Dal sito dell’Ispi (Istitutito studi di politica internazionale) proponiamo ai lettori di Sardinews.

Libia: nuovo inizio
(o altro passo falso?)

17 dicembre 2015
È stato firmato oggi a Skhirat, Marocco, un accordo che prevede la formazione di un governo di unità nazionale in Libia entro 40 giorni. La firma avviene dopo l’incontro di Roma di domenica scorsa nel quale si era delineato il piano d’azione: ottenere l’approvazione della maggioranza dei membri dei due parlamenti (Tripoli e Tobruk) che si contendono la legittimità, dei partiti politici e dei rappresentanti locali, bypassando un successivo voto di approvazione da parte dei parlamenti stessi. L’accordo potrebbe aprire nuovi scenari ma un esito felice che conduca ad una ricomposizione politica e militare non è scontato. A Malta, due giorni fa, si sono riuniti i presidenti dei due parlamenti che rappresentano gli intransigenti dei due schieramenti, disapprovando la scelta delle Nazioni Unite e dell’inviato speciale Martin Kobler e chiedendo ulteriore tempo per negoziare. Il governo italiano è stato in prima fila nell’appoggio di questo accordo e si è detto pronto a “sostenerlo in maniera molto fattiva”, senza per questo escludere misure qualora l’accordo “si rivelasse fallace”. IS continua ad essere una minaccia ed è necessario contare sulla presenza effettiva di un nuovo governo. I nodi rimangono molteplici sia sul piano interno (come reagiranno le milizie più rilevanti?) sia sul piano internazionale (gli attori regionali sono finalmente allineati?).

La scommessa di Kobler (e dell’Italia)
di Arturo Varvelli, ISPI
La firma dell’accordo per la creazione di un nuovo governo di unità nazionale in Libia è certamente una notizia positiva. Tuttavia, dopo un anno di trattative condotte sotto l’egida delle Nazioni Unite, prima con il discusso rappresentante speciale Bernardino Leon e poi con Martin Kobler, questa firma non rappresenta affatto uno scontato passaggio verso l’uscita della crisi. I motivi di dubbio ed incertezza permangono e riguardano l’implementazione sul campo dell’accordo, che ad ora continua ad apparire più una scommessa che una concreta prospettiva.

Fazioni libiche: quale sostegno all’accordo?
L’International Crisis Group (ICG) si dice prudente di fronte alla possibilità di formare un governo di unità nazionale senza un’ampia base di sostegno politico da parte delle numerose e variegate fazioni libiche. Il principale aspetto critico, infatti, è la mancata cooptazione nella stesura dell’accordo di una serie di attori locali, in realtà cruciali nella stabilizzazione del paese. Da un lato, quindi, l’ICG riconosce la forte pressione internazionale che grava sulla Libia e quindi suggerisce di procedere sulla strada dell’accordo; dall’altro, però, ritiene di buon senso non forzare eccessivamente la mano e proseguire la via del dialogo con le fazioni riluttanti garantendo loro la possibilità di unirsi al governo di unità nazionale in un secondo momento quando le condizioni saranno ritenute più opportune.

The challenge: Stability in Libya – Rome MED 2015
Nell’ambito della Conferenza Rome MED 2015, organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e ISPI tra il 10 e il 12 dicembre, una sessione è stata dedicata alla crisi libica. Esperti internazionali si sono confrontati sulle policy option per uscire dall’impasse e per promuovere una efficace transizione politica, tra questi: Karim Mezran (Senior Fellow dell’Atlantic Council’s Rafik Hariri Center for the Middle East, Washington D.C.); Alison Pargeter (North Africa Analyst, RUSI, London); Pier Ferdinando Casini (presidente della Commissione Affari Esteri del Senato); Andrea Teti (Senior Lecturer dell’University of Aberdeen); Paolo Valentino (Corriere della Sera); Mattia Toaldo (Policy Fellow ECFR, London) e Arturo Varvelli (Research Fellow e Head of Terrorism Program dell’ISPI).

Posted by Redazione

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *