Sara Marceddu

is cheas 2Francesca e Juan. Lei sarda, Ledda di cognome, lui ecuadoriano. Lei laureata in Cooperazione e Sviluppo locale e internazionale, lui – Carlos di cognome – ingegnere agroindustriale. Si conoscono in Equador dove entrambi portano avanti le rispettive carriere. Quattro anni fa la decisione di tornare in Sardegna, insieme. In principio fu Cagliari, rivelatasi solo un passaggio dal punto di vista lavorativo non appagante, poi quello che per anni era stato un sogno inizia a prendere forma concreta. Un progetto che fosse frutto della confluenza tra competenze personali, sviluppo del territorio, rispetto per la biodiversità e la voglia di mettersi in gioco.

Parla di capitale umano Francesca, rispolverando il concetto teorizzato da Gary Becker, premio Nobel per l’economia nel ’92, che contempla la complessità del patrimonio di conoscenze dell’individuo, fatto sia di strumenti cognitivi che emozionali.

Nasce Is Cheas, campagne di San Vero Milis, azienda agricola di circa cinque ettari bagnate dalle acque del Tirso, che già dal nome tradisce il legame stretto col contesto in cui sorge: la zona di congiunzione geografica tra il mare del Sinis e il Montiferru con i suoi pascoli di sardo-modicana. Se è vero che partire da zero, costruendo un progetto d’impresa dal nulla, lasci margine di scelta illimitati, è altrettanto vero che passare da un livello di progettualità sulla carta alla realizzazione pratica richieda sforzi rilevanti di natura diversa, non ultimi quelli economici. “Oltre al grande sostegno avuto dalle nostre famiglie, abbiamo partecipato a tre bandi pubblici per i quali siamo stati ammessi a finanziamento: la misura 121 per l’ammodernamento delle aziende agricole, il Pfsl Progetti di filiera e sviluppo locale nelle aree di crisi e nei territori svantaggiati indirizzati all’attività ricettiva e la misura di sostegno comunitario alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti. Dopo la scelta dell’area, l’analisi di mercato per l’individuazione dei prodotti richiesti dai consumatori locali e per i quali non ci fosse già un surplus nel mercato e la redazione di un business plan ­-  racconta Francesca – abbiamo scelto di puntare più sulla qualità e genuinità dei prodotti che sulla quantità. Produciamo principalmente funghi cardoncello pleurotus eryngii, aglio sardo, tutti i prodotti di stagione dell’orto, arance, mandaranci, limoni e piante da frutta. Quest’anno, grazie alla misura di sostegno comunitario, impianteremo la nostra vigna di uvaggi rossi e bianchi”. E fino a qui sembrerebbe tutto semplice se non fosse che la burocrazia imponga dosi di pazienza infinite e che le tempistiche di elargizione dei fondi non collimi con i tempi effettivi di operatività aziendale.

is cheas1L’obiettivo di Francesca e Juan è quello di gestire l’azienda multifunzionale, coniugando agricoltura e turismo, in maniera biodinamica: dal riutilizzo del letame dei cavalli per la concimazione al compostaggio dei rifiuti, dal riutilizzo delle acque reflue per l’irrigazione degli spazi verdi alle tecniche di agricoltura sostenibile. Oltre alla promozione via web e all’organizzazione di eventi in collaborazione con altre realtà locali, il passaparola si conferma il mezzo di conoscenza più efficace in una realtà così circoscritta. La vendita dei prodotti avviene direttamente in azienda, l’unica incursione, per ora, nel circuito della grande distribuzione è nei reparti alimentari a marchio Conad. Nonostante l’azienda stia muovendo i primi passi nel mercato il trend di Is Cheas registra segno positivo. Alla luce dei numeri contenuti dei consumatori in Sardegna e dell’esiguità del target (cui l’azienda si riferisce) attento ai prodotti locali coltivati in maniera sostenibile – in costante aumento anche nell’isola – può già considerarsi un buon risultato. Ne fanno una questione di responsabilità individuale i ragazzi di Is Cheas: “Crediamo che oggi il potere sia nelle mani dei consumatori, se impareranno ad andare a comprare direttamente nelle aziende agricole o richiederanno nei punti vendita i prodotti sardi e di stagione il mercato dovrà seguire il loro trend. Certo, andare nelle aziende agricole richiede tempo e spesso si acquista il prodotto che costa meno perché la realtà economica che stiamo attraversando è difficile per moltissime famiglie. Ma il tempo e i soldi, tanto più se scarseggiano, vanno investiti con buon senso: comprare direttamente nelle aziende permette non solo di passare una giornata all’aria aperta con la propria famiglia ma anche di comprare prodotti freschi e di stagione risparmiando”. Consumare prodotti locali significa dare respiro all’economia dell’Isola, scegliere aziende che adottano politiche di coltura e allevamento ecosostenibili corrisponde a salvaguardare le campagne, preservandole da dissesti idrogeologici. In linea con questi principi Is Cheas può vantare di esser riuscita ad assumere nell’organico un giovane del posto e di lavorare al 90 per cento con aziende locali, cui ha affidato la manodopera per la costruzione dei locali, l’idraulica, la parte elettrica sino ad arrivare ai settori tecnico e progettuale.

is cheas 3Ma Is Cheas non è solo un’azienda agricola. Il progetto prevede infatti un agriturismo, primo destinatario della produzione, e strutture ricettive – quattro unità abitative ispirate alle tradizionali pinnette – concepite come proposta di turismo integrato. L’attenzione ai prodotti di qualità si coniuga inevitabilmente con la volontà di puntare sul legame col territorio e con la dimensione rurale, riletta attraverso i principi dell’ecosostenibilità. “La produzione di energia e il riscaldamento dell’acqua calda sanitaria – racconta Francesca – provengono da fonti solari e da un impianto a biomassa; gli isolanti utilizzati per le pinnette sono quelli in lana di pecora sarda e le costruzioni sono state realizzate anche con l’utilizzo di pietre locali, legno e frasche; l’acqua viene trattata attraverso un biodepuratore per poter essere riutilizzata per l’innaffiatura degli spazi verdi e sono previsti sistemi di domotica per ottimizzare il risparmio energetico”.

Quando chiedete in che modo sia cambiata la quotidianità per un progetto che può definirsi “totalizzante” nella misura in cui il lavoro si sovrapponga alla vita, la risposta pone una questione sui ritmi della contemporaneità che spesso fagocita le esigenze dell’individuo in un vortice sclerotizzato che nega padronanza del tempo e della stessa libertà di scelta. Imparare a fermarsi e a riflettere su ciò che siamo disposti a mettere in discussione delle nostre convinzioni è il primo passo per ripensare anche a un’idea di sviluppo umano, oltre che economico. Sito internet www.is cheas.com.

Posted by Redazione

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *