I quattro Mori del Monterra Calcio

In tempi in cui un sindaco-sceriffo leghista nega a un gruppo di profughi l’erba del campo del Mortara Calcio, squadra dell’omonimo paese di 15mila abitanti in provincia di Pavia, c’è invece chi crede nell’entusiasmo di questi giovani atleti, anche sperando di avere in rosa un futuro “King George” (Weah), Didier Drogba, Samuel Eto’ o “Super Mario” Balotelli.
Di recente lo hanno fatto la “Puteolana 1909”, squadra di Pozzuoli in provincia di Napoli, che giocherà il campionato di promozione con tre giovani profughi provenienti da Gambia e Senegal, e l’Asd Pagi di Sassari, che calcherà i polverosi campi della Seconda categoria con una squadra interamente composta da trenta richiedenti protezione internazionale fuggiti da diversi Paesi africani.

Tore Loi, imprenditore, a Norbello ha in gestione il campeggio di “Nuraghe Ruju”, struttura comunale diventata centro di accoglienza dopo l’emergenza sbarchi dei mesi scorsi. Lino Soru, trasportatore di professione e dirigente del Monterra Calcio di Santu Lussurgiu, paese di 2400 abitanti, per lavoro va spesso là. “Da cosa nasce cosa!” – mi dice Nanni, anche lui dirigente e fratello di Lino.

Ma come verrà accolta l’iniziativa alle pendici del Montiferru? Nei bar si sente dire che “questi ti entrano in casa” o “ti rubano il lavoro”. “Questi”, i senza nome. “Istranzos”. Stranieri di cui aver paura senza un motivo, senza sapere nulla di loro. Forse solo perché lo dice la televisione o qualche arruffapopolo, locale e non, sempre “in sa televisione” o su Facebook.

Asd Pagi di Sassari

“Ci è piaciuta l’idea di accoglierli, lo stiamo raccontando” – dice Gerolamo Pinna, anche lui dirigente rossoblù – “e abbiamo avuto pareri positivi”. Così i lussurgesi Angelo Ardu, Antonio e Salvatore Beccu, Gianluca Lo Piccolo, Diego Mazzei, Salvatore Pinna, Giuseppe Schirra, Giovanni e Francesco Soru I e II, con Luca Attene e Nicola Deiana, Valentino Milia di Abbasanta e Pasquale Cossu da Modolo, Flavio Lai da Noragugume, Christian Monni, Francesco Corda, Danilo Scuda e Alessandro Zuncheddu da Burcei, da quest’anno giocheranno insieme a Saidu Sumaila, Bambakari Diyon, Oumar Coulibaly e Mori Traore provenienti dall’Africa subsahariana.

Quattro ragazzi, quattro storie diverse e un destino in comune. L’Europa, l’Italia, la Sardegna.

Saidu, 17 anni nasce ad Accra. Faceva sia il difensore che l’attaccante nel “Great Andoh”, la squadra dell’omonima scuola internazionale, “una casa e una scuola” nata in Ghana grazie all’entusiasmo di una volontaria svedese e di uno locale per restituire l’infanzia e il sorriso ai bambini provenienti da situazioni famigliari difficili e agli orfani. Non gioca da quattro anni a causa di un infortunio. “In Libia non ci si poteva allenare” – mi dice mentre corriamo fianco a fianco mimando il “tatatatà” di una mitragliatrice.

Bambakari, invece ha 20 anni, i dreads e scappa da una sanguinosa guerra sfuggita agli occhi dei media occidentali tra lo Stato e gli indipendentisti di Casamance, regione del Senegal in conflitto dal 1982. Sorridendo mi dice di aver camminato scalzo nel deserto per due giorni durante i sei mesi di viaggio per attraversare Mali, Burkina Faso, Niger, Algeria e arrivare in Libia, dove è stato incarcerato per 8 mesi.

“Nel carcere ti davano il pane la mattina e la sera dicevano che era finito. Pane e acqua” – mi dice. “Ah, la Libia!” – scuotono la testa quasi in coro, gli occhi rivolti al cielo alla ricerca del perché di tanta brutale violenza. E per due mesi il carcere è stato anche il luogo in cui Mori, 20 anni, e Oumar, 18, si sono incontrati e fatti forza l’un l’altro.

Mori, che scappava dall’Ebola, il virus che ha ucciso suo padre in Guinea e che ancora oggi affligge anche Liberia e Sierra Leone, ha incontrato Oumar, in fuga da Bamako, dal suo Mali violentato dai criminali islamisti che hanno distrutto anche il patrimonio culturale del Paese, fatto di antichi mausolei e moschee.

Entrambi partiti su una carretta del mare, dopo il salvataggio sarebbero potuti finire in diversi centri per il primo soccorso e l’identificazione, ad Otranto come a Lampedusa. Invece entrambi, ancora una volta insieme, si sono ritrovati nella nave che gli avrebbe portati sani e salvi a Cagliari. “Forse è il destino!” – dico io. “Ouiiii!” esclamano esplodendo in un sorriso capace di unire le due sponde del Mediterraneo.

Mori gioca a pallone fin da bambino ma “non come qui” riferendosi agli allenamenti del mister Alberto Paratore da Genova, che da quest’anno debutta sulla panchina dei rossoblù. Corsa, stretching, giochi con la palla, a mano o coi piedi, spiegazione degli schemi e partitella. “Non devono correre da una parte all’altra, sono bravi e impareranno” – mi dice fiducioso il nuovo allenatore.

“Chissà che non ci sia un nuovo Donsah!” – si fa sornione Gerolamo Pinna. Godfred Donsah, ghanese nato ad Accra nel 1996. “Da Lampedusa alla A, darò tutto” ha detto il promettente centrocampista del Cagliari in prestito al Bologna. Speranza condivisa insieme a Nanni, Lino e Salvatore Soru, dirigenti che si alternano per portare i quattro ragazzi da Norbello tre volte la settimana per allenamenti e partite, e Diego Migheli, Demetrio Pinna, Maurizio Palmas, Pietro Beccu, Tore Mazzei, Giovanni Arca, Luigi Onni e Andrea Ardu.

Dopo alcuni anni di Prima categoria e la retrocessione in Seconda, il Monterra giocherà nuovamente con le squadre di Terza, riunite in una sola categoria dalla Federazione nazionale dilettanti. Un nuovo inizio, come per le vite di Saidu, Bambakari, Mori e Oumar. Vogliono restare in Sardegna e sperano di diventare bravi calciatori, sulla polverosa terra de “Su Murischeddu” sognando Donsah.

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