sardiscuola2Il termine ultimo per impugnare la legge 107, meglio conosciuta come “Buona Scuola”, era l’11 settembre, Il Magnifico Governatore della Sardegna e i suoi collaboratori, dopo aver dichiarato che comunque non avevano intenzione d’impugnare l’anzidetta legge, hanno deciso di affrontare il tema della riforma della scuola e delle sue ricadute negative sul territorio sardo il 22 settembre. Insomma i nostri politici non si smentiscono mai, continuano a pensare di avere a che fare con una massa acefala, anzi no, forse non è più nemmeno questa l’interpretazione migliore per spiegare l’accanimento di questa giunta nei confronti del mondo della scuola. Molto più semplicemente si tratta dell’assimilazione totale, da parte del presidente Francesco Pigliaru, della filosofia renziana dell’arroganza ovvero di chi, pur essendo palesemente sprovvisto degli strumenti politici adeguati per guidare una grande comunità, ritiene di essere il depositario assoluto della verità e, dunque, di poter fare tranquillamente a meno del parere dei diretti interessati.

C’è da dire però che più passano i giorni e più aumentano gli episodi di contestazione nei confronti del nostro Capo del Governo, che in più di un’occasione è stato costretto a filarsela nella sua auto blu prima che i contestatori gli mettessero letteralmente le mani addosso. Lui però marcia felice come un treno senza chiedersi se questo prima o poi lo porterà a sbattere contro un ostacolo insormontabile. Da uno come Matteo Renzi, però, un atteggiamento del genere un po’ ce lo aspettiamo, nella sua vita non ha mai cercato un lavoro, ha sempre tentato la fortuna, vi ricordate quando da giovinetto, era il 1994, il nostro conducator partecipò alla “Ruota della Fortuna” di Mike Buongiorno? È nel suo dna, non può farci nulla, anche se le conseguenze delle sue azioni ricadono nefaste su milioni di italiani. Dal nostro governatore, però, ci saremmo aspettati un po’ di saggezza in più, ma insomma un docente universitario, una mente illuminata, un intellettuale di spessore che si riduce ad eseguire come uno scolaretto le direttive che arrivano da Roma, mostrando un’irritante indifferenza per le problematiche di migliaia di corregionali che pure lo avevano votato.

Meno male che in tutta la Sardegna si stanno moltiplicando i coordinamenti e i comitati degli insegnanti che finalmente si stanno dando un’organizzazione dal basso, scavalcando l’insopportabile arroganza e prosopopea dei nostri politici. Cagliari, Sassari, Oristano e adesso anche Nuoro, dove da qualche mese è nato il Coordinamento Scuola Pubblica, formato da docenti di ruolo, precari e personale amministrativo. In poco tempo questa organizzazione spontanea è riuscita a polarizzare su di sé l’attenzione dei media locali grazie anche ad un notevole attivismo.

Questo movimento degli insegnanti, che ormai ha assunto dimensioni nazionali, se riuscirà a radicarsi sul territorio, potrà assumere un ruolo importante non solo all’interno del mondo della scuola, ma potrà avere l’ambizione, insieme ad altri attori sociali, di guidare il cambiamento e tentare di smantellare lo strapotere della casta politica che ormai ha incancrenito l’intero tessuto sociale italiano. È, infatti, arrivato il momento di restituire alle persone comuni, a quelli che si alzano alle sei di mattina per andare a lavorare, la dignità che gli è stata tolta da una ristretta categoria di privilegiati che ha utilizzato la cosa pubblica per tutelare i propri interessi privati.

Lo sviluppo di queste organizzazioni di base assume un’importanza maggiore proprio nelle aree economicamente più depresse del nostro paese, come nel caso del territorio nuorese. Questo perché c’è bisogno oggi di nuovi protagonisti politici capaci di liberare energie positive e pulite, libere da lacci e lacciuoli clientelari che non consentano agli abitanti dei territori meno fortunati di affermare la propria dignità, ma soprattutto, la propria intraprendenza che spesso viene mortificata dall’arroganza del “capetto” politico locale. Questi veicola le poche risorse economiche che ancora circolano, in direzione dei propri subalterni che spesso rivelano in maniera vergognosa tutta la loro inadeguatezza e incapacità che si scarica inevitabilmente sulle comunità nelle quali operano. In questa prospettiva, il movimento degli insegnanti, può rappresentare una speranza non solo per chi opera nel mondo della scuola, ma per tutti i cittadini ai quali sta a cuore la tenuta democratica del nostro paese.

Posted by admin

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *