Un piccolo terremoto in due settimane ha rovesciato i rapporti di forza nella politica sarda, mitigato nella sua efficacia solo dall’incredibile dato dell’astensione, che ormai assume un significato preciso, strutturato, che sarà difficile per i due schieramenti recuperare. I turni di ballottaggio delle amministrative 2010 (si votava per le otto Province e per Comuni importanti) hanno ribaltato completamente il risultato del primo turno, regalando al centrosinistra un’insperata vittoria elettorale.
Appena due settimane prima, il 30 e 31 maggio, il centrodestra sembrava vicino a un’altra affermazione: aveva strappato al centrosinistra al primo turno la Gallura e il Comune di Quartu, si era confermato a Oristano ed era in nettissimo vantaggio a Cagliari, in Ogliastra, in provincia di Nuoro e al Comune di Iglesias e di Nuoro. Al centrosinistra, arrivato diviso in alcuni scontri cruciali, restavano solo le roccaforti di Sassari, Sulcis-Iglesiente e Medio Campidano.
Dopo due settimane però lo scenario è completamente diverso e il centrosinistra vince tutti i ballottaggi, compresi quelli considerati persi come la Provincia di Cagliari, dove il candidato del Pd Graziano Milia era sotto di quasi 13 punti e al Comune di Iglesias, con il sindaco uscente Carta capace di recuperarne addirittura 15.
A incombere su tutti però è l’incredibile percentuale dei votanti, già preoccupante al primo turno con appena il 52,44 per cento e crollato nei ballottaggi addirittura al 30,39.
Il centrosinistra ritrova l’unità - Nella faida interna che da tre anni, dalle primarie Soru-Cabras in poi, stanno lacerando il partito democratico sardo, a Nuoro si è toccato l’apice. La scelta di Efisio Arbau, sindaco Pd di Ollolai, di sfidare il presidente uscente Roberto Deriu, ha scatenato uno scontro senza precedenti con la scelta di Arbau di correre contro il suo partito, appoggiato da parte della coalizione di centrosinistra e la ritorsione del Pd nuorese, che ha espulso il ribelle. Alla fine il Pd ha vinto comunque, perché come spesso gli elettori sono più equilibrati di chi li dovrebbe rappresentare. Una lezione che però deve fare riflettere, come spiega a Sardinews il deputato Pd Guido Melis: “A Nuoro si sono fatti tutti gli errori possibili. Bisognava fare le primarie, bisognava canalizzare il dissenso interno e renderlo costruttivo e soprattutto non è accettabile lo stalinismo di una dirigenza locale, che ricorre alle espulsioni. Questo soprattutto bisogna recuperare”. Anche sulla percentuale dei votanti Guido Melis fa una analisi allarmante: “Il vero dato di queste elezioni, aldilà della soddisfazione per il centrosinistra, è questa affluenza bassissima. Il segnale che arriva è chiarissimo. Dobbiamo tornare tra la gente, spiegare quello che abbiamo fatto e che facciamo e soprattutto essere coerenti, tra quello che si dice e quello che si fa”.
Il risultato però più esaltante e inatteso, insieme alla conferma di Iglesias, è stato il recupero di Graziano Milia, presidente uscente cui una condanna in appello per abuso d’ufficio quando era sindaco di Quartu aveva precluso l’appoggio dell’Italia dei Valori.
Pur perdendo 10mila voti rispetto al primo turno, e grazie al crollo del suo avversario, Milia ha strappato la presidenza e regalato al Pd nuove speranze per la sfida al comune di Cagliari del 2010. Silvio Lai, appena incassato il risultato, già si proiettava verso il futuro, spendendo due nomi importanti per la corsa al municipio di via Roma, quelli di Renato Soru e Francesco Pigliaru.
Nel Pdl è tutti contro tutti. Il centrodestra partiva da un 7-1, incassato nelle provinciali del 2005 e si ritrova con un 6-2, dopo avere strappato al centrosinistra la Gallura e il Comune di Quartu. Un risultato modesto, che non rende però l’idea dell’impatto anche emotivo causato dalla sconfitta a Cagliari, che sembrava largamente acquisita. Giuseppe Farris, assessore della giunta cagliaritana di Emilio Floris e imposto da Salvatore Cicu, aveva quasi conquistato al primo turno la presidenza. Nonostante la candidatura alternativa di Piergiorgio Massidda, uno dei fondatori di Forza Italia in Sardegna, che ha fatto una corsa solitaria “tra la gente”, come ha ripetuto in campagna elettorale.
Farris, che ha parlato di “tafazzismo” (forma di autolesionismo mutuata da un personaggio televisivo e già utilizzata da Veltroni ndr) nel centrodestra e di voto falsato dall’astensione, ha in realtà pagato l’ostinazione nel non volersi accordare con Massidda nemmeno in vista del ballottaggio e un’inferiore popolarità rispetto all’avversario Milia.
Non ha sicuramente aiutato i candidati del centrodestra lo scenario politico nazionale e regionale, con il Pdl investito da scandali giudiziari legati agli appalti del terremoto o come in Sardegna dallo scandalo sull’eolico e dalle imbarazzanti frequentazioni del presidente Ugo Cappellacci.
Il dopo voto ha aperto scenari difficili da immaginare, con i vertici regionali del PDL in discussione e la possibilità dell’arrivo di un commissario da Roma.
Il “vincitore morale” Piergiorgio Massidda avverte: “Il metodo deve cambiare; non è possibile che i mandarini stiano ancora al comando. Quel che è necessario è un cambio di rotta. Per questo per la prossima tornata elettorale, la madre di tutte le battaglie, le amministrative di Cagliari del prossimo anno, chiederò che vengano fatte le primarie in autunno”. Altrimenti si ricandida. Il partito è avvisato.
Ultimora - Il Pdl sardo è di nuovo diretto da Romano Comincioli, nella foto, proconsole di Silvio Berlusconi. Il diktat romano non è piaciuto al segretario Mariano Delogu.