L’economia mondiale non riesce a lasciarsi alle spalle la crisi. Negli Stati Uniti sono stati persi 4,2 milioni di posti di lavoro nel 2009 e il tasso di disoccupazione resta al 10 per cento. In Italia si torna indietro di 5 anni con un tasso di disoccupazione all’8,3, come nel 2004. In questo panorama c’è però un fenomeno controtendenza. Negli Usa la forza lavoro è composta in questo inizio d’anno per il 50 per cento da donne. Un evento storico tanto che l’Economist ha dedicato all’argomento la prima copertina dell’anno. In Italia l’imprenditoria femminile è in crescita del 2 per cento a fronte di un calo di quella maschile. Che le donne stiano reagendo meglio alla crisi? È la teoria delle giornaliste economiche Monica D’Ascenzo e Giada Vercelli, secondo le quali la carta vincente per far ripartire l’economia italiana potrebbero essere proprio le donne. Le autrici di “Donne sull’orlo della crisi economica” (Rizzoli), dimostrano come il ruolo delle donne nel panorama economico italiano sia fondamentale. D’Ascenzo e Vercelli, la prima giornalista de “Il Sole 24Ore” e la seconda di “Bloomberg TV”, sono abituate a muoversi nel mondo maschile della finanza, dalla City di Londra a Milano e New York: tutte piazze entrate in crisi per le speculazioni, di cui sembrano direttamente responsabili gli uomini, generalmente più propensi al rischio rispetto alle donne. Alcuni studi hanno addirittura imputato la propensione al rischio maschile all’alto tasso di testosterone. Che si tratti di testosterone o meno, le imprese gestite da donne hanno resistito comunque meglio ai colpi della crisi.
In Italia i numeri parlano chiaro: le donne gestiscono direttamente 300 miliardi di euro per le spese familiari (pari al 59 per cento dei consumi nazionali) e influenzano l’80 per cento dei consumi anche in settori, come quello automobilistico, ritenuti appannaggio quasi esclusivo degli uomini. A fronte di queste cifre sarebbe logico pensare che le donne siano protagoniste in tutti gli aspetti della vita economica. Purtroppo così non è: le pari opportunità sono ancora lontane. Tutto bene fino a quando rimangono tra i banchi di scuola, dove le studentesse eccellono e superano i colleghi maschi, ma “essere le prime della classe spesso non paga”, come ricordano D’Ascenzo e Vercelli. I problemi iniziano nel mondo del lavoro: l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa in termini di occupazione femminile. Si stima che se la quota di donne lavoratrici - ferma al 47,2 per cento - raggiungesse quella degli uomini il Pil crescerebbe di 17 punti, e a trarne vantaggio sarebbe tutta l’economia nazionale. Persiste, inoltre, il divario salariale tra i sessi, che si assesta su un buon 12 per cento, assolutamente ingiustificato a parità di competenze.
In Sardegna la situazione è ancor più complessa. L’occupazione femminile è sì in crescita ma resta ancora al 40 per cento, secondo uno studio di Maria Letizia Pruna, docente di Sociologia Economica dell’Università di Cagliari. Intervenuta alla presentazione del libro, ha sottolineato: “Nel decennio 1993-2003 sono andate in crisi le realtà industriali dell’isola ed è aumentata la disoccupazione maschile. In quel periodo la riconversione dell’economia sarda dall’industria al terziario è avvenuta grazie alle donne istruite. Dal 2003 al 2008 la perdita di posti di lavoro da parte degli uomini è continuata. Allo stesso tempo abbiamo assistito a un profondo cambiamento della donna sarda, che ha permesso che si arrivasse a un’occupazione femminile al 40 per cento”.
In linea con i dati nazionali, anche l’andamento dell’imprenditoria femminile sarda. Secondo Unioncamere, le imprese in rosa regionali sono il 24.48 sul totale. Due gli esempi imprenditoriali di successo che sono stati ospiti della presentazione del volume a Cagliari: Simona Lai, amministratore delegato di Neon Europa, e la stilista Patrizia Camba. È intervenuta anche la giovane imprenditrice Ornella Demuru, cofondatrice di Kita Cooperativa. “Anche in un momento di crisi – ha commentato Tonina Dedoni, consigliera di Parità della provincia di Cagliari – l’imprenditoria femminile è uno dei pochi settori che non sta soffrendo”.
Proprio alle donne impegnate ogni giorno nel proprio lavoro, nella gestione del budget familiare e negli investimenti è dedicato “Donne sull’orlo della crisi economica”, che affronta con la giusta dose d’ironia la crisi attuale cercando di stimolare la voglia di reagire. Non mancano consigli e indicazioni pratiche per chi cerca lavoro, chi vuole fare carriera o chi intende mettersi in proprio. Il volume offre indicazioni sulle leggi che regolano i diritti femminili sul lavoro o quelle dedicate alle agevolazioni per l’imprenditoria femminile. Diventare manager di sé stesse, come recita il sottotitolo del libro, è effettivamente realizzabile, come dimostrano le otto storie di successo di donne che “ce l’hanno fatta”.
Lavoro, consumi e investimenti sono i tre grandi temi affrontati, tenendo presente il nesso fondamentale donne-economia. Tra i titoli dei capitoli: Soffitti di vetro e pavimenti di cartone, Mamma al lavoro o lavoro di mamma, Per investire non ci vuole un Nobel, Casa cara casa. In sintesi: un approccio competente al tema economico assolutamente originale e ironico. È certo che le donne siano ricche di talenti: si destreggiano in molteplici ruoli e riescono generalmente bene nelle attività in cui si cimentano. Quello che serve è un piccolo cambiamento di mentalità: l’economia non è più solo “roba da maschi”. Provare per credere.