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Anno XI - Giugno 2010
Convegni

L’Asia di Obama e della crisi globale
Il ruolo cerniera della ricerca scientifica

Iniziative del Dispi, dipartimento storico politico internazionale dell’età moderna

di Nicola Melis

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La nuova riforma dell’Università procede in Parlamento a colpi di scure sulla Ricerca, quella con la R maiuscola. Se è vero che i finanziamenti per sostenere la didattica non sono adeguati, è ancor più vero che la Ricerca è perfino ignorata dal ceto politico e dai media.
Molto spesso, nemmeno lo studente universitario è a conoscenza del fatto che l’università non è solo un esamificio e che la promozione dell’attività universitaria più strettamente scientifica è una prerogativa dei dipartimenti, strutture d’ateneo che dovrebbero coordinare, verificare e pubblicizzare le attività di Ricerca, sulla base dell’interdisciplinarità.
All’interno di un dipartimento, oltre ai professori ordinari, associati e ai ricercatori di ruolo, esiste una realtà complessa, costituita da studiosi precari a vario titolo (assegnisti, contrattisti, borsisti regionali, nazionali, “back” ecc.). Ricercatori precari che svolgono un lavoro di ricerca di livello nazionale e internazionale, pubblicando articoli su riviste, partecipando a congressi, redigendo complessi progetti ecc. Eppure, questa loro attività basata sul precariato, spesso simile a quella di un ricercatore di ruolo, resta incomprensibile a chi non è un addetto ai lavori. Si tratta di un’attività svolta da un “mondo di fantasmi”, come pure è stato detto.
Ormai, fare ricerca in Italia e in Sardegna dipende sempre di più dalla volontà del singolo studioso, sia esso di ruolo o precario, oppure dalla capacità organizzativa e dallo spirito di iniziativa di illuminati docenti ordinari i quali, tuttavia, agiscono in un ambiente locale ostile che non incentiva affatto la Ricerca a tutto tondo, quella senza vincoli di gerarchie burocratiche e baronali, inserita all’interno di una Comunità scientifica internazionale che non bada a titoli e ruoli, ma al confronto accademico.
È in questo triste e deprimente scenario che lo scorso 3 giugno, il Dipartimento storico politico internazionale dell’età moderna e contemporanea (Dispi) ha inaugurato un ciclo di seminari dedicati alle ricerche effettuate dagli studiosi più giovani che collaborano con il Dipartimento. Proprio quelli che non sono neanche numeri, che quasi sempre non esistono proprio a causa della loro invisibilità imposta. I temi oggetto del ciclo seminariale in discorso saranno, coerentemente con la titolatura del Dipartimento, la storia e la realtà politica nazionale e internazionale.
Come è stato scritto nel comunicato stampa, «[l]’iniziativa mira a valorizzare il lavoro di giovani (e di norma precari) ricercatori e a farlo conoscere a un’utenza assai più ampia del mondo accademico; mira, in sostanza, a mettere i risultati delle ricerche a disposizione di tutti coloro che a qualunque titolo siano interessati o che possano avvalersene nei rispettivi ambiti di attività». In altre parole, l’idea del ciclo di seminari mira anche a coinvolgere gli ambienti non universitari nella vita del Dipartimento, vuole essere una risposta a quelle accuse rivolte all’Accademia, secondo le quali vivrebbe nella bambagia, fuori dalla realtà.
L’attività prevista si inserisce nel più ampio programma della professoressa Liliana Saiu, nuovo direttore del Dispi, la quale intende instaurare un dialogo con i vari enti territoriali che, a vario titolo e in misura crescente, intrattengono relazioni di respiro internazionale il cui sviluppo passa non solamente attraverso il dato economico e giuridico, ma anche attraverso la conoscenza e la comprensione delle realtà storico-politiche. Secondo le parole di il Dipartimento deve esercitare il ruolo di struttura mediana tra la realtà locale e quella nazionale ed internazionale, attraverso l’attività di internazionalizzazione, il contatto con le altre strutture di ricerca d’Ateneo con le quali cercare delle linee progettuali comuni, e l’instaurazione di un rapporto di collaborazione con Dipartimenti di analoga missione presenti negli altri atenei italiani.
Il ciclo di seminari è stato inaugurato con la presentazione del libro “L’Asia di Obama e della crisi economica globale”, curato da Nicola Mocci (specialista di Sud-est asiatico, studioso precario), in collaborazione con il professor Michelguglielmo Torri (Ordinario di Storia moderna e contemporanea dell’Asia presso l’Università degli Studi di Torino). È intervenuta anche Francesca Congiu (assegnista, sinologa del DiSPI), autrice dell’articolo “Il processo di modernizzazione cinese tra ‘multipolarismo e polarizzazione’ ”, pubblicato nel volume presentato.
Il volume è la nuova uscita della prestigiosa rivista Asia Major, il cui fine – come si legge nel suo manifesto pubblico (consultabile all’indirizzo web www.asiamaior.org/progetto.html «è sempre stato quello di analizzare il dispiegarsi dei processi di modernizzazione in corso in Asia, concependo il presente come un processo in divenire e articolando l’analisi intorno agli sviluppi che, di anno in anno, potevano essere visti come quelli nodali di una longue durée». Oltre al curatore Nicola Mocci e a Francesca Congiu, il seminario ha visto la partecipazione di Stefano Usai (economista, direttore Crenos), Barbara Onnis (ricercatrice, sinologa Dispi). Hanno ripreso i temi affrontati nel volume, offrendo preziosi spunti di dibattito e ulteriore analisi.
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