Filologia
Democrito tradotto da Guglielmo Ruiu
L'etica, il mito della verità, l'antifemminismo
Le "Massime" discusse a Bitti, grande interesse del pubblico sul filosofo di Abdera
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Democrito (460-370 a.C.) "che 'l mondo a caso pone" - secondo la diffusa definizione dantesca (Inferno, canto IV, v. 136)- è indubbiamente noto al grande pubblico soprattutto per la sua teoria atomistica, poi ripresa e in parte modificata da Epicuro e celebrata nel poema De rerum natura di Lucrezio. Ma in realtà, accanto alla speculazione fisica, non meno importante è la riflessione etico-politica, benché lungamente e immeritatamente passata in secondo piano. Di questo e altro si è discusso a Bitti martedì 27 gennaio in occasione della presentazione del volume Democrito, "Massime", a cura di Guglielmo Ruiu (La Vita Felice, Milano). L'incontro, in una cornice di pubblico numeroso e attento, è stato animato dal giornalista Giacomo Mameli (nella duplice veste di moderatore e relatore) e da Alberto Mario Mura, docente di Storia della filosofia antica all'università di Sassari. Era presente il sindaco. L'incontro fa seguito alla presentazione tenutasi alla Fondazione Gentile (Roma "La Sapienza"). Il curatore, allievo di Tullio De Mauro, è linguista e filologo classico, collabora con vari istituti universitari, e già in passato si è misurato con altri aspetti del pensiero democriteo. Come recita il titolo, si tratta di un'edizione critica con ampio commento di un nucleo fondamentale delle massime morali del filosofo greco, riproposte sotto una nuova numerazione rispetto alla classica edizione Diels-Kranz. Non tutto il materiale è autentico: alcuni testi sono indubbiamente spuri (è il caso, per esempio, della sentenza conclusiva, che altro non è che una citazione della Bibbia dei Settanta, la celebre versione greca dell'Antico Testamento redatta in età alessandrina), mentre su altri grava il sospetto dell'inautenticità. La paternità democritea della raccolta, messa in discussione da taluni studiosi, viene difesa dal giovane filologo sardo nell'Introduzione al volume con un impianto argomentativo minuzioso e solidissimo.
Impossibile dunque, considerato lo stato quanto mai problematico della documentazione, disgiungere il lavoro critico-testuale del filologo dall'analisi ermeneutica e storica propria dello filosofo. Ciò che colpisce immediatamente il lettore, anche non specialista, è l'attualità di queste sentenze (ottantotto per l'esattezza), a partire da quella riprodotta in quarta di copertina, splendida nella sua concisa espressività: "Il mondo è una scena, una vita un passaggio: tu vieni, vedi, te ne vai". La metafora del theatrum mundi, che tanto successo avrà nella letteratura occidentale, è qui assunta a esprimere per la prima volta il senso di precarietà e provvisorietà dell'esistenza umana.
Altre sentenze suonano come una critica verso la sterile verbosità e la molteplice erudizione sprovvista di intelligenza, in cui peraltro è forse possibile intravedere i tratti di una polemica antisofistica: "Occorre essere veritieri, non loquaci", "Molti operando le cose più vergognose coltivano i discorsi migliori", "opere e azioni di virtù, non discrosi, si devono perseguire". E ancora: "Molti eruditi non posseggono intelligenza", "Ricchezza di pensieri, non erudizione occorre coltivare", "Sono falsi e apparentemente buoni coloro che compiono tutto a parole e niente a opere", "Chi contraddice e chiacchiera molto non ha attitudine all'apprendimento delle cose necessarie", "È arroganza parlare di tutto, e non volere sentire niente". Ma la parola (logos) può essere anche potentissimo veicolo di persuasione (e si pensa immediatamente ai meccanismi della moderna società dell'informazione): "Nella persuasione il ragionamento è spesso più forte dell'oro". Altri temi importanti sono il valore della giustizia, fondamento del vivere sociale, il legame dell'amicizia, la superiorità dei beni spirituali rispetto ai beni materiali o corporei (la netta separazione anima-corpo di matrice orfico-pitagorica è ormai alle spalle) e così via. Nel complesso l'etica democritea ha forti tratti originali e innovativi, e in più casi rompe con la tradizione morale greca (come quando, per esempio, afferma il principio per cui "chi commette ingiustizia è più infelice di chi subisce ingiustizia"), presentando affinità con il razionalismo socratico ("Causa dell'errore è l'ignoranza del meglio"). Ma l'intellettualismo etico democriteo- precisa Ruiu- segna una differenza rispetto al razionalismo socratico-platonico laddove riconosce, accanto alla ragione, il ruolo altrettanto decisivo della volontà ("Bene non è non agire ingiustamente, ma il non volerlo"). In altre parole, intellettualismo e volontarismo coesistono all'interno del sistema etico democriteo. Nel corso del dibattito sono emersi contemporaneamente altri aspetti, per così dire, meno attuali e spiegabili alla luce del contesto storico-culturale. Al centro dell'attenzione del pubblico il tema della misoginia, tema che affiora a chiare lettere in alcune sentenze della raccolta: "La donna non coltivi il ragionamento, perché sarebbe orribile" e poi ancora "Essere comandato da una donna sarebbe per l'uomo un insulto estremo". Qui la posizione antifemminile del filosofo è in linea di continuità con le opinioni più tradizionali e radicate dell'epoca (con queste parole - scrive Ruiu - Democrito "paga il suo tributo al proprio tempo"). Il successo dell'appuntamento e l'interesse del pubblico, giovane e no, conferma l'attualità perenne del pensiero classico e insieme la centralità del tema etico nel dibattito contemporaneo. |
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