Martedì 22 e mercoledì 23 settembre  i rappresentanti degli stati membri si riuniranno ancora una volta per cercare possibili soluzioni all’emergenza rifugiati, ma l’accendersi di tensioni e l’inasprimento dei controlli alle frontiere sta sollevando dubbi riguardo alla capacità dell’Europa di garantire al proprio interno la libera circolazione dei cittadini.

Nel caos delle ultime settimane, azioni come il temporaneo ripristino dei controlli frontalieri in Germania e Austria o la costruzione del muro al confine serbo–ungherese danno l’impressione che i paesi più coinvolti dalla crisi stiano tornando a rafforzare le proprie frontiere. Questi episodi, diversi per modi e finalità, segnalano l’incapacità dei paesi Ue di coordinarsi sulla base di un condiviso criterio di solidarietà e di fiducia comune.

Alla vigilia del Consiglio dei ministri dell’Interno e del Consiglio Europeo sull’immigrazione è quindi opportuno chiedersi se l’emergenza rifugiati stia effettivamente mettendo a repentaglio la tenuta di uno dei principi cardine del processo di integrazione europeo, ovvero gli Accordi di Schengen, e quali implicazioni questo possa avere per il futuro l’Unione europea. (foto: Flickr)

Chi ha sospeso Schengen?
Gli Accordi di Schengen garantiscono che chiunque risieda in uno dei 29 paesi firmatari o vi entri legalmente acquisisce il diritto di circolare nell’area senza essere fermato per un controllo alle frontiere interne. Sospendere gli Accordi significa ripristinare i controlli dei documenti al confine, non significa e non può significare la chiusura della frontiera.
Sebbene gli Accodi preveda delle modalità per la sua sospensione, il diritto di libera circolazione all’interno dell’area Schengen è stato finora considerato pressoché inviolabile tanto che, salvo casi particolari come attentati terroristici o grandi eventi, nessun paese aveva mai chiesto di sospendere gli accordi neanche per gestire i flussi migratori, pur in presenza di tensioni come nel caso di Ventimiglia lo scorso giugno. Oggi invece, molti paesi hanno deciso di percorrere questa strada seppur con dei distinguo. Da una parte, Germania, Austria e Slovenia hanno reintrodotto temporaneamente i controlli appellandosi a quanto previsto dall’Accordo per casi di minaccia all’ordine pubblico. La procedura affida alla Commissione un ruolo centrale in quanto la richiesta del paese deve essere accettata e verificata dall’organo comunitario. In altri casi, invece, come quelli di Slovacchia e Repubblica Ceca, il governo ha annunciato rafforzamenti alle frontiere senza notificare una sospensione, ponendosi quindi in una pericolosa area grigia dal punto di vista giuridico.

Il muro ungherese è legale?
Quando uno stato aderisce a Schengen, acconsente a eliminare le frontiere interne in cambio di un rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne. Poiché la Serbia non fa parte dell’area Schengen la frontiera serbo–ungherese è una frontiera esterna e quindi l’Ungheria ha pieno diritto a rafforzare i controlli. Il muro quindi è legale, e lo resterà fino a quando la Serbia non firmi e attui il Trattato di Schengen. Tuttavia, poiché la Serbia è uno dei paesi candidati a diventare membro dell’Unione europea, la costruzione di un muro – seppur rimovibile – non è sicuramente un segnale politico incoraggiante.
Dal punto di vista del diritto sarebbero legali anche i muri in filo spinato che l’Ungheria ha annunciato di voler costruire alla frontiera con la Croazia e la Romania in quanto entrambi i paesi non fanno ancora parte dell’area Schengen. Qui la questione è però più complicata poiché non solo sono paesi membri dell’Ue ma anche già impegnati nell’iter di attuazione degli Accordi di Schengen.

I commenti degli esperti

“I muri sono specchi delle nostre fragilità”
Maurizio Ambrosini, Università di Milano
In Europa pensavamo che l’epoca dei muri fosse finita nell’89. Ora invece lo scenario è turbato dall’arrivo di un flusso di rifugiati a cui l’Europa non era più abituata, ma che in altre parti del mondo si verifica da anni e con numeri molto maggiori. Ansie e paure suscitate dal fenomeno sono uno specchio delle nostre fragilità. La tentazione è quella di rispondere con nuovi muri: una tecnologia antica, pressochè immutata, che oggi come ieri serve a separare noi e gli altri. Si va verso un inasprimento di un sistema di mobilità selettiva, in cui le popolazioni hanno un accesso differenziato al diritto di muoversi attraverso i confini. I controlli alle frontiere ritornano in auge.
Ma il vento che spira dal Regno Unito fa pensare che le limitazioni potrebbero non riguardare solo i richiedenti asilo e i migranti esterni. Il ritorno dei nazionalismi e dei confini statuali rischia di compromettere uno dei pilastri della costruzione europea: la libera circolazione delle persone.

“Senza richiamo ai principi fondanti, unità europea a rischio”
Federico Romero, European University Institute
A mio parere l’ideale di un’Europa senza frontiere e sempre più unita è a rischio non tanto per l’emergenza profughi in sé e per sé, quanto per l’incapacità europea di anticiparla, di organizzare una gestione appropriata e puntuale e, soprattutto, di richiamare tempestivamente le ragioni dell’integrazione europea quali principi che avrebbero dovuto guidarci nella risposta.

Posted by Redazione

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