di Maurizio Carta

corbin1Chissà cos’avrà pensato in tutti questi anni sotto quel casco e sopra i pedali nella sua bicicletta Jeremy Corbyn, nelle giornate piovose sotto il cielo cupo di Londra, quando si recava a Westminster, sede del parlamento inglese. E’ dal 1983 che pedala nella stessa strada, lui che ancora oggi, a 67 anni, non possiede un’auto. Ma il verso della carreggiata, forse per coincidenza o forse no, anche per la bicicletta funziona a sinistra, più a sinistra di tutti nella sua direzione. L’ avessero detto tanti anni fa o solamente qualche mese a oggi, anche il più ottimista degli scommettitori l’avrebbe dato per spacciato, con una sterlina se ne vincevano cento nella terra dove l’azzardo è di casa. Perché Jeremy Corbyn, anche in questo momento, è amato fuori dal suo partito e odiato dentro. Ma questo è il bello di tutto, quando si naviga con il vento contrario.

Lui, i premier che hanno fatto la storia, li ha visti tutti. Dalla Iron Lady Margaret Tatcher, al suo collega di partito Tony Blair, l’uomo che sta più a destra nella sinistra inglese, colui che ha scardinato il modo di stare a sinistra. Sarà per questo che Blair è mesi che scagliava anatemi pubblici contro il vecchio Jeremy e, adesso che quest’ultimo sta in testa al partito dichiara che il Labour party perderà anche nella tornata elettorale del 2020 con questo candidato.

Andando ai numeri, però, alle urne non c’è stata partita. Corbyn ha collezionato il 59 per cento delle preferenze, largamente più di Tony Blair nel 1994. Lo ha seguito il rispettabilissimo Andy Burnham con il 19, Yvette Cooper con il 17. La candidata fortemente sponsorizzata da Tony Blair, Liz Kendall ha concluso con un misero 4,5.

Jeremy il rosso”, come lo chiamano da queste parti, le idee chiare le ha sempre avute. Le ha avute quando si è opposto alla guerra in Iraq, quando di recente si è opposto a David Cameron sui tagli al sistema del Welfare, quando esprime il suo massimo assenso all’accoglienza dei rifugiati, materia incandescente quanto la lava di un vulcano. In materia di diritti umanitari, per l’appunto, riuscì persino a procurarsi le manette nel 1984, di fronte alla South African House, a Londra, in una manifestazione contro la politica britannica nella terra di Nelson Mandela. Forse più apprezzato all’estero che in Madre patria , Mister Corbyn si è speso come uomo di pace in diversi scenari, fra cui quello mediorientale. Nel 2013 riceve il Gandhy international peace award per l’impegno profuso nella non belligeranza. Attivo da sempre nella campagna per il disarmo nucleare, non è ben visto da Washington che, anche se non apertamente, non strizza l’occhio al nuovo Capitano Labour. Il suo predecessore Ed Milliband, dopo essersi comunque complimentato, ha subito dichiarato ai microfoni di mezzo pianeta che sarà durissima riunire le spaccature ulteriormente create dalla sua elezione, un ricompattamento che richiederà un arduo lavoro.

corbin2Ma Jeremy Corbyn non è solo protesta, è soprattutto proposta. Propone il Quantitative easing (stampare moneta detto in “soldoni”) per l’aquisto di obbligazioni pubbliche della National Investment Bank, con lo scopo di finanziare un poderoso piano di investimenti in infrastrutture. Come ogni buon socialista puro che si rispetti, vuole rinazionalizzare importanti asset strategici, dall’energia passando per le ferrovie. Ha più volte dichiarato guerra e si è disposti a giurare che continuerà a farlo, contro la grande finanza privata che ha nella city londinese la sua roccaforte.

Si temevano infliltrati alle primarie di partito, tant’è che è stato inserito il pagamento di tre sterline per poter acccedere al voto, una cifra simbolica che comunque disincentivavava e faceva da deterrente per i non veri interessati.

Si era capito che Jeremy Corbyn avrebbe vinto quando però, come altre mille volte ha fatto in vita sua, ha votato contro i tagli al Welfare del governo conservatore, mentre tutto il suo partito si è semplicemente astenuto. Un gesto che ha fatto riaccendere la fiamma della passione con le due più grandi Trade Unions (i sindacati) del Regno Unito, Unison e Unite, senza le quali, piaccia o no, stare al timone dei Laburisti è quasi utopia. E’ stato quello il punto di svolta nelle probabilità di Mister Corbyn di vincere la corsa alle primarie, perché votando contro si è davvero giocato tutto, ma non era certo all’esordio nello sfidare l’impopolarità.

Da ultimo, ma non certo per importanza, Jeremy Corbyn è apertamente repubblicano. Stay tuned.

Maurizio Carta, Londra.

Posted by Redazione

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