di Marcelo Atzeni

“ Il vino non dispiace né a te, né a me, che sotto il folto pergolato bevo”. Tigellio.

Ancora non esistono i dati ufficiali per la vendemmia del 2015 (arriveranno solo in primavera) ma si stima, rispetto al 2014, una produzione maggiore : tra il dieci e il quindici per cento. Nel 2014 la produzione d’uva, riferita a 10 mila ettari (la superficie vitata in Sardegna è esattamente di 27 mila e 148 ettari), fu di 653mila quintali. Facendo una proporzione quindi un totale di un milione e 760 mila . Con dei calcoli approssimativi lo scorso anno sarebbero stati prodotti circa 2 milioni di quintali di uva.

serdianaVentisettemila ettari di vigneti in tutto il territorio regionale non sono moltissimi, soprattutto se riferiti ai 62mila e 500 dei primi anni ottanta. Si era nel boom. Lasciata alle spalle la guerra del vino con i dispettosi cugini d’oltralpe, il settore era poderoso. Le cantine sociali colonizzavano praticamente l’intera isola. Le cose cambiarono radicalmente quando dalla Comunità europea, regalarono grossi contributi per espiantare i vigneti, in nome di una logica-illogica di mercato che ci ha affossato. Sanluri e Serramanna, giusto per citare due esempi, avevano due strutture di eccellenza , che cessarono di esistere con la fine dei vigneti. Dopo qualche anno, altri finanziamenti, stavolta per impiantare vitigni doc su segnalazione degli organi competenti. Nel 1984, erano oltre 62mila gli ettari coltivati , diventati 44mila nel 1994, 31mila nel 2004 e 27mila e 148 nel 2014. La provincia di Cagliari ha una superficie vitata di 9mila 645 ha, quella di Sassari di 7mila 797, Nuòro 6mila 636 e Oristano, 3mila e 70 ettari.

Per quel che concerne le produzioni, paese per paese, la palma d’oro, spetta ad Alghero, la cui superficie vitata è di circa 1230 ettari. La piazza d’onore spetta a Serdiana, con oltre 800 ettari; gradino più basso del podio occupato da Sorso con 700 ettari. Grossi appezzamenti coltivati a vite anche a Monti ( 587 ), Dorgali ( 551 ) , Oliena ( 522), Jerzu ( 487 ) e Berchidda ( 478 ). Renzo Peretto, algherese con origini venete, è il responsabile del Dipartimento per le produzioni vegetali e coordina l’area di supporto al comparto vitivinicolo di Laore. Uno dei massimi esperti in Sardegna. “Nonostante, vista la sua variabilità, la Sardegna possa ospitare 81 vitigni diversi, parecchi dei quali fanno parte della nostra tradizione, in realtà sono poche le cultivar presenti – afferma Peretto- cinque fanno la parte del leone. In ordine decrescente: Cannonau ( 7mila 629 ha); Vermentino ( 4mila 194 ) ; Monica ( 2mila 435 ) ; Nuragus ( 2 mila e 27 ) e , infine, Carignano ( 2 mila e 12 .) Cinque cultivar che messe assieme rappresentano circa il 70 per cento della superficie vitata isolana.” Il Cannonau è il re di Nùoro; Nuragus, Monica e Carignano, regnano nella provincia kalaritana; il Vermentino domina la provincia turritana, mentre Nuragus, Vernaccia, Bovale e Monica, sono il quartetto che comanda nella provincia che fu di Eleonora . Una curiosità, nella provincia di Sassari, il Vermentino da solo, raggiunge il 73 per cento di tutti i vitigni allevati. Intanto la polverizzazione impera. “Oltre 19mila aziende sono costituite da meno di un ettaro di terra. Circa il 60 per cento, dunque. Le cantine sociali , una volta numerose, oggi sono 21 ”, aggiunge l’agronomo algherese. Hanno resistito all’estirpazione e a una politica agricola comunitaria ( Pac) scellerata. E non tutte godono di buona salute. Forse anche allora era l’Europa che ce lo chiedeva e non ci rendevamo conto che ci stavamo zappando le dita dei piedi, anziché zappare i ceppi di Vitis vinifera, come sarebbe stato meglio fare. Sono invece circa 200 le strutture private, alcune delle quali grandi e con un’idea di commercializzazione vincente, tant’è che i loro vini si trovano in tutto il mondo, o quasi. Alla fine degli anni settanta, la produzione vinicola toccò l’apice, superando i 4 milioni di quintali d’uva e i 2milioni e ottocento mila ettolitri di vino. Nel 2014, come già riportato solo 1 milione e 760mila quintali d’uva e circa 491 mila ettolitri di vino, che rappresentano l’ 1, 1 per cento dell’intera produzione nazionale. Siamo in tredicesima posizione. Rispetto al 2013, abbiamo perso quasi il 24 per cento. La regione italiana con la maggior produzione è il Veneto, con 10mila 460 ettolitri, con un incremento del 4 per cento. La distanza è siderale. L’ Italia nel semestre gennaio-giugno 2015 ha esportato 2 milioni e 540 mila ettolitri di vino. Un segno positivo vicino al 6.5 percentuale. La parte del leone,manco a dirlo, l’ha fatta il Veneto, che ha venduto succo d’uva ( fermentato) per un valore di 855 milioni di euro. Oltre l’undici per cento in più, rispetto all’analogo periodo del 2014. La Sardegna è solo al quindicesimo posto, ha incassato poco più di 24 milioni. E rispetto al 2013, il calo è stato del 6.4 per cento. Maluccio. Per non dire male. “ Ma c’è un dato estremamente positivo- spiega Renzo Peretto- oltre il 63 per cento della produzione regionale, circa 339mila ettolitri, è costituita da vini Dop. In Sardegna abbiamo 17 vini Doc e un Docg ( Vermentino di Gallura, riconoscimento avvenuto 20 anni fa). Numeri che ci fanno scavalcare di gran lunga diverse regioni del sud Italia. Non dimenticando che possediamo ben 15 Igt, tra le quali spicca “ Isola dei Nuraghi”. “

Insomma la produzione non è altissima, ma di grande qualità. Un dato confortante riguarda la produzione della malvasia di Bosa, quella più famosa. Settantacinque ettolitri nel 2013, 157 nel 2014 e nel 2015, mancano i dati ufficiali, si è prodotto ancora di più. Attorno al 12 per cento. Un vino d’eccellenza che viene venduto nei cinque continenti. La strada giusta è proprio quella di “sfornare” vini d’alta qualità. La quantità può non essere enorme ma se il prodotto è ottimo, anche non invadendo il mercato massicciamente, si riesce a far quadrare il bilancio. Nel 2014, il fatturato fu di 700mila euro. Questo anno si cercherà di incrementarlo almeno del 10 per cento.

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