Una raccolta di scritti a più mani. “Paesaggi perduti. Sardegna, la bellezza violata”. Un libro necessario. Uno “sforzo” comune, una sola testimonianza. Termine questo, che vogliamo intendere nel suo significato letterale, quello di martirio.
Il racconto di Salvatore Mannuzzu, Regnos Altos, è il piu breve. Per dire l’essenza bastano poche parole. La sofferenza è “essenziale” e il dolore, prima di farsi muto, si rivolge a un Illustre Sindaco.
“Voglio insistere sul fascino di quelle pietre nere, sulle pietre superstiti d’un fuoco sempre piu lontano, non solo nel tempo. Ma dire fascino è poco, è inadeguato: mai ho provato una sensazione tanto vera del sacro: quasi sino alle soglie dello spavento... Dio non si lascia guardare in faccia: la sua presenza va avvertita nei segni che lui ci dà”...
“Voglio insistere”. Sì. Insistete in ogni momento, opportuno e inopportuno.
“Sulle pietre superstiti”. Dio sceglie (ama) quelle pietre superstiti e tutti i superstiti. Il resto di Israele, il piccolo gregge, la piccola Betlemme. Si fa trovare nelle cose “minime”.
E nelle “minoranze”.
“Un fuoco sempre più lontano, non solo nel tempo”. Fuoco come teofania. Impossibile non pensare a Mosè.
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto.
“Mai ho provato una sensazione tanto vera del sacro: quasi sino alle soglie dello spavento”.
Lo spavento è il timore di Dio. Il rispetto.
... Riprese: “ Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”.
Santo è solo Dio e non confondiamo Santo, con sacro. Ma per l’uomo eticamente maturo, la vita stessa è sacra e ogni vita è un mistero. Una vita di cui non si può “disporre”. Si può entrare - togliendo i sandali -, in un rapporto spirituale con l’universo - etica spirituale - e averne coscienza. Etica universale, perché il rispetto della vita si estende a tutti i viventi, solo agli umani non basta.
Ma servono un cuore nuovo, uno spirito nuovo. Una conversione, metànoia. Un’inversione di marcia. Un’altra mentalità, un cambiamento radicale. Una rivoluzione interiore. Collettiva e individuale.
“Dio non si lascia guardare in faccia”. Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio.
“La sua presenza va avvertita nei segni che lui ci dà”. Segni che bisogna voler leggere (guardare)!
“Insomma a guardare bene, l’Italia nell’ultimo mezzo secolo si è nel complesso imbruttita”. Scrivono Annalisa e Poli e Sandro Roggio in Bellezza violata. “La Sardegna è uno dei nuovi luoghi comuni della bellezza del paese”... Ma la bella Sardegna, presentata con le immagini fantastiche dei paesaggi naturali superstiti... ha il suo rovescio, ed è il caso di cominciare a parlarne: i luoghi offesi da spudorate violazioni non sono eccezioni, si vanno estendendo e incombono come un blob che deborda oltre ogni barriera.
La diversità dell’isola...Ma la declamata diversità della Sardegna, dai requisiti rari, è stata trattata con un riguardo inadeguato: neppure gli intellettuali piu sensibili al tema ambiguo dell’identità se ne sono occupati con la necessaria attenzione. Peccato.”
Grazie a Dio (è giusto dirlo), non siamo intellettuali.
Siamo invece straziati, piangiamo i paesaggi perduti e non vogliamo essere consolati. Per lo stupro inflitto alla Sardegna (e alle tante “Sardegne” del pianeta). Devastata, offesa, mortificata.
Sardegna violentata.
Quella violenza compenetra e invade anche tutto il nostro essere.
Non siamo intellettuali, eppure capiamo bene quanto sia “ambiguo” il tema dell’identità. Capiamo, addirittura, che “capire” procura molta sofferenza, è una via stretta. Una strada scomoda.
“Molte volte mi sono chiesto cosa penserebbe di noi nuoresi un marziano che venisse catapultato da un asteroide nella nostra città. Lui ... ha capito che gli umani vivono in agglomerati che si chiamano città; poi ha capito che attraverso le città si può stabilire il grado d’amore per la propria storia del territorio e anche quel grado di educazione di chi la abita, che i terrestri chiamano civiltà... Nelle città evolute,... che i nuoresi decantano in ogni momento, non sussiste mai il principio che- la casa è mia e quindi non devo dare conto a nessuno”. Scrive amaro Marcello Fois. “Basterebbe che i nuoresi capissero, che nelle “città che essi invidiano e decantano ogni momento, questo principio è capovolto”. Dovrebbe dire ai nuoresi cosa sia il tema collettivo della civitas? La città, il suo grado di civiltà, il bello e il buono racchiuso in essa, è dato dall’amore che sappiamo imprimerle. La “bella” città è un gesto d’amore. Anche la civiltà è un gesto d’amore. E l’amore, non lo si -trattiene- per sé, lo si dona, e pure con slancio.
“..Chi ama la propria storia,... dovrebbe dare conto pubblicamente di questo amore ritornando alla nobile sobrietà estetica, quasi povertà, da cui proveniamo”...
“C’è un altro passaggio, borbotta tra sé e sé ed è come si fosse ricordato di aver scoperto il famoso passaggio a Nord Ovest. Così si rimette in marcia, anche se è una marcia che dura letteralmente pochi metri”.
Il racconto di “un viaggiatore sui generis, il nostro, che diversamente dal viaggiatore pirandelliano, che è senza casa e senza bagagli, non solo ha una casa, ma questa dista non più di qualche centinaio di metri dal percorso del suo viaggio.” Chi scrive è Luciano Marrocu. Ha l’habitus del viaggiatore perché, mentre percorre in salita la parte piu ripida di via Cammino Nuovo, si volta indietro ad ammirare il paesaggio.
Come Salvatore Mannuzzu “Concludo implorando, sommessamente ma fervidamente, rispetto per la passione di quelle povere pietre”.
Paesaggi perduti. Sardegna, la bellezza violata, Cuec, di Sandro Roggio,euro 12, pagine 142