgere.
Si tratta dell’approvazione, da parte del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America, di un progetto di ricerca e studi mirati alla scoperta di nuove terapie per il trattamento dei reduci delle campagne in Iraq e Afghanistan, che allo stato attuale costituiscono, come già sottolineato dallo stesso Pinna sulle pagine della nostra rivista, un grave problema sociale data l’altissima percentuale di suicidi, nell’ordine di ventidue al giorno, registrata tra essi.
“In particolare è stata accolta la mia proposta di studiare il meccanismo d’azione per gli effetti ansiolitici e antipaura della cannabis, sulla cui applicazione terapeutica in diverse patologie in questo periodo negli USA si registra un grande interesse. Ancora non esiste un farmaco specifico per il trattamento del PTSD e la ricerca deve progredire velocemente per colmare questo deficit”, afferma lo scienziato oristanese, direttore del progetto in qualita’ di “principal investigator” e “executive administrator” per un finanziamento di un milione di dollari.
Una notizia di grande rilevanza soprattutto in un momento in cui il PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) continua a diffondersi a macchia d’olio. Si tratta infatti di un vero e proprio vortice che risucchia non solo i 300.000 reduci a cui è stato riconosciuto, ma anche i loro familiari, in particolare mogli e figli. Questi infatti sono le dirette vittime dei sintomi del reduce che si traducono in abuso e violenza familiare e di conseguenza altissima possibilita’ di sviluppare la patologia.
È comunque auspicabile che le risorse messe in campo dal Ministero della Difesa Americano costituiscano soltanto il punto d’avvio di una risposta equa ai costi altissimi di un disturbo finalmente riconosciuto come neuropatologia a sé stante e non più classificata, come accadeva sino al 2013, quale semplice forma d’ansia. Costi altissimi, nell’ordine di miliardi di dollari, dal punto di vista economico per l’indennizzo alle invalidità conseguite, ma inestimabili da quello umano.Il problema non può comunque essere circoscritto agli Stati Uniti d’America. Il fatto che in altri paesi del mondo tale sindrome non sia stata riconosciuta tra i militari, non significa, come risulta evidente anche in Italia, che non sia pericolosamente presente.
La mancanza  di un adeguato numero di studi epidemiologici nonché di un consenso generalizzato sulla sua definizione impedisce una stima delle vittime di PTSD, ma ne è ormai acclarata la diffusione soprattutto tra le categorie più a rischio della popolazione mondiale. Oltre i militari e le loro famiglie ci sono infatti le vittime di violenza sessuale, soprattutto donne e bambini, gli adolescenti e tutti coloro che vengono coinvolti, vittime o soccorritori, in incidenti, stragi, calamità naturali e attacchi terroristici.
In Italia, in particolare, l’anno dopo il terremoto che colpì il Molise le indagini delle AUSL di Campobasso e Termoli evidenziarono gli effetti devastanti di tale sindrome soprattutto tra le fasce più fragili della popolazione sopravvissuta a San Giuliano, epicentro del sisma. Il 49 per cento dei bimbi manifestava sintomi da PTDS contro il 14% della popolazione adulta.
L’entusiasmo del prof. Pinna è naturalmente proporzionale alle difficoltà riscontrate anche in USA nell’ottenere finanziamenti per i progetti dalle agenzie federali quali il National Institute of Health (NIH) e il Dipartimento della Difesa (DOD) americano, “cosa che di norma accade soltanto per un 3-5% delle domande inoltrate da università o centri di ricerca. Con una competizione estenuante visto che proprio gli USA ospitano scienziati di spessore di ogni nazionalità. Il sistema accademico americano è pericolosamente competitivo”, spiega. “Spesso la sopravvivenza di molti professori e ricercatori in una facoltà è legata ai finanziamenti ottenuti, dai quali questa riceve il match di circa il 60% dell volume totale del grant da utilizzare per mantenere e migliorare le infrastrutture e contribuire alle spese ordinarie. I grant aumentano il prestigio delle università, contribuiscono a determinarne il posto in classifica, che, stilato anche in base alla somma dei finanziamenti ottenuti poi si riflette ovviamente sulle tasse richieste agli studenti.”
Il paese delle possibilità non offre infatti molte garanzie oltre quelle di un forte contributo alla competitività, in un sistema diversissimo da quello italiano, dove invece il posto di lavoro, una volta ottenuto, viene garantito a vita. La risposta data al progetto costituisce inoltre un’opportunità nuova offerta al suo ideatore per guardarsi intorno e rispondere alle inevitabili offerte per una carriera ancora più prestigiosa. Perché quella meritocrazia che in Italia stenta a decollare anche per la resistenza dei privilegi di casta e dei favoritismi, negli Stati Uniti ha creato un sistema di parametri valutativi basati unicamente sulle capacità, le competenze, il talento. Quelli appunto sui quali Graziano Pinna, da neolaureato e ricercatore sconosciuto, ha costruito, passo dopo passo, difficoltà su difficoltà, l’eccezionale percorso scientifico per il quale è oggi conteso dalle migliori Università e centri di ricerca di tutto il mondo.
“C’e’ poco da fare” commenta, “e’ proprio vero che in questo paese se hai voglia di lavorare sodo e hai passione per il tuo lavoro, in qualsiasi campo, non importa chi tu sia o da dove venga. Il  sistema americano offre un posto per chiunque abbia la determinazione e la voglia di emergere.”
Ed ora le sue scoperte aprono scenari impensati che rivoluzionano le neuroscienze e la neurofarmacologia, e da ogni parte del mondo si guarda all’unicità dei metodi sviluppati dal suo laboratorio, leader mondiale in un campo importantissimo, dato “l’impatto che i neurosteroidi stanno assumendo come regolatori del tono dell’umore e la loro implicazione in diverse neuropatologie”.
Oltre le collaborazioni temporanee nei diversi continenti, il legame con  il Brasile dove lo scienziato è Visiting professor presso l’Universidade Federal di San Paolo e dove si propone di importare nanotecnologie che sono state sviluppate per la prima volta nel suo laboratorio di Chicago, Graziano Pinna lavora infatti stabilmente anche con le università di Harvard, Boston University, Boston Veteran Affairs, University of California – San Francisco e Kansas University ma pure in Europa con collaboratori di Paris Descartes e INSERM di Strasburgo. E naturalmente con colleghi del suo instituto nella University of Illinois at Chicago e del dipartimento di psichiatria dove e’ attualmente un professore associato. Tutte collaborazioni che trattano lo studio del ruolo dei neurosteroidi in diverse neuropatologie tra cui anoressia nervosa, PTSD, TBI (traumatic brain injury, lesioni cerebrali da trauma cranico), Sindrome di Tourette, la comprensione dei deficit neurochimici responsabili del comportamento anomalo in queste neuropatologie e la scoperta di biomarcatori neuronali che possano diventare il target di nuove strategie terapeutiche o di medicinali mirati, piu’ sicuri e con minori effetti collaterali.
La scoperta di nuove e specifiche cure per il trattamento del PTSD e’ stato anche il tema che Pinna ha affrontato recentemente con grande successo nella sessione “hot-topics” (“temi di grande attualitá”) durante la quinta conferenza della Mediterranean Society of Neuroscience tenutasi a meta’ giugno a Santa Margherita di Pula e organizzato dalla presidente della societa’ Dr. Liana Fattore, primo ricercatore del CNR nell’Istituto di Neuroscienze dell’Università degli Studi di Cagliari. ”E’ per me sempre un grande privilegio e un onore essere invitato a parlare in una conferenza internazionale in Sardegna. Sono stato molto fiero del magistrale lavoro organizzativo di Liana nel meeting a Santa Margherita che ha visto la partecipazione di numerose eminenze nel campo delle neuroscienze” commenta.
In attesa degli esiti della campagna popolare che in Sardegna chiede l’attribuzione al prof. Pinna dell’importante onorificenza del Sardus Pater cogliamo l’occasione per fargli i nostri auguri e ringraziarlo per l’opportunità offerta a Oristano dalla sua conferenza dibattito “Dal trauma alla resilienza”, nella quale, con l’efficace mediazione del dott. Piergiorgio Salis ha coinvolto e affascinato un pubblico numeroso ed eterogeneo rivelando, attraverso le tappe della sua ricerca di laboratorio, i segreti dei meccanismi neuronali in una straordinaria narrazione della mente umana.
Mentre scienze, inconscio, natura e storia dell’umanità venivano indissolubilmente legati nell’excursus delle sue scoperte, emergeva chiaramente la grande rivoluzione offerta dai progressi nel campo delle neuroscienze. Una rivoluzione nel metodo, perché attraverso lo studio delle attività neuronali, dell’ordine sotteso agli stimoli reattivi, si giunge a quella sorta di regolazione automatica da cui, come un albero dalle proprie radici, emerge la coscienza umana.Una sorta di mappatura dei processi cerebrali per scoprire importanti patologie, ma anche per svelare i meccanismi che stanno alla base delle formazioni sociali e culturali.
Una serata nella quale ognuno è tornato a casa un pochino più ricco, e non solo in competenze scientifiche. È stato bellissimo intuire, nelle sfumature della voce e nella luce dello sguardo, la danza libera di quelle emozioni che nel suo quotidiano lavoro il prof. Pinna seziona e analizza con tanta precisione e tanto rigore in vista del bene comune.

Posted by Redazione

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