La stazione di King’s Cross è gremita di persone, sono i giorni in cui un vulcano in Islanda ha deciso che si tornasse a viaggiare con i piedi per terra, e, con i voli nazionali cancellati, gli sguardi sono tesi e attaccati ai cartelloni luminosi.
Strani giorni per viaggiare, eppure, quando un Viaggio lo si programma, si cerca di portarlo a termine a tutti i costi. Destinazione? Il treno delle 09:20 non sembra in ritardo, nessun avviso accanto ai caratteri della meta: Edimburgo. Andare in Scozia in treno partendo da una stazione londinese è un po’ come partire per Hogwarts dal binario nove e tre quarti.
Una certa atmosfera, la vettura della linea East Coast, dall’aspetto bombato e di colore blu scuro, correrà attraverso tutta l’Inghilterra costeggiando il mare del Nord per varcare poi i verdi confini e le brume dell’antica Caledonia. E non si potrebbe in effetti immaginare città dal fascino più vicino a quello del luogo generato dalla fantasia della Rowley come lo è Edimburgo.
L’Atene del Nord, la chiamano. Quando si arriva e si esce a piedi dalla stazione per voltare l’angolo sul North Bridge, la vista è mozzafiato. Sulla destra, sulla cima del colle Din Eidyn e dei suoi pendii di roccia vulcanica, l’Edinburgh Castle si staglia in tutta la sua severa magnificenza, mentre a sinistra una valle conduce lo sguardo ai colli di Arthur’s Seat e di Calton Hill, dove sorgono la torre del Nelson’s Monument e il National Monument, costruito a immagine e somiglianza di un tempio greco; e, tra lo snodarsi dei promontori, strade acciottolate, vicoli, pertugi e close (angusti vicoletti coperti da volte che si inoltrano tra i filari dei vecchi edifici), in un dedalo datato anno domini 1200. Tutto a Edimburgo è stato decretato patrimonio dell’umanità, sia l’oscura e magica Old Town, quanto le architetture georgiane che la New Town ancora sfoggia.
Un luogo che sarebbe riduttivo definire suggestivo. Ogni scorcio, ogni angolo o edificio di vecchie pietre, ogni tetto a spiovente, ogni guglia o lucernario, è un invito a perdersi nella fascinazione di secoli storia, di miti dimenticati e leggende, il tutto incoronato da verdi paesaggi e dal vento che spira dal mare.
Camminare per il solo gusto di smarrirsi nel labirinto di viottoli per poi sfociare nel Royal Mile e, passando per la St. Giles High Kirk, salire piano verso il castello e dominare il panorama circostante. Castello, in piedi sin dal 1130 e dimora di re e regine, famiglie reali, trono indipendente di madre Scozia, scranni insanguinati, battaglie, guerre, rivolte, tradimenti, scismi, eresie, orgoglio onore e gloria di una terra e di un popolo fiero come gli orizzonti delle Highlands quando la nebbia si solleva e rivela miglia e miglia di montagne deserte e Locks dalle acque plumbee, in un eterno singolar tenzone con un’altra madre, l’Inghilterra, così tanto più a sud, così tanto dappertutto.
Questo si respira, aggirandosi tra le sale del maniero, il museo della guerra, i gioielli della corona e la Stone of Scone, la pietra del destino, pietra nera (rubata dagli inglesi e restituita) su cui venivano incoronati i reali.
E, al calar della sera, quando il portale del castello chiude e le luci del crepuscolo si attardano oltre i tetti, ridiscendere sognanti il miglio reale al suono di una lontana cornamusa, per rincorrere risa lontane e boccali che tintinnano dentro uno dei tanti pub che si accendono come i lampioni di ferro battuto, per bere un’onesta Tennent’s e sorseggiare un doveroso Single Malt, tra il rassicurante chiacchiericcio gaelico di qualche vecchio avventore, in attesa, e al riparo, dall’ora che inesorabile si avvicina per ghermire...
Non credete ai fantasmi? Bene, vostro diritto, ma il non credere non cambia minimamente il fatto che essi possano esistere... come ancora per la vecchia Hogwarts. Edimburgo vanta il primato di essere una delle città più ‘infestate’ al mondo. Suggestioni... sino a quando la notte cala, non ci si ritrova da soli in un vicolo buio largo poco più di un metro, con la luna che sorge gialla ed enorme sugli aspri pendii rocciosi del castello e un cigolare di un cancello conduce all’entrata del Greyfriar’s Churchyard, un oscuro cimitero tra le mura delle case di Old Town, secoli fa una piccola valle, piano divenuta un tumulo, perché ospitante morti per sei secoli di guerre, carestie, pestilenze e persecuzioni (Covenanters in primis). O sino a quando non ci si aggira per le South Bridge Vaults, i cunicoli che consumano il South Bridge come un tarlo, aprendosi dalle volte dei ben diciannove archi del ponte ormai murati da secoli (tanto che solo uno di essi è ancora visibile tra l’accalcarsi degli edifici attorno), in cui centinaia di derelitti e affamati vissero e perirono, murati vivi per arginare epidemie, o letteralmente cotti, per il calore condotto dalle pietre del ponte, durante l’incendio che volevano fuggire nel sottosuolo... Leggende, che uno dei tanti notturni Ghost Tour della città sarà felice di alimentare a lume di candela, suggestioni che insinuano il cinismo, come le ombre sfuggenti nei closes o i rumori dalle tenebre...
Città antica, misteriosa e magica, Edimburgo, fiera capitale di Scozia, tappa immancabile per un viaggio di quelli che permarranno nella memoria, sempre che la capacità di sognare a occhi aperti non sia andata persa per strada... allora forse solamente un sussurro dall’inconcepibile potrà farvi tornare in voi, il sussurro di cose dimenticate... ma non ancora morte. Ecco, non sentite? È dietro di voi.