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Anno XI - Febbraio 2010
Industria

Portotorres: un mese in apnea
per gli operai della Vinyls sotto le stelle

Sulla torre aragonese con gli operai in lotta davanti a una fabbrica fantasma

di Raffaela Ulgheri

Nessuno passeggia sulle banchine di Porto Torres quando dal mare soffia il vento gelido e solo poche forme in movimento si distinguono dietro le vetrate di qualche bar. Sullo sfondo, la Torre Aragonese con i suoi 700 anni di storia, e le bandiere dei sindacati e gli striscioni della protesta operaia issati sulle feritoie d’avvistamento. Il tutto fa pensare a un assedio. L’assedio al lavoro e alla sua dignità che è in corso da anni in tutta la Sardegna.
È oramai da più di un mese che circa 50 uomini, operai della Vinyls, sono lassù, a testimoniare con i fatti e la determinazione, l’idea che il lavoro e la sua dignità non possano essere cancellati con un tratto di penna e una raccomandata con ricevuta di ritorno.
«La torre è aperta a tutti. Più persone vengono, anche solo visitatori, più la nostra storia può circolare, arrivare alla gente». Racconta Stefano, 35 anni e, come gli altri, il sale di un mese di guardia sulla pelle.
Tutto è iniziato i primi di gennaio, con l’avviso di scadenza del contratto di dieci dipendenti della Vinyls che erano stati assunti a tempo determinato. Alla mezzanotte del 14 la speranza di un posto di lavoro sicuro in un Nord Sardegna già martoriato dalla deindustrializzazione sarebbe stata tangibile. E il rinnovo c’è stato, ma non ha dissolto le incertezze che si abbattono sul futuro di tutto l’impianto di produzione di Vcm e Pvc di Porto Torres.
Negli ultimi tempi, però, pare che qualcosa si sia mosso. L’interessamento della multinazionale del Qatar, Ramco Group, che un mese fa circolava di bocca in bocca come un’indiscrezione - soprattutto su quelle degli operai di vedetta sulla torre - adesso pare una prospettiva più concreta. Si è usciti dalle nebbie dei rumors e delle voci. Ed Eni, che fornisce la materia prima necessaria al funzionamento degli impianti, ha mostrato la propria posizione davanti a questa acquisizione che riguarderebbe anche l’impianto della chimica di Marghera e Ravenna.
Secondo quanto affermato dal responsabile delle relazioni istituzionali di Eni, Leonardo Bellodi, sarebbe stato scambiato al momento un documento di “confidentiality agreement” (accordo confidenziale) in cui si dà accesso ai dati economici e tecnici delle aziende (la cosiddetta due diligence) di cui la multinazionale araba ha manifestato interesse. Se si era parlato di un ultimatum, questo pare non risulti al cane a sei zampe anche perché, fa presente Bellodi «hanno bisogno anche loro dei tempi tecnici per fare tutte le verifiche del caso e poter stendere un business plan (piano industriale e finanziario)».
Ma Ramco ha intenzione di completare l’acquisizione di tutta la filiera clorosoda, e questo prevede l’ingresso anche degli impianti di Assemini di proprietà della Syndial, cioè dell’Eni. Impianti che marciano in perdita da anni ma che il gigante dell’energia non è disposto a cedere. Questo raccontano le asettiche e impersonali cronache della finanza.
Intanto sulla torre, non più fortezza ma casa e prigione volontaria di chi non vuole cedere le armi alla stanchezza, si continuano i turni.
Fa freddo sulla torre aragonese. Tre o quattro letti sono disposti vicino alle feritoie, l’aria è umida, i giacigli su cui campeggiano fogli di giornale, pagine intere di cronaca in cui si raccontano le visite di politici, religiosi, rappresentanti delle università. «La cosa che pochi raccontano – dice Giuseppe, poco più di 40 anni e due figli alle elementari - è che se venisse chiuso il nostro impianto l’intera zona industriale non avrebbe più senso, perché tutti gli altri settori sono legati come una catena. Sarebbe come nel domino in cui tutti i tasselli vanno ad abbattersi uno dietro l’altro». Qual è la vostra specializzazione? «Noi produciamo Vcm, che poi viene passato a un altro impianto che produce Pvc – spiega Stefano -. Materia plastica, materia basilare che in Italia produciamo solo noi». E adesso? «Adesso gli impianti sono fermi e stiamo importando la chimica dall’estero, il che è un paradosso».
Già, gli impianti sono fermi. Qui, gli operai presidiano la torre a turno, a gruppi di 10 o 15 e, quando inizia l’orario di lavoro, si avviano verso la struttura della Vinyls, allo stato attuale parzialmente bonificata.
Il 12 gennaio i lavoratori hanno fatto irruzione nella Camera di Commercio di Sassari dove l’assessore regionale alla Programmazione, Giorgio La Spisa, teneva un dibattito pubblico sul Programma regionale di Sviluppo 2010-2014 e la finanziaria 2010. La voce della protesta si è sollevata sopra le altre istanze «Adesso a rischiare siamo in pochi – hanno detto gli operai – ma se la vertenza non si risolverà positivamente corriamo il pericolo di diventare più numerosi degli operai dell’Alcoa», altro grande dramma dell’industria sarda. Nei prossimi giorni si terrà un nuovo vertice al ministero dello Sviluppo economico, dove dovrebbe arrivare il business plan della Ramco, mentre la Regione pensa di chiedere un commissario straordinario che gestisca i 500 milioni destinati alle bonifiche.
Sulla torre, intanto, gli operai continuano a programmare nuove forme di protesta, nell’attesa che nelle stanze dei bottoni qualcosa si muova, qualcuno tracci con mano sicura un disegno industriale.

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