“Io, l’ispettore di seconda classe Luciano Serra, mi ero assunto il compito di difenderlo dalla malvagità del mondo, e sapevo di fare cosa gradita a Bocchini, il nostro capo supremo. I due, coetanei, avevano fatto insieme la scuola di polizia”. Comincia così il libro di Luciano Marrocu, nella foto, - Il caso del croato morto ucciso (editore Baldini & Castoldi). È il quarto dei suoi romanzi, mentre le altre numerose pubblicazioni rientrano nel genere letterario della saggistica.
Ma se volessimo definire il libro - Il caso del croato morto ucciso - secondo un genere, quale attribuirgli?
Storico? Gli elementi non mancano. È storicamente collocato. L’autore fa riferimento a una precisa epoca e fornisce alcuni dei suoi vari aspetti, politici, sociali e culturali, creando un contesto in cui interagiscono i personaggi. Siamo a Roma nel 1934, in pieno Fascismo. I protagonisti indagano sulla misteriosa morte di un ustascia, Jure Stefanovic. “Un nazionalista, uno di quelli disposti a tutto....pur di ottenere che la Croazia fosse indipendente dalla Jugoslavia. Il loro capo, Ante Palevic, era uno sfegatato ammiratore del Fascismo”.
“Nel giro di poco le cose sarebbero cambiate. Mussolini, per vari motivi, non sarebbe piu stato interessato a una Crozia indipendente. Poi, nel 1936, il patto d’amicizia con la Jugoslavia”...
Durante il romanticismo, il romanzo storico si ispirava a personaggi e momenti del medioevo, ritenuti utili per comprendere il presente.
Il libro presenta forse una sottile similitudine col filone romantico?
Eppure potremmo collocarlo anche in tutt’altro genere letterario, quello poliziesco. Dove il racconto delle indagini svolte ha un’importanza fondamentale. È quasi tutto imperniato su questo elemento. Ciò che contraddistingue il poliziesco è il delitto, compiuto o in corso. Uno o più investigatori. Le indagini sul crimine svolte con sistemi scientifici. Lo scioglimento finale dell’intreccio. Il nostro scrittore inserisce tutti questi dati.”Questo non prova però...Chiaro che non prova nulla, Serra. Non è un indizio, è una pista. Ha presente una pista. Una pista è qualcosa su cui poggiamo il nostro nasone di poliziotti e poi...sniff sniff. Ha capito, Serra? Sniff sniff”.Nel 1946 viene pubblicato per la prima volta il romanzo di Carlo Emilio Gadda Quel pasticciaccio brutto de via Merulana.
É un poliziesco “sperimentale” che va al di là dei confini del genere e Gadda si serve del giallo come strumento per ritrarre la Roma del periodo Fascista.
Anche qui, autori - e intenzioni - a confronto. Attraveso la lettura del romanzo di Marrocu, il lettore troverà del tutto naturale operare libere associazioni mentali.
La trama del racconto è affascinante. La scrittura, fluida.
L’ambientazione, da Roma a Parigi. “Se alla stazione di Roma avessi avuto modo di replicare a Bocchini, gli avrei confessato che non solo non ero mai stato a Parigi, ma neppure, sino ad allora, avevo mai messo piede all’estero. Carruezzo, in compenso, Parigi la conosceva bene” -sino a Barcellona”.
I personaggi sono originali. Carruezzo, l’amico del capo supremo Bocchini, unico, singolare.
“Prima ancora di ritrovarci ai lutulenti Affari Riservati, io e Carruezzo, che aveva quindici anni piu di me, eravamo stati colleghi in Questura”. Anche lui, come Luciano Serra, apparteneva alla razza dei pajaros perdido, “lo compresi la prima volta che lo vidi”.
Carruezzo apprezza il cibo e i vini raffinati. Ma nel suo intimo si nutre di arte, filosofia e letteratura. Non tollera Gabriele D’Annunzio, ma non sappiamo se consideri piu grande, Tolstoj o Dostoevskij. Anche Marcel Proust si era posto la questione, e l’aveva risolta. Tra i due c’è una quasi- continuità, non una contrapposizione.
Nel libro, le indagini procedono, il caso si complica e gli ultimi indizi portano in Spagna. È sul treno per Barcellona che Carruezzo nota un passeggero alle prese con un libro di Pittigrilli - I vegeteriani dell’amore-, e non si lascia sfuggire l’occasione per rivolgergli la parola. “I vegetariani dell’amore?” “Esatto. Ma nel romanzo di vegetarianismo non si parla. C’è una filosofia dietro a tutto ciò”. “Carruezzo drizzò le antenne. La pura parola “filosofia” bastava a eccitarlo”. E “dietro a tutto ciò”, c’è l’antroposofia, di cui Carruezzo è un vero esperto.
Padre dell’antroposofia è Rudolf Steiner. Crediamo di fare cosa gradita al nostro commissario, se concludiamo con le parole di Steiner.
L’Antroposofia è un percorso di conoscenza, che guida lo spirito nell’uomo verso lo spirito dell’universo. Nasce negli individui come un bisogno del cuore e del sentimento e trova giustificazione in quanto tentativo di soddisfare un’esigenza interiore. Può essere compresa solo da coloro che vi trovano quello che loro stessi sentono il bisogno di scoprire. Per cui, antroposofi sono quelli che sentono un bisogno essenziale di vita, certi interrogativi sulla natura umana e sull’universo, proprio come uno sente la fame e la sete. – Rudolf Steiner, Pensieri Principali di Antroposofia, 1904.
“L’uomo rimane nel suo stato incompiuto se non afferra in se stesso la materia della trasformazione e non si trasforma per forza propria.
La natura fa dell’uomo semplicemente un essere di natura; la società ne fa un essere che agisce secondo date leggi; egli può diventare un essere libero solo per forza propria.” Rudolf Steiner, “La filosofia della libertà”.