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Anno XI - Gennaio 2010
Prodotti locali 2

La conferma dei ricercatori: eccellenti
i pesci allevati dagli acquacoltori sardi

Convegno nazionale organizzato a Porto Conte Ricerche di Alghero dall’Asa

di Alice Gurrieri

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Per un giorno (il 4 dicembre) Alghero e la Sardegna sono state le capitali nazionali dell’acquacoltura. In un convegno svoltosi nell’auditorium della Porto Conte Ricerche (con scienziati, ricercatori, imprenditori, rappresentanti di categoria, esperti e istituzioni), si è discusso del tema “Acquacoltura in Sardegna, un percorso verso l’eccellenza”. È stato – come si legge in una nota - un confronto sullo stato dell’arte e sulle prospettive di questo importante segmento dell’agroalimentare nazionale.
Dopo i saluti di rito effettuati dai rappresentanti delle istituzioni locali e dopo la presentazione dell’iniziativa effettuata da Marina Monagheddu, responsabile del Servizio risorse ittiche dell’agenzia regionale Laore Sardegna, il professor Angelo Cau, del dipartimento di Biologia marina dell’università di Cagliari, ha aperto e moderato la sessione tecnica nell’ambito della quale sono stati analizzati vari aspetti riguardo il comparto dell’acquacoltura nazionale e sarda in particolare. Cau, uno dei massimi esponenti europei nel settore della ricerca applicata al comparto delle produzioni ittiche, ha condotto i lavori evidenziando la grande qualità degli interventi proposti dai massimi esponenti nazionali nelle singole materie presenti all’incontro.
Il primo intervento, svolto da Stefano Cataudella dell’università Tor Vergata di Roma, ha permesso di conoscere i risultati del censimento sull’acquacoltura italiana commissionato dal ministero delle Politiche agricole e forestali sulle produzioni nazionali da acquacoltura. Cataudella, molto attento alle dinamiche europee e mondiali del settore delle produzioni marine d’acquacoltura, ha analizzato le importanti prospettive di questo comparto a fronte della situazione particolarmente delicata che sta affrontando la pesca tradizionale, individuando un filo comune fra i due comparti che difficilmente potrebbero vivere disgiunti. Pesca e acquacoltura infatti, secondo Cataudella, “hanno necessità l’uno dell’altra, la pesca tradizionale garantisce biodiversità, l’acquacoltura garantisce quantità e continuità negli approvvigionamenti. Certo, ha aggiunto l’esperto, è necessario riportare la pesca tradizionale su binari di sostenibilità ambientale e far convergere l’acquacoltura verso produzioni di qualità nel rispetto dell’ambiente”. Cataudella ha concluso ricordando il grande livello qualitativo delle produzioni dell’acquacoltura italiana e rimarcando che “solo grazie all’acquacoltura si sono salvaguardate la maggior parte delle preziosissime zone umide del nostro Paese”.
Nicola Sechi, direttore del dipartimento di Ecologia dell’università di Sassari, ha evidenziato le problematiche relative all’impatto ambientale legato all’installazione di gabbie galleggianti. Dopo aver passato in rassegna numerosi studi effettuati negli anni in altrettante aree del Mediterraneo e nei mari del Nord, anche sugli allevamenti di salmone, ha concluso sostenendo che “la situazione in Sardegna, fatta eccezione per un’unica localizzazione nei pressi di Golfo Aranci, risalente ai primissimi anni ’90, che ha evidenziato alcuni problemi soprattutto per quanto riguarda la prateria di posidonia oceanica sottostante le gabbie, dimostra che gli impianti sardi in mare aperto non hanno portato ad alcun fenomeno di accumulo di sostanze inquinanti”, sancendo il “buon lavoro di verifica e di controllo” che la Regione sarda ha portato avanti con l’ausilio degli atenei isolani. Lo stesso Sechi tuttavia, ha evidenziato la “necessità di non cullarsi sugli allori”, ma anzi ha rimarcato “la necessità di valutare attentamente e con scrupolo ogni eventuale ulteriore iniziativa”. Ha proposto di “monitorare costantemente anche gli impianti esistenti, per evitare che eventuali fenomeni di inquinamento ambientale possano emergere nel lungo periodo”.

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Marco Saroglia dell’università dell’Insubria di Varese, ha analizzato l’evoluzione del concetto di qualità delle produzioni dell’acquacoltura. Il docente ha parlato di qualità alimentari, “proteine nobili” e “grassi buoni” e ha evidenziato gli aspetti legati alla sicurezza alimentare e alle pratiche igieniche applicate in acquacoltura. Ha parlato di igiene e profilassi negli allevamenti e nella lavorazione, di gusto e sapore, evidenziando come “vi è un legame stretto tra la qualità dell’acqua in cui si allevano i pesci, anche in rapporto alla salinità e all’ossigenazione, e il gusto dei pesci, evidenziando le differenze con alimenti scadenti come il Pangasio che rappresentano l’antitesi del mangiar pesce di cui non hanno ne il gusto, ne il valore nutrizionale, ne tanto meno la sicurezza alimentare”. Saroglia si è poi soffermato sulla possibilità di “verificare in modo chiaro, con gli strumenti moderni e con gli ultimi metodi scientifici, la qualità dei prodotti alimentari, elemento che potrebbe essere utile per avviare una caratterizzazione delle produzioni di qualità che possa essere tutelata successivamente con un marchio che dia al consumatore tutte le informazioni necessarie e utili”.
Sergio Uzzau, dell’università si Sassari, da alcuni anni a capo della Porto Conte Ricerche (una prestigiosa struttura all’interno della quale si effettuano studi legati anche all’acquacoltura) ha presentato una serie di recenti studi, effettuati sui prodotti sardi dell’acquacoltura anche attraverso comparazioni effettuate analizzando campioni di prodotti provenienti dalla Grecia. È emerso “il grande valore qualitativo delle produzioni dell’acquacoltura sarda. I prodotti locali, infatti, hanno dimostrato di avere caratteristiche assolutamente paragonabili a quelle del prodotto ittico selvatico, evidenziando al contempo una decisa differenza a tutto tondo con le produzioni provenienti dai Paesi dell’Egeo, che hanno dimostrato la necessità di distinguere agli occhi del consumatore i prodotti sardi rispetto a quelli di importazione”. Si sono analizzati anche aspetti legati alla conservabilità dei prodotti della pesca funzionali a individuare i migliori sistemi di conservazione dei prodotti lavorati o semilavorati destinati al mercato continentale o estero.
Pubblico d’eccezione. Nell’auditorium si potevano riconoscere alcuni fra i più importanti produttori nazionali di acquacoltura (Marco Gilmozzi da Orbetello, Stefano Bronchini di Agroittica Toscana, Gian Marco Sanfilippo da Alassio, Roberto Co di Aqua a Lavagna, Gaspare Barbera di Acquazzurra Pachino, Andrea Novelli da Ittica Caldoli a Lesina, Giampiero Scano da Panittica Pugliese) i rappresentanti di quasi tutte le aziende mangimistiche (Skretting, Biomar, Veronesi, Saipa, Naturalleva), numerosi esponenti del mondo bancario, dei consorzi fidi, del mondo delle assicurazioni, della distribuzione organizzata e del commercio all’ingrosso dei prodotti ittici e di numerosi esponenti delle autorità di controllo (Asl, assessorato regionale alla. Sanità, Capitanerie di Porto, Corpo Forestale, Carabinieri, Guardia di Finanza) e di numerosi altri ricercatori, liberi professionisti, politici e appassionati.
Il dibattito è proseguito con l’intervento di Sebastiano Banni, nutrizionista dell’università di Cagliari: ha ricordato il valore nutrizionale “assolutamente insostituibile del pesce”. Banni ha parlato dei risultati di uno studio effettuato in collaborazione con la Porto Conte Ricerche da cui è emerso l’eccellente valore dei prodotti dell’acquacoltura sarda che, comparati con i prodotti selvatici e con i prodotti di importazione, hanno evidenziato il loro assoluto valore nutrizionale. Un livello di omega 3 decisamente superiore ai prodotti di importazione (Grecia), ma superiore persino ai prodotti selvatici. Un alto valore proteico e una quantità elevata di “grassi buoni” omega 3 eccellente fanno del pesce allevato in Sardegna un alimento insostituibile per una dieta sana che, a suo dire, non potrebbe prescindere da un orata o una spigola da trecento/quattrocento grammi, almeno due volte a settimana, come deterrente contro le malattie cardiovascolari e contro l’obesità.
Lo studio di Banni ha evidenziato inoltre che gli omega 3 assunti sotto forma di pastiglie o comunque di integratori alimentari, non registrano un livello di assorbimento lontanamente paragonabile agli stessi quantitativi assunti mangiando pesce fresco. Un importante risultato che gratifica i produttori sardi di acquacoltura e che rappresenta una base scientifica importante da cui partire con altri studi più approfonditi.
Marina Monagheddu ha quindi dato avvio alla sessione tecnica. Ha parlato Iolanda Viale, della stessa Laore, presentando uno studio sulle produzioni sarde di acquacoltura da cui è emerso il gran quantitativo di prodotto ittico che la Sardegna importa ogni anno. Gli impianti sardi, infatti, non tutti a regime per varie vicissitudini (fra cui anche i danni dovuti alle eccezionali mareggiate dell’inverno scorso) che hanno reso complesso il decollo di numerose compagini giovani, indirizzano circa l’80 per cento del loro prodotto al mercato sardo, destinando l’ulteriore 20 per cento al mercato nazionale. Fra i clienti è risultato che oltre il 50 per cento è destinato al tradizionale mercato all’ingrosso, mentre solo il 16.5 va alla distribuzione organizzata, mentre un ulteriore 15 per cento è venduto direttamente presso le aziende. Dallo studio sono emersi inoltre i maggiori problemi del comparto fra i quali, soprattutto, la distanza dal continente con costi di trasporto ed energetici assolutamente gravosi. Forte ll’esigenza di trovare soluzioni alternative all’approvvigionamento dalla penisola per quanto riguarda soprattutto avannotti e mangimi.
Successivamente, dopo il breve saluto di Antonello Arghittu per Argea (ha spiegato le difficoltà e l’impegno dell’Agenzia nell’assistere i produttori sardi per la spendita dei fondi comunitari e per l’erogazione degli aiuti legati alle calamità naturali), è intervenuto, per le conclusioni della mattinata, Roberto Doneddu, direttore del servizio Pesca e acquacoltura dell’Assessorato regionale dell’agricoltura. Doneddu si è soffermato sul difficile momento dell’intero settore. “La drammatica riduzione delle risorse economiche destinate a questo settore dalla commissione europea nell’ambito della programmazione del Fondo Europeo della Pesca infatti, rende molto difficile- ha detto - sostenere il comparto in questo difficile momento”. Ha auspicato “un intervento finanziario suppletivo da parte della Regione” in modo da “compensare almeno in parte questo gap”, e ha invitato tutti i soggetti in campo a mettere in piedi azioni finalizzate all’aggregazione fra i vari soggetti in modo da non disperdere le poche energie a disposizione in interventi a pioggia se non inutili comunque poco produttivi. La mattinata si è conclusa con un pranzo a base di prodotti dell’acquacoltura sarda, offerti dai produttori locali e accompagnati dai vini della Cantina Murales di Olbia esaltando la fragranza delle produzioni locali.

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L’Associazione Acquacoltori Sardi ha inoltre preparato una esposizione dei prodotti sardi stimolando la curiosità dei presenti e ha dato anche visivamente la misura del grande livello qualitativo delle produzioni locali, immediatamente gustate (e apprezzate) nel pranzo dagli oltre 180 invitati.
Alla ripresa dei lavori in un auditorium gremito come in mattinata, il presidente dell’Associazione acquacoltori sardi Mauro Manca ha letto una breve nota di saluto inviata dal ministro delle Politiche agricole Luca Zaia, impegnato in Cina, e il saluto del Governatore della Regione Sardegna Ugo Cappellacci.
Nell’esprimere “grande soddisfazione” per la riuscita dell’iniziativa, Manca ha commentato che “portare in Sardegna tanti autorevoli esponenti del mondo della ricerca, della produzione, della nutrizione e del commercio di prodotti ittici non è impresa facile. I nostri colleghi hanno assaggiato i nostri eccellenti prodotti e da domani, loro malgrado, dovranno riprendere a mangiare i loro”. Gavino Sini, presidente della Camera di Commercio di Sassari e dell’Unioncamere Sardegna, ha evidenziato la grande importanza dei prodotti ittici locali, e in particolare quelli di un’acquacoltura d’eccellenza, per esportare l’immagine della Sardegna all’esterno. Pur all’interno delle rigide regole del mercato, che ovviamente vanno rispettate nel fare impresa, Sini ha ribadito che con ogni prodotto della Sardegna i nostri imprenditori devono saper vendere le emozioni forti che la terra sarda sa offrire a chiunque la conosca. Sini ha annunciato la volontà di programmare una serie di momenti di spessore in cui dare spazio alle produzioni dell’acquacoltura sarda per permettere una maggior conoscenza e valorizzazione della loro qualità.
Stefano Masini, responsabile per l’Ambiente della Coldiretti, ha immediatamente messo a fuoco la situazione evidenziando l’univocità dei percorsi delle due associazioni per quanto riguarda l’esigenza di valorizzare le produzioni locali a chilometro zero. “La battaglia della Coldiretti, che cerca di avvicinare le imprese agricole italiane ai loro consumatori, ha detto Masini, parte anche dal basso e vede chiamati in causa anche gli amministratori locali, che a partire dalle mense scolastiche ed ospedaliere, ad esempio, possono favorire le produzioni locali garantendo agli utenti maggiore qualità e sicurezza”. Masini ha inoltre confermato il grande interesse di Coldiretti verso il mondo delle produzioni ittiche, incoraggiando l’Associazione Acquacoltori Sardi a proseguire in questo percorso intrapreso.
Mauro Manca, dopo Masini, ha rilevato che sin quando la grande distribuzione organizzata non permetterà al produttore di apporre il suo marchio sui prodotti, ma imporrà il marchio dell’insegna (Conad, Coop, Carrefour, Esselunga, ecc..) non si potrà parlare di trasparenza nei confronti dei consumatori che hanno necessità di sapere cosa consumano, problema da cui i soli produttori non possono venir fuori senza l’aiuto delle istituzioni.
Francesco Sgarangella, direttore del dipartimento di Sanità animale della Asl di Sassari ha ribadito la assoluta sicurezza di un consumatore che acquista prodotti sardi di acquacoltura in virtù della gran mole di controlli che i vari servizi effettuano costantemente a tutti i livelli della filiera, a partire dall’allevamento e dalla nutrizione degli animali, fino all’ultimo passaggio della catena rappresentato dalla vendita al dettaglio. Sgarangella ha poi individuato la necessità di un sistema di tracciabilità più sofisticato in grado di evitare il perdurare di fenomeni di frode in commercio che vedono prodotti extranazionali talvolta venduti come prodotti sardi.

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Giuseppe Pulina, direttore del dipartimento di Scienze uootecniche dell’università di Sassari ha evidenziato l’assoluta necessità dell’uomo di assumere proteine nobili fornite dai prodotti ittici, evidenziando anche l’alta qualità delle produzioni dell’acquacoltura sarda. Lo stesso Pulina ha accennato anche della polemica che a livello internazionale attiene all’uso di pesce per la produzione di farine di pesce da utilizzare nei mangimi, domandandosi se questa pratica può definirsi sostenibile o se siano necessarie soluzioni diverse per il futuro.
A questa provocazione ha risposto Marco Gilmozzi, titolare della Coopam di Orbetello, storica azienda di acquacoltura italiana, vice presidente nazionale dell’Api e presidente del gruppo di lavoro Medacqua in seno alla Feap. Gilmozzi, dati alla mano, ha presentato la bilancia dei consumi dell’acquacoltura mondiale dimostrando l’assoluta sostenibilità dell’acquacoltura mondiale che rappresenta l’unica alternativa praticabile alla continua crescente domanda mondiale di proteine nobili derivate dai prodotti ittici. Apprezzando l’iniziativa dell’Associazione Acquacoltori Sardi Gilmozzi ha proposto una collaborazione stabile fra le due associazioni di categoria che, su piani diversi, tutelano comunque gli stessi interessi.
Un appello accolto dal presidente Asa, Mauro Manca, che ha rilanciato con “la necessità di creare sinergie per evitare che l’acquacoltura italiana sia mortificata da provvedimenti assunti in sede comunitaria sulla scorta delle pressioni e delle influenze dei grossi portatori di interessi dei paesi a maggior produzione (Grecia, Turchia, Norvegia o Scozzia), che non vedono di buon occhio la crescita delle Aziende italiane”.
Pietro Pulina (Economia agraria di Sassari) ha evidenziato che le produzioni sarde sono assolutamente deficitarie rispetto ai consumi interni ribadendo la forte dipendenza della nostra regione dalle importazioni, dato che si ritrova anche nella statistica nazionale prodotta dall’Ismea. Un segmento importante che tuttavia, nonostante la richiesta elevatissima di prodotti ittici locali, non riesce ancora a sfruttare appieno le opportunità a disposizione. Ultimo intervento quello di Raffaele Bigi, presidente del Consorzio di tutela della cozza di Olbia. Ha raccontato la particolare realtà della cozza di Olbia che, pur essendo conosciuta in tutta Italia per la sua inconfondibile qualità, tuttavia non riesce a sfruttare le sua opportunità del mercato, soprattutto a causa della pesca e del commercio illegale e della saturazione delle aree di allevamento compresse fra gli interessi della nautica commerciale e da diporto e i soprusi degli operatori abusivi.
L’assessore regionale all’Agricoltura Andrea Prato si è rallegrato per la qualità dell’iniziativa e ha ribadito il suo sostegno alle imprese di acquacoltura che operano in Sardegna ed all’Asa che le rappresenta, confermando “la volontà di premiare le realtà che possono creare sviluppo e occupazione in luogo di quelle che si limitano a sfruttare i compendi (chiaro riferimento ad alcuni titolari di concessioni di sfruttamento di sistemi lagunari assolutamente improduttivi) senza restituire nulla all’economia della Regione”. Prato ha confermato quindi la volontà di promuovere l’immagine del prodotto ittico sardo e di creare le condizioni perché si costituiscano tavoli tecnici per avviare a soluzione alcuni gravi problemi che il comparto si trascina da alcuni decenni.

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