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| Renato Soru e Antonello Cabras hanno ripreso a parlarsi. Sotto l’ex assessore Massimo Dadea, l’ex presidente Pietro Soddu e Ornella Demuru leader dell’Irs. (Foto di Dietrich Steinmetz) |
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Fa una certa impressione vederli seduti uno accanto all’altro, discutere insieme del futuro della Sardegna, delle cose fatte e di quelle ancora da fare. Antonello Cabras e Renato Soru, i dioscuri del Partito Democratico in Sardegna, i due leader che insieme avevano immaginato e costruito il centrosinistra vincente del 2004 e la cui divisione, sancita nelle primarie del 2007, ha consegnato la Sardegna al governo di destra Berlusconi-Cappellacci.
A farli rincontrare il convegno “Autonomia, Federalismo, Sovranità, Indipendenza. Quale Statuto per la Sardegna?” organizzato il 9 aprile a Cagliari da Sardegna Democratica, l’associazione politica fondata dallo stesso Renato Soru. Questo primo riavvicinamento è stato sottolineato in apertura da Giacomo Mameli, che ha moderato l’incontro, scegliendo un tono bonario ma che sottolineava un netto rimprovero per quello che l’allontanamento tra i due ha generato e che fa sentire ancora oggi tutte le sue conseguenze.
All’hotel Mediterraneo, davanti a un centinaio di persone, si sono ritrovati tre ex presidenti di Regione, in tre stagioni diverse dell’Autonomia sarda, ex assessori regionali e i leader delle formazioni indipendentiste a confronto su un tema lungamente dibattuto e, come ha detto Massimo Dadea, probabilmente perseguito con poche azioni riformiste concrete.
L’inizio del dibattito, e non poteva essere altrimenti, è affidato a uno dei padri nobili dell’Autonomia sarda, Pietrino Soddu, per sette volte presidente della Regione.
gL’autonomia così come l’abbiamo noi illuministicamente vissuta è morta. Dopo che abbiamo consumato l’esperienza di Soru noi siamo piombati in uno stato di inerzia, di soggezione, di servilismo, di assoggettamento che la Sardegna non ha mai conosciuto nella sua storia, e non possiamo più far finta di non accorgercene. Se il presidente attuale solidarizza con i sindacati, fa una giunta peripatetica che gira per la Sardegna, va ad Arzachena a discutere dell’aeroporto di Tortoli, va all’Asinara per fissare la data delle elezioni, e altre cose demagogiche di grande platealità, ma questa non è l’autonomia che vogliamo noi, questa è soltanto propaganda, è propaganda di basso livello, questa è la situazione della Sardegna”.
Soddu ha anche delineato il modo con cui porsi davanti ai temi dell’autonomia e anche del’indipendenza “Dobbiamo stare dentro l’Italia e dentro l’Europa e ci dobbiamo stare con dignità e con uguaglianza tra le parti, con la stessa dignità, come si diceva una volta tra grandi e piccoli, tra Nord e sud, tra destra e sinistra. Io credo che il consiglio regionale dovrebbe con un documento solenne che è stato individuato nella formula di un ordine del giorno voto al Parlamento (è stato usato una sola volta, ed è previsto dallo Statuto vigente), far presente al Parlamento italiano, non con le indicazioni separatiste, che noi vogliamo partecipare al gioco, che noi vogliamo restare protagonisti della vita sarda e della vita italiana, che se noi dobbiamo stare dentro questo paese e uniti agli altri italiani dobbiamo concorrere a scriverne le regole e a scrivere il nuovo patto, e glielo dobbiamo dire e dobbiamo richiedere che la nostra presenza sia garantita, e che i nostri diritti non li decidano né Bossi né Calderoli, né Maroni e tantomeno Berlusconi, perché noi siamo capaci di decidere da soli”.
Massimo Dadea, che nella Giunta di Renato Soru è stato assessore agli Affari Generali, ha spiegato anche alla luce della recente esperienza di governo quali strade la Sardegna abbia davanti sul fronte dell’autogoverno. “Io penso che noi abbiamo di fronte due strade fondamentalmente. La prima è quella di affidarci a quell’idea di federalismo che oggi viene personificato dalla lega, dove si viene affermando è un principio di disuguaglianza, di emarginazione delle realtà più povere. Vogliamo affidarci a questa idea di federalismo? Oppure non è forse venuto il momento per incominciare a percorrere strade nuove, strade inedite. Non è venuto il momento di vincere, di superare anche determinati tabù propri della sinistra tradizionale. Il tema dell’indipendentismo è stato un tabù e probabilmente continua ad essere un tabù. Dobbiamo avere il coraggio di seguire strade nuove, ed oggi le strade nuove sono legate alla ricerca di una sovranità forte della nostra realtà regionale. La ricerca di un di più di sovranità significa poter decidere su questioni di straordinaria rilevanza per il nostro popolo, significa poter decidere su tutte quelle questioni su cui più invasiva e invadente è la presenza dello Stato: le servitù militari, sulle nostre bellezze archeologiche- Tuvixeddu insegna- significa poter decidere sul nostro ambiente, significa poter decidere sui nostri beni culturali, poter decidere su tutto ciò che riguarda i bisogni e l’interesse del popolo sardo che s’identifica in una identità e dunque in una precisa realtà di tipo identitario”.
Sul tema dell’Indipendenza, sul suo significato oggi si è soffermato il primo intervento di Renato Soru “Indipendenza, significa “non dipendenza”. Soru, galante, fa intervenire Ornella Demuru, neo leader degli indipendentisti. Poi attacca: “Credo che non si voglia essere dipendenti di qualcuno. Ma nel mondo di oggi tra essere dipendenti ed essere soli credo ci sia una via di mezzo che è quella delle alleanze, delle interdipendenze. Un popolo sardo che può stare benissimo in Italia, dove peraltro nella costituzione non si parla mai del popolo italiano. Si parla del popolo e dentro il popolo ci possono essere tanti popoli, così come in Europa si parla dell’Europa dei popoli e non si dice tanti popoli esattamente pari al numero degli stati. Anzi ne fa un valore delle differenze, delle diversità linguistiche culturali e lo stesso io penso possa accadere in Italia. Io mi sento come un cittadino con due passaporti, con un passaporto sardo e un passaporto italiano e per la verità io voglio bene ad entrambi. Se mi chiedono qual è la mia piccola patria certamente questa è la terra che io ho calpestato a Sanluri, in campagna, nel paesaggio di Sanluri. Se m’immagino da vecchio, io m’immagino a Sanluri. Non di meno, vorrei dire che porto nel cuore anche le lotte dell’antifascismo, l’Italia repubblicana, la scrittura di questa costituzione, quel che c’è scritto dentro, l’enunciazione di quei diritti, le lotte dei lavoratori, la storia di Di Vittorio. Il fatto che una persona anziché in Sardegna bensì in Puglia. A Cerignola frequenta una prima scuola per chi a scuola non ci sarebbe mai potuto andare. Tutto questo fa parte della mia storia e non vorrei rinunciare neanche a questo”.
Parte di questo convegno muove da un disegno di legge, presentato in Senato da Antonello Cabras. Un disegno, come ha spiegato lo stesso senatore del PD, costruito intorno ad un principio: la potestà legislativa in Sardegna spetta alla Regione.
Su questi temi la classe dirigente si interroga anche sulle reali esigenze dei cittadini o è frutto di un ragionamento delle elite, chiede Mameli. Cabras risponde con un ragionamento lungo e articolato. “Io credo che il futuro italiano sarà segnato da un regionalismo sempre maggiore. Non dobbiamo più preoccuparci di discutere di sovranità e potestà legislativa, lo abbiamo fatto troppo e troppo a lungo. Dobbiamo invece chiederci quanto siamo capaci di trasferire ai sardi il senso del dibattito che si sta sviluppando. Anche il tema dell’Indipendenza io lo affronto molto laicamente. Bisogna far fare le cose a chi le sa fare meglio. Se parliamo di difesa e dell’esercito, forse lo fa meglio lo stato centrale. Se parlo di sviluppo, cultura, istruzione, sanità, secondo me lo fa meglio il potere locale. Ma la vera domanda è: noi siamo in grado di badare a noi stessi? I sardi sono davvero convinti che l’autogoverno sia la soluzione ai loro problemi? Da quelli che sono i risultati anche delle ultime regionali, io sinceramente credo di no”.
Gli indipendentisti
Nel dibattito successivo ai primi interventi è stato lasciato spazio al dibattito, caratterizzato dalla presenza dei leader dei partiti indipendisti sardi come IRS, Sardigna Natzione, Rossomori e intellettuali da sempre attenti ai temi dell’Autonomia come Benedetto Barranu. Aveva iniziato, si è detto, Ornella Demuru.
Bustianu Cumpostu, di Sardigna Natzione, ha parlato della necessità di un nuovo Statuto per la Sardegna, che “parli innanzitutto di sovranità per la nostra Regione, che possa poi portare domani a un processo d’indipendenza autentica. Una sovranità che avevamo, che ci è stata tolta e che dobbiamo riconquistare”.
Secondo Benedetto Barranu la lotta va fatta si per il rinnovo dello Statuto, ma anche perché il ruolo delle Regioni sia riconosciuto come centrale all’interno di uno Stato realmente federale, come accade per gli Stati Uniti ad esempio. “Le regioni non possono essere semplicemente periferia di un Governo centrale”.
Con il suo consueto linguaggio colorito Gavino Sale ha decretato la fine dell’Autonomia, dicendo che il padre stesso (Pietrino Soddu) ne aveva dichiarato la morte durante il convegno. “la classe politica e intellettuale di sinistra deve smettere di imbrigliare il sogno indipendentista della Sardegna.Dobbiamo credere nel progetto, perché altrimenti lo farà la destra, insieme alla Lega e al Psd’Az”.
Conclusioni affidate a Renato Soru. “Non occorre pensare che ci si possa riunire domattina da qualche parte e dichiarare la via dello Stato della Sardegna. Sappiamo bene dove siamo. Possiamo però immaginare una strada che possiamo percorrere per darci molto di quello che sul tema dell’indipendentismo riteniamo oggi essere importante. Appunto una nazione. Un auspicio anche di riconoscimento statuale. Un popolo senza stato. Desiderio di sovranità esercitata. Interdipendenza con l’unione europea innanzitutto e con altre e con altri organismi che potranno esserci che potranno sorgere in futuro. Interdipendenze con altre regioni mediterranee come avevamo iniziato ad avviare con isole Baleari con la stessa Malta, le cosiddette euro regioni”.Nel finale una risposta anche alla domanda posta da Cabras “possiamo tranquillamente dirlo ai nostri amici e anche in giro per la Sardegna: non preoccupatevi, possiamo “bastare a noi stessi” e non solo, perché oggi già quasi bastiamo a noi stessi. Certo è che decisioni di questo genere si prendono innanzitutto col cuore, e non con la calcolatrice. La questione è che se oltre ad avere l’adesione convinta delle avanguardie, avessimo anche l’adesione convinta ad esempio del Pd, che magari aspira ad avere il 30 per cento, sarebbe questo un bel passo avanti. Se dovesse aderire il Pd, se dovessero aderire gli altri gruppi, il Rosso Mori ad esempio e altri del centro-sinistra sarebbe un bel passo in avanti”.