immigrazione-667x510“Caos totale”. Questo è l’allarme dato dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), l’agenzia nata all’indomani della Seconda Guerra Mondiale con il compito di assistere i cittadini europei fuggiti dalle proprie case a causa del conflitto, riguardo i recenti sbarchi in Grecia di esuli provenienti oggi da quei paesi in via di sviluppo funestati dalle guerre.

Secondo fonti Onu, infatti, da gennaio a maggio di quest’anno in Europa vi sono stati 105mila arrivi, più del doppio rispetto ai 49.500 nello stesso periodo dello scorso anno. Tra questi, ben 103.500 persone sono arrivate in Italia e Grecia, mentre solo 1500 tra Spagna e Malta (1000 lo scorso anno).

Poco più della metà dei migranti (55mila) sono stati soccorsi e salvati a largo delle coste italiane (Lampedusa, Taranto e altri porti del sud), il 32 per cento in più rispetto ai 42mila dello scorso anno. Ma ben più drammatico è il numero degli sbarchi in Grecia, 48mila. Secondo la polizia greca sarebbero invece 156.726, scrive la Bbc. Se facciamo il confronto con i 6500 arrivi dello stesso periodo del 2014 abbiamo un più 738 per cento, ovvero circa la metà degli arrivi in Europa via mare, soprattutto provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan.

Mentre prosegue la lotta alle carrette del mare provenienti dalla Libia, dove i trafficanti di esseri umani si arricchiscono sulla disperazione dei migranti provenienti dal nordafrica e dall’Africa subsahariana, l’agenzia europea Frontex ha lamentato la carenza di impegni di mezzi dagli stati membri per sostenere il flusso verso Grecia ed Ungheria.

Dal caos greco alla cortina di ferro ungherese

In Grecia, arrivati dalla Turchia sulle vicinissime isole di Kos, Chios e Lesbos, dopo aver pagato fino a 800 euro ai trafficanti per un viaggio di venti minuti, secondo l’UNHCR, trovano strutture di accoglienza “totalmente inadeguate” che mettono “i bambini rifugiati a rischio di sfruttamento e di malattia”, secondo l’organizzazione umanitaria Save The Children.

Ma molti che restano bloccati dalle autorità greche travolte dalla crisi economica e incapaci di affrontare il problema, e talvolta in balìa delle violenze della polizia locale, decidono di attraversare la Macedonia per raggiungere a piedi o in treno la Serbia e poi l’Ungheria.

Così le autorità ungheresi, prospettando quest’anno l’arrivo di 300mila migranti, dopo aver di recente sospeso una norma dell’Unione europea che impone di prendere i richiedenti asilo che prima entrano nell’Ue attraverso l’Ungheria e poi si recano in altri paesi, hanno messo 900 soldati a presidio dei diversi punti lungo i 175 km di confine con la Serbia su cui sta sorgendo una recinzione di quattro metri chiusa dal filo spinato preparato dai detenuti delle carceri ungheresi e che il governo è determinato a concludere entro il 31 agosto.

Il sindaco di Asotthalom, giovane, sorridente e favorevole alla recinzione, ha dichiarato a RepubblicaTv di non essere un fascista ma “un patriota” e di non aver bisogno di sparare ai migranti perché “ha dei buoni cani” che proteggono la sua casa.

Un blog ungherese dai toni piuttosto “patriottici” (hungarianambiance.com) rende noto che potrebbero essere afghani quelli che nei giorni scorsi hanno aperto un varco nella cortina di ferro che corre in quel paesino di 4191 abitanti. Così il partito conservatore al potere, Fidesz, ha subito annunciato che a settembre presenterà una proposta di legge in parlamento per rendere gli atti vandalici sulla cortina di ferro un reato penale.

E se il blog enfatizza come nella capitale Budapest le autorità locali mostrano attenzione per i problemi sanitari individuando quattro zone “di transito”, ovvero prati verdi circoscritti da recinti metallici in cui i migranti hanno a disposizione bagni e docce, invece va giù pesante contro chi contesta il governo, che vengono dipinti come quelli “che gestiscono l’immigrazione clandestina” e diffondono “menzogne sulle condizioni dei centri di rifugiati” perché “la verità è che la maggior parte di loro hanno un sacco di soldi” e “non accettano il pasto gratuito offerto dagli agenti, quinta colonna, mascherati da operatori umanitari”.

In un commento a seguire, sebbene si annunci la cancellazione dei commenti che istigano ad odio e violenza, un lettore anonimo supporta la propria brama di premere il grilletto dicendo che, se il governo statunitense autorizza a sparare i propri cittadini che si avvicinano alla misteriosa Area 51 del Nevada (quella degli Ufo insomma), “perché non può una NAZIONE farlo da sola nei confronti degli stranieri??”

L’alfabeto nella “giungla” di Calais e le paranoie britanniche

Il 30 luglio scorso ai microfoni della ITV News, primo network televisivo commerciale della Gran Bretagna e secondo per audience, dopo la Bbc, il premier David Cameron ha definito i migranti che tentano ogni giorno di attraversare l’eurotunnel di Calais uno “sciame di persone”.

Un eloquio condannato non solo dall’opposizione laburista e da parte della stampa ma anche dal Refugee Council britannico che si occupa dei rifugiati e dei richiedenti asilo perchè privo di umanità e lesivo dei diritti di quelle migliaia di persone che rischiano la propria vita per sfuggire alla morte e alle guerre.

Il leader dei Tories, accusato di fare la “diplomazia della cannoniera” su Calais, nord della Francia e nuova frontiera di civiltà, probabilmente non ha visto nascere “The jungle”, una gigantesca tendopoli senza servizi sanitari che “accoglie” più di 3mila migranti che vorrebbero attraversare i 34 chilometri di eurotunnel che separano il canale de La Manica dal Regno Unito.

Nella “giungla” però, grazie anche all’aiuto dei locali, con chiodi e tavole i migranti hanno prima costruito una piccola scuola, dove volontari di organizzazioni umanitarie del posto tengono classi gratuite di francese, arte, tai chi e conversazione in inglese, e poi chiese e moschee. Secondo il Guardian l’insegnamento del francese potrebbe essere il segno che molti dei “transitanti” avrebbero cambiato idea sul futuro oltremanica.

Infatti quelli che ce l’hanno fatta sono oggetto di una campagna ansiogena, in particolare sulla stampa conservatrice britannica, la più letta nel Paese. Così se per il Daily Mail “vengono accolti in alberghi con piscine e palestra, ricevono tre pasti caldi al giorno e 35 sterline alla settimana”, per il rivale Daily Express e il gossiparo Daily Star una nuova piaga sta colpendo il Regno Unito: i pidocchi. “Un’invasione di pulci dai peni giganti (…) due volte e mezzo la lunghezza del loro corpo”.

Una “quasi pandemia” di pulci dalla “grande virilità”, favorita dal mix di caldo e freddo di quest’estate che, diventate “immuni” alle polveri insetticide acquistate nei negozi, attrverso i camion dell’eurotunnel hanno già invaso “milioni di case, alberghi, ospedali”. Gli stessi esperti dicono che ora il superdotato insetto si stia trascinando minaccioso verso Buckingham Palace.

Fonti:

http://www.bbc.com/news/world-europe-33818193

http://www.hungarianambiance.com/2015/08/migrants-cut-through-border-fence-near.html

http://www.huffingtonpost.com/entry/calais-migrant-crisis-explained_55bf8878e4b0d4f33a0355d1

http://www.theguardian.com/uk-news/2015/jul/30/david-cameron-migrant-swarm-language-condemned

http://www.theguardian.com/world/2015/aug/01/calais-camp-migrants-abandon-uk-learn-french

http://www.dailymail.co.uk/news/article-3190754/Now-Calais-stowaways-barred-hotel-Migrants-presence-angers-paying-British-guests-taken-TripAdvisor-warn-holiday-makers.html

http://www.express.co.uk/news/uk/595686/Calais-migrant-giant-penis-flea

http://www.dailystar.co.uk/news/latest-news/457322/Drivers-Europe-attack-willy-fleas-cabin

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