Il 22 dicembre 2011 potrebbe diventare una data fondamentale per la crescita della Sardegna. A Roma, infatti, al ministero dello Sviluppo economico, si è tenuta la conferenza di servizi che ha dato il via libera ufficiale al metanodotto Galsi, il grande tubo sotterraneo che partendo dall’Algeria porterà il gas dal Nord Africa in tutta Italia, passando per la Sardegna. Un percorso burocratico che ha avuto inizio nel luglio 2008, ma che ha origini molto più lontane, perché di portare il metano in Sardegna, unica regione italiana a esserne sprovvista, se ne parla da almeno quarant’anni. Un gap energetico che ha inciso in molti settori economici, causando un’ulteriore arretratezza per una regione già colpita da problemi economici strutturali e mai risolti.
Quella del metanodotto poteva essere considerata una speranza anche per la moribonda industria sarda, cui a inizio 2012 è arrivato forse il colpo finale con l’annunciata chiusura dell’Alcoa di Portovesme. Il gasdotto avrà una capacità di otto miliardi di metri cubi di gas all’anno, il percorso sottomarino Algeria - Sardegna è lungo 285 chilometri e raggiungerà una profondità di 2824 metri con una condotta del diametro di 66 centimetri. Altri 272 chilometri di condotta attraverseranno la Sardegna da Porto Botte a Olbia e infine un’altra tubazione di 280 chilometri, che toccherà una profondità massima di 878 metri, arriverà a Piombino. Dopo la conferenza di servizi manca soltanto l’autorizzazione unica del ministero dello Sviluppo, perché il progetto venga messo in opera. Un atto, considerato scontato e che arriverà attraverso l’intesa Stato-Regioni.
«Da quel momento, come ha spiegato l’assessore all’industria
Alessandra Zedda, non dovranno trascorrere più di dodici mesi per l’avvio dei lavori». Anche perché i lavori per la realizzazione delle reti comunali sono già state finanziate con 260 milioni nel 2008 e appaltate. Quindi, si può partire in tempi brevissimi.
Il sogno dell’autonomia energetica
Il Galsi, acronimo di Gasdotto Algeria Sardegna Italia, è un consorzio fondato nel 2003 e costituito da alcune importanti società come Sonatrach (compagnia di Stato algerina per la ricerca, lo sfruttamento, il trasporto, la trasformazione e la commercializzazione di idrocarburi e derivati. È la 12.ma compagnia petrolifera al mondo) che partecipa con il 41,6 per cento delle quote; la Edison (uno dei principali operatori italiani nella produzione e vendita di energia elettrica e gas) con il 20,8 per cento; l’Enel 15,6 per cento, il Gruppo Hera (Azienda multiservizi dell’Emilia Romagna, tra i principali operatori italiani dell’energia) con il 10,4 per cento e la Regione Sardegna con 11,6 per cento, attraverso la finanziaria Sfirs. Dal 2007 del progetto fa parte anche la Snam rete gas, che si occuperà della gestione del tratto che passa in Sardegna.
Il consorzio fu avviato dall’allora presidente della Regione Mauro Pili, che tuttora rimane uno dei più assidui supporter del gasdotto. Durante la campagna elettorale del 2004 il Galsi fu anche al centro di una polemica tra lo stesso Mauro Pili e il candidato del centrosinistra Renato Soru, inizialmente scettico sul progetto. Una volta diventato presidente però, Soru cambiò valutazione sull’infrastruttura e diede una fondamentale accelerazione al progetto. Il 14 novembre del 2007 ad Alghero, l’allora presidente della Sardegna fece da padrone di casa alla storica firma tra il presidente del Consiglio italiano Romano Prodi e il presidente algerino Bouteflika. Contemporaneamente fu sottoscritta l’intesa fra l’algerina Sonatrach e la Sfirs. Da allora al 23 dicembre 2011 una serie di passaggi intermedi, fino ad arrivare al via libera che dovrebbe portare all’inizio dei lavori entro un anno. Un traguardo, in realtà atteso da trenta anni, da quando cioè nel 1982 il metano ha raggiunto le case, le aziende e le industrie del continente italiano tagliando fuori la Sardegna. Un differenziale economico che Gesuino Muledda, assessore all’Agricoltura nella giunta sardista di Mario Melis, valuta in circa 500 milioni l’anno per la Sardegna “Una partita che vale quella delle entrate. Quando ero assessore, proprio per cercare di colmare il gap con le altre aziende della penisola, approvammo una legge per parificare il costo delle calorie prodotte in Sardegna con gasolio e olio pesante al costo di quelle prodotte in Italia con il metano. Proprio per permettere ai serricoltori sardi di essere competitivi con i loro concorrenti italiani”.
Il tracciato- serpente sotterraneo
Il viaggio del Galsi inizia in Algeria, 21 chilometri a est di Annaba. In una stazione di compressione il gas è compresso e immesso nella conduttura sottomarina. Da lì attraversa il tratto di mare tra l’Algeria e la Sardegna, lungo un tubo della larghezza di 66 centimetri per 280 chilometri di cui 100 a 2800 metri di profondità. La condotta riemerge in superficie a Porto Botte, nel Sulcis. A Porto Botte è prevista la costruzione di una cosiddetta stazione di misura, che riduce invece la pressione del gas e lo immette in un secondo tubo che attraversa l’Isola per 300 km, fino a Olbia. Il percorso prevede l’attraversamento, sotterraneo, del Sulcis, il Medio Campidano da Villasor a Sanluri, l’oristanese da Mogoro, Arborea fino a Paulilatino, per poi svoltare verso Macomer, Bonorva, Ozieri, Berchidda fino al capoluogo gallurese. Una volta arrivato a Olbia, dove dovrà essere costruita una seconda stazione di compressione, il gas è nuovamente compresso in modo da ottenere una spinta necessaria per poter nuovamente attraversare il mare. 275 chilometri, alla profondità massima di 850 metri, fino a Piombino, dove il tubo s’innesta nella rete nazionale per la distribuzione del gas e il viaggio del Galsi si conclude.
Favorevoli e contrari. Il progetto divide
Negli ultimi anni, l’interesse intorno al Galsi è cresciuto, parallelamente alle polemiche. Il fronte che sostiene l’importanza storica di questa infrastruttura è molto vasto e trasversale. Sicuramente Confindustria, con il presidente dell’Ance Maurizio De Pascale che ha parlato di “ricadute economiche per la Sardegna stimabili in 500 milioni di euro di risparmi complessivi sull’energia e oltre 5mila potenziali posti di lavoro”. Favorevoli anche i sindacati, con la Cgil che ritiene la metanizzazione dell’Isola un passaggio storico fondamentale. Per il segretario della Filctem-Cgil Giacomo Migheli “l’opera è fondamentale perché consentirà di approvvigionare la nostra regione con due miliardi di metri cubi di gas naturale dal 2014”. Tra i partiti, sia il Pd che il Pdl si sono schierati in favore del Galsi e il presidente della Provincia di Carbonia Iglesias, Tore Cherchi è diventato il portavoce degli amministratori locali sardi. “La metanizzazione, lungi dal costituire una penalizzazione, elimina una grave discriminazione, a carico della sola Sardegna in Italia, che si scarica sulle famiglie che pagano più cara l’energia per usi domestici, sulle imprese (con il metano il problema Eurallumina sarebbe già stato risolto), sui trasporti. Anche sul piano ambientale il metano è di gran lunga la fonte energetica preferibile”.
Favorevole è ovviamente la Regione Sardegna, che pure tra gli incomprensibili ritardi degli ultimi due anni, è riuscita a strappare il via libera del Governo nazionale e ha previsto 150 milioni per il Galsi già nella Finanziaria all’esame del Consiglio regionale. I punti forti del Sì al Galsi sono la riduzione dei costi energetici per le famiglie e le imprese, oltre all’impulso importante alle opere pubbliche che arriverebbe dalla messa in cantiere di un’infrastruttura così imponente e le ricadute occupazionali.
L’opposizione al metanodotto è sicuramente più variegata e ha protagonisti manifesti e altri più nascosti con interessi a volte nobili talaltra untuosi. Tra i più combattivi sicuramente il Comitato NoGalsi, che su internet e attraverso una rete di militanti molto attiva, sta raccogliendo consensi e suscitando interesse. I capisaldi della protesta riguardano l’impatto ambientale dell’opera, che andrebbe a danneggiare aree di grande valore naturale in Sardegna; l’assenza di ricadute economiche sulle tariffe energetiche e sui posti di lavoro e più in generale il Galsi è descritto alla stregua di una nuova servitù per l’Isola. Non a caso tra gli animatori dell’opposizione al gasdotto ci sono i protagonisti della galassia indipendentista, da Sardigna Natzione, a Irs a Progres. A livello istituzionale l’unica voce fuori dal coro è quella di Claudia Zuncheddu, che ha anche presentato una mozione in Consiglio regionale (insieme ai consiglieri di Sel, tra i quali Luciano Uras -. con dichiarazioni contraddittorie che hanno creato scompiglio fra gli iscritti e che in parte lo hanno poi portato a mitigare alcune posizioni). Per la consigliera indipendentista ex Rossomori “chi ha a cuore gli interessi della Sardegna, deve respingere con fermezza questa nuova servitù, propinataci dallo Stato italiano e dalle multinazionali del gas, con la pesante complicità della Regione e di varie amministrazioni pubbliche locali, che per combattere la povertà cui ci hanno costretto, si accontentano di un tozzo di pane duro, senza opporsi a chi distrugge i campi di grano”. Il partito di Nicki Vendola in Sardegna rimane invece su una posizione di attesa critica, chiedendo garanzie sia sull’impatto ambientale dell’opera sia sugli indennizzi per i residenti delle zone interessate al tracciato. Tra gli oppositori occulti, ma sicuramente influenti, c’è chi già detiene il controllo del gas in Italia, ossia l’Eni che fu quasi costretta dal Governo a partecipare al consorzio Galsi, ma che non vede di buon occhio la riuscita del progetto. Un’altra voce silenziosa, ma contraria è quella dei controllori della rete del gas, per motivi simili a quelli dell’Eni. Infine una piccola lobby, meno potente ma magari più rumorosa, è quella dei distributori di bombole per uso domestico. Un mercato che in Sardegna impone storicamente prezzi più alti.
Tilocca (Sfirs): metano in Sardegna entro il 2015
Antonio Tilocca è il presidente della Sfirs, la finanziaria della Regione Sardegna, che detiene una quota importante nel consorzio Galsi (11.6 per cento) e considera il gasdotto “una infrastruttura fondamentale per la Sardegna”
Qual è la a situazione attuale del progetto? E i tempi?
“Galsi è impegnata in tutte le complesse attività di tipo ingegneristico, autorizzativo, finanziario e giuridico, propedeutiche all’assunzione della Fid (la decisione finale di investimento). In quest’ottica, il prossimo passaggio è rappresentato - a valle del parere positivo già espresso in sede di Conferenza finale di servizi lo scorso 22 dicembre, dalle intese Stato - Regioni (Sardegna e Toscana) e dalla conseguente autorizzazione unica da parte del ministero. I tempi di realizzazione ? Entro la primavera 2012”.
Qual è l’impegno economico della Regione attraverso la Sfirs?
“Le attuali stime del costo previsto per la parte di competenza di Galsi sono di circa 1.300 milioni di euro. L’impegno Sfirs, in funzione della propria quota di partecipazione alla Società, è di circa 150 milioni di euro nell’arco di realizzazione dell’opera. In funzione delle analisi e degli approfondimenti in corso, legati all’avanzamento dell’iter di perfezionamento delle autorizzazioni e di affinamento del progetto, sarà possibile definire la stima del costo e le modalità del sostegno richiesto alla Sfirs”.
Che valutazione dà dei movimenti No-Galsi? Alcune preoccupazioni sono giustificate? Ad esempio la connessione con centri urbani e distretti industriali?
“Ritengo normale che un progetto di questa portata, fondamentale per la Sardegna in quanto - ricordo - siamo l’unica Regione italiana a non essere servita dal gas naturale, sia accompagnato da interrogativi provenienti da più parti. Per quel che concerne la connessione tra il metanodotto e i centri periferici, la procedura è delineata da una normativa - che ha visto applicazione in tutta Italia nel processo di metanizzazione - e che potrà essere attivata anche nel caso del Galsi, a valle della Fid e degli adempimenti conseguenti. In ogni caso sono fiducioso che un maggiore impegno sotto il profilo delle azioni volte a favorire la conoscenza del progetto a tutti i livelli dell’opinione pubblica e delle istituzioni, sarà lo strumento attraverso il quale sarà possibile fornire una risposta a dubbi e perplessità e, conseguentemente, garantire la massima condivisione di un’opera strategica per lo sviluppo della nostra Regione”. (a.u.)