Sara Marceddu

Sotto l’albero di Natale potete trovare prodotti di bellezza made L’Asinara: da acquistare a Sassari e a Matera. In erboristerie e farmacie. Con un matrimonio riuscitoAsinello2Farmasinara fra ricerca scientifica e fatturato. Un made in Sardegna di tutto rispetto. Con un progetto che nasce nel  2012, anno che segna il battesimo di un’iniziativa che racconta la bellezza. Ne fa il centro della sua ricerca e principio di sviluppo di un’area – l’isola dell’Asinara – che, dal punto di vista naturalistico, costituisce un vero e proprio microcosmo. Dai doni preziosi della natura nasce FarmAsinara-Officine Cosmetiche dell’Asinara, con la convenzione tra l’Ente parco e il Dipartimento di Chimica e Farmacia dell’università di Sassari. Si tratta della realizzazione, all’interno del parco, di una filiera per la produzione di preparati fitocosmetici, dalla raccolta delle materie prime fino alla commercializzazione del prodotto finito, attraverso uno studio scientifico degli estratti delle piante essenziere e non vegetanti spontanee e dei reflui provenienti dalla lavorazione industriale.

Una proposta di ricerca applicata che si traduce nel legame tra indagini scientifiche e creazione d’impresa. Promotore entusiasta Giorgio Pintore, docente di Farmacognosia, disciplina di studio delle droghe vegetali che della casetta diventata sede del laboratorio – in origine stabile dell’ex guardia sanitaria, recuperato grazie ad un restauro filologico – ha fatto il suo secondo luogo di lavoro, dopo le aule universitarie.

Due anni di ricerca preliminare sull’individuazione delle proprietà delle piante per poi dare vita – nel 2014 – a una filiera produttiva che si apre e chiudeFotoEnzoCossuAsinara nell’isola, all’interno delle officine cosmetiche: dal trattamento della droga vegetale al raggiungimento dell’estratto desiderato, dalla realizzazione della formulazione cosmetica (processo che comporta di per sé studi scientifici approfonditi), fino al confezionamento (riempimento ed etichettatura). Per la commercializzazione nasce una spin-off, Sostanze naturali di Sardegna: start up che per i primi quattro anni deve reinvestire il 100 per cento degli utili in ricerca e nella quale operano tre giovani, assunti con contratti a tempo determinato.

Olii e latte per il corpo, creme viso idratanti, candele da massaggio, saponi al latte d’asina e all’olio d’oliva sono le creazioni che racchiudono l’essenza di una terra e che permettono di portare con sé non solo i profumi, ma le stesse suggestioni di un luogo incontaminato, capaci di suggerire a chi li acquista il ricordo delle passeggiate nelle sere d’estate e di far nascere la voglia di visitare l’isola a chi invece non c’è mai stato.

Oltre ad essere luogo di produzione e vendita diretta, il laboratorio è spazio di conoscenza. Sei studentesse di Farmacia e Chimica e Tecnologie farmaceutiche hanno avuto accesso a stage formativi che proseguiranno estendendo l’opportunità di operare nel laboratorio agli iscritti in Chimica e Biologia, solo per citarne alcuni. Circa 40 metri quadri aperti ai visitatori che possono seguire le varie fasi di trasformazione delle materie prime in elisir d’eterna giovinezza, dagli effetti emollienti per la pelle, antiossidanti e anti-age. “Oltre alle simpatiche incursioni di qualche asinello nano che affollava la casetta di Cala Reale prima del suo recupero, da giugno sono stati tanti i curiosi che hanno fatto visita alle officine – più penisolani e stranieri che sardi in realtà – racconta Pintore. Per noi la trasparenza del processo produttivo è fondamentale, chi viene a trovarci ha accesso a tutte le fasi di lavorazione degli estratti vegetali e può testare i nostri prodotti”.

Tra pochi mesi gli ambienti dell’ex lavatoio ospiteranno la Stanza dei profumi e la Collezione degli essiccata, veri e propri progetti allestitivi “sensoriali” che andranno a completare il quadro di proposte educative del programma di FarmAsinara.

Elicriso, ulivo, rosmarino, aloe vera, lavandula. “Tutte piante spontanee che vengono raccolte dalla pulizia dei sentieri, ma che in futuro – racconta il professore – potranno essere coltivate in aree dedicate, destinate a diventare degli orti aperti alle visite dei ragazzi delle scuole che ne conosceranno le caratteristiche sia strettamente botaniche che benefiche per l’uomo”.

Il progetto di ricerca comprende anche lo studio delle proprietà dei reflui delle lavorazioni industriali: le vinacce (dall’alta carica polifenolica), scarto della vinificazione, i mosti del processo di birrificazione, i residui della distillazione delle bacche del mirto fino ad arrivare ai gusci del riccio di mare. “Lo sfarinamento della parte superiore del guscio del mollusco – spiega il professore ­– è oggetto di studio di una tesi di laurea che ne ha messo in luce le proprietà esfolianti, utilizzate per la creazione di una crema scrub viso e corpo, sulla quale stiamo lavorando”.

Questo tipo di ricerca, se portata avanti in maniera sistematica, oltre ad avere il merito di aprire nuovi canali di collaborazione con realtà imprenditorialila reale1 esistenti, potrebbe contribuire a sviluppare nuove forme di supporto (anche economico) che permetterebbero alle aziende stesse di risolvere, almeno parzialmente, il problema dello smaltimento dei residui delle lavorazioni e, al progetto, di poter accedere a delle materie prime a costi contenuti. Alimentare altre filiere di produzione ­­– fare sistema insomma – appare uno dei valori aggiunti del progetto che ricolloca ciò che nella catena di produzione industriale è considerato uno scarto nella sfera delle risorse da utilizzare, in linea con i presupposti di sostenibilità sottesi a FarmAsinara. “Il grande sogno – confessa Pintore – è che questo possa essere solo il primo passo verso la nascita di un Centro studi di Fitocosmesi del Mediterraneo (realtà ad oggi inesistente) proprio all’Asinara”.

L’importanza della ricerca scientifica, l’attenzione alle risorse naturali, la necessità di creare opportunità di crescita economica: tutte istanze che il progetto FarmAsinara raccoglie in sé, dove il rispetto per l’ambiente non si traduce nell’idea di fare dello stesso il museo di se stesso, bensì – attraverso l’analisi delle suoi elementi fitomorfi – ha lo scopo di metterne a frutto le proprietà benefiche. In che modo? Trasformando i risultati degli analisi accademiche in economia reale, attraverso dei prodotti che si inseriscono in un segmento di mercato, quello della cosmesi naturale, in costante crescita. Una linea di prodotti – La Reale – che oltre a fare bene e ad essere esteticamente interessante, custodisce il patrimonio di un paradiso. Un’isola nell’isola, misconosciuta dai sardi stessi, relegata troppo a lungo all’idea di terra di confino e che, nell’immaginario collettivo, si identificava con la struttura carceraria per mafiosi sottoposti al 41-bis e dove i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino furono destinati per istruire il maxiprocesso del 1986.

Un progetto in cui il valore della bellezza non è legato a fattori meramente estetici: si tratta di una vera e propria presa di coscienza della necessità di lavorare non solo nei territori, ma grazie ad essi e per essi. FarmAsinara non fa altro che diffondere – grazie alla connessione tra ricerca accademica e creazione di impresa – le virtù di una realtà quasi surreale, dove la natura, rispetto al comportamento umano, può rivelarsi leopardianamente madre e matrigna.

La linea di prodotti La Reale è in vendita in diverse farmacie, parafarmacie, erboristerie in Sardegna e a Matera; da qualche settimana è disponibile anche lo shop on line dal sito farmasinara.it. FarmAsinara-Officine Cosmetiche avrà un suo spazio presso la Galleria Tanit di Sassari.

(Le foto sono di Enzo Cossu)

 

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