Quando il futuro diventa luogo di incertezze e paure e non più di fiducia, esistono solo due strade: darsi per vinti o rimboccarsi le maniche. È il bivio cui si sono affacciati tre fratelli di Orani che hanno vinto una “scommessa” ha raccontato Fabio, 25 anni, laureando in Economia manageriale all’università di Cagliari, il più grande della famiglia Paddeu che, insieme a Roberto, 23 anni e Valerio di 18, aiutati dalle mani esperte di mamma Titti, ha dato vita al progetto Frades, un ibridazione tra bottega, bistrot e showroom (con un laboratorio di pasta fresca a vista) dei prodotti d’eccellenza dell’enogastronomia sarda.

Da dove partire se non dal posto che è la manifestazione di ciò che più si allontana dalla nostra identità? Ad aprile arriva l’opportunità di lavorare al progetto che li porta a diventare punto di riferimento nell’offerta enogastronomica della Promenade du Port di Porto Cervo. Spregiudicatezza e rischio sono stati la spinta che ha permesso ai fratelli oranesi di mettere a frutto le proprie competenze. Da Fabio la formazione necessaria per fare impresa, da Roberto le conoscenze più prettamente legate all’agroalimentare, approfondite, dopo la scuola alberghiera, a Milano e all’estero. L’obiettivo di Frades è quello di riscoprire il valore concettuale della bottega come luogo di aggregazione e di scambio di saperi, come piattaforma sociale autentica. Uno spazio fisico in cui non solo si trova ciò che di meglio la produzione isolana offre, ma dove è chiaro che fare sistema in Sardegna non solo sia possibile, ma sia l’unica pratica in grado di generare risultati sorprendenti.

Il bistrot nella Promenade, infatti, parla sardo anche nella sua concezione spaziale grazie a Mobilia – progetto nato nel 2012 dalla collaborazione di due botteghe oranesi di Antonio Nivola e Pierpaolo Ziranu, artigiani del legno e del ferro, il cui presidio in Costa Smeralda risale al 2013 con un “distretto” che strizza l’occhio all’arte, all’artigianato autentico e al design. Uno studio di allestimento – Parastagios e Corbulas – che rilegge, attraverso i linguaggi della contemporaneità, i simboli della cultura contadina, agropastorale e dell’artigianato tradizionale, proponendo, tra gli altri, arredi che ridisegnano le trame degli antichi canestri di giunco e di asfodelo (corbulas). Una cooperazione che Frades e Mobilia hanno fortemente voluto: un reciproco riconoscimento di intenti anche se declinati attraverso forme d’arte diverse che attraversano con coerenza artigianato di qualità ed enogastronomia.

Una volta individuato il luogo, il passo successivo è stata la scelta delle aziende su cui puntare e il modo migliore per farlo non è altro che quello di praticare la prossimità: andare incontro ai territori, recarsi dove le aziende operano. Si tratta di un lavoro di ricerca che ha premiato piccole realtà, spesso a conduzione familiare, le quali – anche attraverso un approccio di sperimentazione ­– operano nel rispetto della tradizione e dei legami con la territorialità. Nel bistrot ci si è potuti imbattere in un autentico viaggio nell’Isola; tutte le espressioni dell’agroalimentare hanno trovato il proprio spazio: dal pane, o meglio i pani tipici ai formaggi, dai salumi ai mieli e le confetture, dai sott’oli ai dolci, dai vini alla “nuova” realtà delle birre artigianali. “Un patrimonio enogastronomico che intendiamo tutelare e far conoscere. Un’attività cui abbiamo sempre pensato e che vogliamo porti le nostre eccellenze fuori dall’Isola – racconta Fabio. Un progetto che, da prettamente commerciale, quindi orientato alla vendita, ha mutato la sua destinazione originaria per andare incontro alle esigenze dei clienti che venivano da noi per acquistare i nostri prodotti per poi trascorrere intere serate a degustare i culurgiones arrosto, le paste fresche, il prosciutto di pecora o i formaggi, accompagnati dalla selezione della nostra cantina”. Oltre a diventare tappa imprescindibile per gli oltre 2000 lavoratori stagionali di Porto Cervo, il target di clientela si è diviso tra turismo sardo e nazionale per il 50 per cento e estero per l’altra metà (soprattutto russo, americano e nordeuropeo) alimentato – oltre che dalla qualità dell’offerta – dai prezzi talmente competitivi, in un mercato come Porto Cervo, da rasentare l’incredibile.

Calato il sipario sulla stagione estiva non rimane che pianificare il futuro mettendo a frutto le opportunità maturate. Ma prima di fermarsi per valutare la direzione del percorso futuro della neonata impresa, per Roberto dei Frades è arrivato il momento di lasciare l’isola per Parigi dove, insieme a una delegazione di chef isolani, si è occupato della preparazione della cena di gala dell’Unesco. E nell’anno dell’Expo, il passaggio – quasi obbligato – non poteva che essere Milano per un cooking show all’interno del programma “Golosaria” che ha visto Alghero e Oliena insieme in un progetto di promozione dedicato all’olio extravergine d’oliva.

Frades si pone come anello di congiunzione tra i prodotti sardi di altissima qualità e il turismo internazionale. “Il nostro obiettivo è valorizzare le nostre eccellenze – spiegano i Paddeu – e offrire visibilità ai nostri produttori, favorendo la nascita di sinergie in un’ottica di sviluppo di cui tanto necessita l’economia sarda”.

Il marchio dell’azienda, in cui è raccolto il senso più profondo del progetto dei Frades, non poteva non essere sintetizzato in un logo che, richiamandosi alla “Dea Madre” di Costantino Nivola, riassume la volontà di rendere fruttuoso il legame con il patrimonio culturale della propria Terra.

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