di Annamaria Capraro

Una battaglia vittoriosa non necessariamente prelude a una guerra vinta.

Ma  il respingimento, da parte del Tribunale amministrativo della Sardegna, del ricorso presentato nel novembre del 2014 dalla Saras Spa contro l’archiviazione, ad opera del Servizio di sostenibilità ambientale, del Progetto Eleonora, finalizzato alla richiesta di realizzazione di un pozzo esplorativo per l’estrazione di idrocarburi dal sottosuolo del Comune di Arborea, si basa su motivazioni forti, tali da comportare “la reiezione dell’istanza risarcitoria per assenza del requisito di ingiustizia del danno.”

sindaca“Non si sperava in una sentenza tanto robusta, ma questo costituisce già una sorta di sicurezza in caso di un ricorso della Saras al Consiglio di stato” . A sottolinearlo è Manuela Pintus, la giovane e determinata biologa che dalle lotte del Comitato contro il Progetto Eleonora è passata alla guida del Comune di Arborea, coagulando intorno a sé speranze e aspettative di chi nella politica vede incarnarsi l’etica.

Incontrare la giovane “sindaca” a pochi giorni dalla sentenza significa capire meglio la consistenza di quel sospiro di sollievo che si è levato da un intero paese, ma in particolare la direzione che sta prendendo il cambiamento prospettato per il territorio di Arborea, simbolo della ricerca di un cammino da percorrere per un domani più sicuro.E di un equilibrio sottile ma possibile tra Pil e Fil, acronimo quest’ultimo, peraltro sempre più diffuso, che sta per felicità interna lorda, calcolata dal Programma di sviluppo sostenibile dell’Onu in base al reddito pro capite, alla qualità e alle aspettative di vita, alla percezione di sé.

Quattro anni di vertenza hanno dato i frutti sperati. Che non riguardano, però,  solo la necessità di preservare la specificità di un territorio legato, come è noto, a una vocazione particolare per l’agricoltura, la zootecnia, l’ittiocoltura, il turismo, e che ospita zone di pregio quali lo stagno di S’Ena Arrubia, zona protetta e tutelata da Convenzioni internazionali che si trova a poco più di un centinaio di metri dai luoghi destinati alle trivellazioni.

“In effetti” commenta Manuela Pintus, “da ogni periodo di difficoltà si può trarre qualcosa di buono. Quando è arrivato il Progetto Eleonora Arborea aveva necessità di riflettere. Si è spesso distratti da mille cose: esigenze di vita pratica, eccessiva attenzione al proprio lavoro, problemi di vario genere. Io stessa mi sono resa conto del pericolo che stavamo correndo solo quando i ragazzi del Comitato mi hanno informata dettagliatamente.

Il progetto, accolto dalle due precedenti amministrazioni  di Arborea nonostante le sterili perforazioni nella Sardegna degli anni ’60, era passato quasi inosservato agli occhi della popolazione, fatta eccezione per le Cooperative, che avevano manifestato il proprio dissenso.

Ma il risultato più grande che ora si è raggiunto è stato proprio questa consapevolezza nuova, la necessità di porsi domande, l’imparare ad interagire con le amministrazioni e le istituzioni, e non solo per le vertenze del proprio territorio. Insomma, questa lotta ha contribuito a risvegliare la comunità.  A mettere tra parentesi tensioni ed egoismi in nome del bene comune. il che favorisce amicizie e solidarietà.

Ho avuto modo di apprezzare il coraggio di molte persone, ma quello che vorrei sottolineare, visto che quando si arriva ai risultati si citano soltanto i protagonisti, è la forza delle mamme, delle donne in genere. Sempre presenti, spesso con i figli. Nelle assemblee del 2013, nei viaggi a Cagliari per tutto il 2014, in attesa  fuori dal Savi, in silenzio durante il dibattimento del 1 Luglio 2015 al Tar.  Instancabili nel dare coraggio, nel mantenere vive le speranze. Senza di loro non saremmo arrivati a tanto.

Naturalmente non intendo sminuire la presenza degli uomini. E non solo di quelli che difendevano il proprio paese e il proprio territorio.  In molti ci sono stati vicini, hanno abbracciato la nostra battaglia.  Per coloro che hanno guardato ad Arborea con affetto e ammirazione offrendo il proprio aiuto, non potendo citare tutti, mi limito a due nomi: Maria Rita D’Orsogna, docente californiana di fisica di origini abruzzesi,  assolutamente determinante nell’attuazione della fase iniziale di richiesta al Savi, e Pietro Dommarco, giornalista lucano purtroppo esperto in materia dato che la sua terra ha il primato dei pozzi di estrazione del  petrolio in Italia. Le vite di entrambi sono stravolte dall’impegno.  Girano  l’una il mondo, l’altro l”Italia, organizzano dibattiti e convegni per favorire la consapevolezza e l’attuazione di tante battaglie.”

arboreaAlla domanda su quel che rimane di tante fatiche al di là del successo sinora conseguito, risponde senza esitazione: “ Una grande lezione di politica intesa nel senso etimologico del termine. Credo sia chiaro che non si deve mai lasciare che siano gli altri a decidere per noi. Non si deve pensare che il potere possa determinare le scelte di un territorio  e stravolgere le nostre vite. Il tessuto economico e sociale di Arborea è particolare, ma la sua battaglia sarà di stimolo per tutte le popolazioni che si ritroveranno a sostenere conflitti ambientali anche più seri ed importanti. Se all’inizio della vertenza molti pensavano fosse inutile protestare e opporsi agli intenti di una multinazionale spero che oggi sia cambiata la percezione dei termini del problema.

Si continuerà comunque la protesta deliberata alla fine del 2014 contro l’articolo 38 del decreto Sblocca Italia, che vuole liberalizzare le trivellazioni passando le competenze delle Regioni a statuto speciale in tema di energia e ambiente a Roma, appunto al Ministero dell’Ambiente, tra l’altro con una concessione unica per “prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi.”

Ma altre battaglie e nuove decisioni si profilano per la neo sindaca,  determinata a proseguire nell’ambito della medesima partecipazione popolare, chiaramente insolita in un paese che pure si fonda sulla cooperazione come Arborea.

A breve infatti il Comune dovrà pronunciarsi per l’ultimo atto riguardante l’adesione al Consorzio Industriale  richiesta dalle due precedenti amministrazioni. Adesione che, implicando la destinazione industriale di 200 ettari di territorio e  prevedendo l’accettazione incondizionata allo Statuto del Consorzio, risulterebbe pericolosa per la presenza, in zona Masangionis, nella frazione S. Anna, di un centro per il conferimento di rifiuti umidi e secchi . Dai primi si crea infatti  il decompost, dai secondi nascono le ecoballe destinate agli inceneritori. Uno dei quali il Consorzio industriale potrebbe decidere di collocare nel territorio. “Intendo aprire dibattiti sul tema, poiché nel 2013 e 2014 una raccolta di firme ha manifestato una ferma opposizione, soprattutto delle mamme”, annuncia Manuela Pintus. “Sarà la prossima battaglia  che affronteremo, con l’aiuto naturalmente delle diverse realtà produttive della zona, e richiamando l’attenzione di tutti, compreso chi non riesce a entrare in meccanismi che a tutti possono dare voce”.

E continua: “ il cammino sarà lungo, perché sono molte le criticità presenti nel territorio di Arborea.  Non possiamo ignorare l’impatto che le diverse attività produttive hanno sull’ambiente, ma da tempo ormai si è presa coscienza del problema e si agisce di conseguenza. Si procede dunque attraverso progetti di sostenibilità ambientale nel rispetto dei diversi ecosistemi, e le Cooperative si fanno carico di organizzare corsi preparatori per allevatori e coltivatori. Ma poiché la consapevolezza deve crescere con le persone diventa necessario coinvolgere le scuole, primaria e secondaria. Ora è in atto un progetto di Educazione Ambientale elaborato dall’Associazione Culturale della biblioteca di Arborea, con l’aiuto di volontari e in collaborazione con il comune, la Cooperativa associati, il vivaio Poterle. Personalmente ho affiancato due agronome con lezioni di microbiologia del suolo. L’intento è quello di sensibilizzare i ragazzi, portarli alla conoscenza del territorio e alla realizzazione di orti biologici e sinergici per un rapporto armonico con la natura. Perché ci si possa rispecchiare in un ambiente sano e pulito.

Si va inoltre verso pratiche che, prima imposte dall’alto, sono oggi abbracciate sempre più consapevolmente in quanto hanno dato risultati positivi. Dal 2005 siamo stati perimetrali dalla Regione Sardegna come zona vulnerabile da nitrati con l’obbligo di nuove pratiche di smaltimento dei reflui e siamo scesi così repentinamente dai 120 milligrammi in falda attestati dai primi prelievi a un 79 che per ora è fermo.  I prossimi report dell’Arpas, Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Sardegna, insieme a quelli della provincia, ci forniranno ora, con i nuovi risultati, ulteriori indicazioni .  Il tutto comporta una sorta di monitoraggio del territorio in grado di rivelare la presenza di sostanze nocive quali metalli pesanti ed altro.

Salubrità del suolo,  prodotti sani e un rapporto di sinergia tra il territorio e i suoi abitanti. Il processo è iniziato, dobbiamo solo continuare. E liberarci di altre vertenze di carattere industriale che non sono particolarmente utili e funzionali alla nostra economia.

Non si tratta naturalmente di un percorso semplice.  Manuela Pintus ne è consapevole nella sua determinazione, e si sofferma, perplessa, sulle difficoltà:  “Capisco che certe regole siano pesanti, ma dobbiamo agire con coerenza e chiarezza. D’altra parte in questi mesi gli stessi documenti esaminati mi hanno rivelato la consistenza di  una diffusa preoccupazione per l’ambiente  determinata da alcune scelte espressione non certo di un’anima condivisa”.

Un attimo di esitazione nella voce e nello sguardo accompagna la sua risposta a una domanda scontata sulle fonti energetiche che il comune intende privilegiare.

Non siamo un’amministrazione che dice sempre no, il Progetto Eleonora ci sembrava non solo dannoso ma anche inadeguato ai nostri bisogni . Si parlava di quantativi ipotetici di gas in grado di soddisfare le esigenze della provincia di Oristano per 20, 25 anni; il che, spalmato sull’intera regione, significa solo un anno un anno e mezzo.  Se si privilegiassero fonti fossili sarebbe dunque necessario rivolgersi comunque all’esterno. Meglio puntare su energie rinnovabili, sull’efficientamento energetico degli edifici e delle strutture finalizzate alla produzione. Anche perché sono molte le zone in cui per via del Piano paesaggistico regionale non si possono adottare le pale eoliche.

Con l’adesione, nel 2011, al  Patto dei sindaci che, accordo volontario tra la Comunità Europea e gli enti locali, intendeva raggiungere gli obiettivi di Europa 2020 con l’abbattimento delle emissioni di CO2 del 35 per cento rispetto all’anno base fissato nel 2007, Arborea, capofila di altri comuni quali Santa Giusta, Terralba, Uras, Marrubiu, S.N. d’Arcidano e Palmas Arborea, si è impegnata a redigere un Piano di azione per l’energia sostenibile, il Paes. Si è abbracciata in tal modo una “strategia generale per abbattere le emissioni e i consumi e aumentare le energie rinnovabili” attraverso una serie di azioni a breve e medio termine. Il Paes è terminato, ma i rapporti forniti ci dicono che abbiamo abbattuto i consumi del 38 per cento. Così come sono state abbassate, secondo la tempistica di completamento indicata dal piano, le emissioni di CO2 . Questo vale non solo per le strutture pubbliche ma anche le aziende, le Cooperative. La 3 A utilizza energie fornite dallo smaltimento dei residui di lavorazione, con un depuratore in grado di generare biogas che in estate alimenta un’intera linea produttiva.

Quanto realizzato è stato accuratamente monitorato e Sardegna Ricerche si occupa di organizzare l’evento conclusivo che per Arborea è stato fissato per il 20 ottobre con il tema “Energie in circolo: un viaggio nell’energia sostenibile in Sardegna” . Nell’intento di favorire la riflessione sulla sostenibilità ambientale, l’efficienza energetica e le energie rinnovabili.

La chiusura del Patto dei sindaci sottolinea per Arborea la costituzione di una Centrale per gli Acquisti Verdi” rivolta all’acquisizione di beni e servizi a ridotto impatto ambientale e, per quanto riguarda l’energia , i lavori di efficientamento dello stabilmento lattiero caseario 3°A, la riqualificazione di edifici comunali, progetti di housing sociale e l’installazione di impianti da Fonti di Energia Rinnovabile sull’area fieristica e le scuole di ogni ordine e grado. Nonché la realizzazione di piste ciclo pedonali.

Abbiamo diversi progetti  sulla carta quali il biometano originato da refluo zootecnico, e nuove realtà come Ecodek, che , installato nella zona fieristica, fornisce metano prodotto da microorganismi”.

Un lungo excursus tecnico quello offerto da Manuela Pintus, ma anche, disseminati nel suo interno, degli indicatori imprescindibili per una vita comunitaria  consapevole.

Posted by Redazione

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *