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Anno XI - Gennaio 2010
Prodotti locali

Non più agri-gamberoni sui monti
Più Sardegna e non più agrifurtismo

Una buona legge votata all’unanimità dal Consiglio regionale

di Francesca Zoccheddu

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È finita l’era degli agri-gamberoni, la Sardegna ha una legge di tutela della qualità dei prodotti sardi e nuove regole per gli agriturismo. Non che prima mancassero, ma – come ha dichiarato l’assessore Andrea Prato, all’indomani dell’approvazione in Consiglio regionale - “ora i controlli saranno più rigidi, così come i vincoli per questo tipo di attività, a tutto vantaggio del consumatore e del turista che vuole mangiare prodotti locali, più buoni e genuini.
Consiglio. La legge 7 del 12 gennaio 2010 - “Norme per la promozione della qualità dei prodotti della Sardegna, della concorrenza e della tutela ambientale e modifiche alla legge regionale 23 giugno 1998, n.18 (Nuove norme per l’esercizio dell’agriturismo e del turismo rurale) – è stata approvata all’unanimità dal Consiglio regionale e nasce dall’unificazione (ad opera delle commissioni consiliari Agricoltura e Industria) di tre proposte di legge. “E’ una legge – ha spiegato il relatore della proposta, Paolo Maninchedda (Psd’Az) – che concorre a promuovere il consumo di prodotti agroalimentari locali e di qualità, l’informazione ai consumatori sull’origine dei prodotti, la promozione della libertà dell’offerta e l’incremento della vendita diretta dei prodotti agricoli regionali”. Iter rapido, modifiche poche e condivise (non sono mancate le voci “fuori dal coro”, in particolare dai banchi dei Riformatori). L’approvazione è stata accolta con favore dalle associazioni di categoria del mondo agricolo e da Unioncamere Sardegna: il presidente Gavino Sini (presente alla conferenza stampa di illustrazione della legge ha sgombrato in campo dall’ipotesi di una campagna “antiagriturismo”: “se la paura è quella che si favoriscano operatori che lavorano su grandi numeri, per esempio con pranzi e feste di nozze, - ha detto – ora si dovrà tener presente che i prodotti serviti dovranno essere sardi e i menu saranno di qualità e probabilmente più cari. Abbiamo collaborato con l’assessorato e chiesto noi per primi che si recuperino i valori di base dell’agriturismo: devono avere sapore di Sardegna e vendere un’emozione, non fare concorrenza ai ristoranti”.
Qualità e controlli. Per l’assessore all’Agricoltura, Andrea Prato, la legge “è di straordinaria importanza e mette ordine in un sistema che ci era ormai scappato di mano”. Per quanto riguarda la parte più “controversa” della normativa, quella sugli agriturismo, l’assessore ha chiarito che “d’ora in avanti dovranno davvero utilizzare prodotti agricoli dell’azienda o, laddove non fosse possibile, potranno acquistarli all’esterno. Non al discount o al centro commerciale, come capita spesso: dovranno ricolgersi a operatori inseriti in un albo e certificati dall’Agenzia regionale Laore. Basta con agriturismo farlocchi, ha detto ancora Prato, come peraltro è la metà di quelli che operano in tutta Italia. E basta con un sistema che truffa il consumatore, il contadino e i ristoratori. E’ probabile che i costi di un posto in agriturismo si livelleranno, aumentando: ma almeno ci sarà la certezza che si troveranno prodotti di qualità, sardi e diversi da quello che può offrire un ristorante”. I controlli verranno potenziati e saranno affidati alle agenzie dell’agricoltura, alle Asl, ai dipendenti dell’Ente Foreste (“abbiamo oltre 2000 persone a disposizione”) ai comuni e presto anche alle Capitanerie di porto. “Nei primi tre mesi di entrata in vigore della legge - ha annunciato Prato - gli agriturismo verranno controllati a tappeto (sono in tutto 750). Non potranno continuare ad ingrassare i discount, sono strutture importanti per il mondo agropastorale, rappresentano un’importante vetrina per la Sardegna e per i nostri prodotti agricoli e hanno agevolazioni regionali e fiscali”.
Mense. La nuova legge riguarda anche i servizi di ristorazione collettiva, favorendo il consumo di prodotti tipici e di qualità anche nell’espletamento delle gare d’appalto per l’acquisto di derrate alimentari o l’affido di servizi mensa nelle pubbliche amministrazioni. “Non possiamo imporre l’uso di prodotti sardi – ha chiarito Prato - ma possiamo far sì che nei bandi di gara si diano premialità a quelle aziende che ci forniscono prodotti di un certo tipo, freschi, come verdure tagliate da massimo tre giorni. L’80% dei secondi piatti nelle mense degli ospedali finiscono nel bidone della spazzatura, a dimostrazione di quanto non siano gradite dai pazienti”. Sono previsti dalla normativa incentivi alla vendita diretta dei prodotti locali, nonché incrementi di volumetrie per gli esercizi commerciali cosidetti di vicinato che destinino una quota (non inferiore al 50%) della propria superficie di vendita ai prodotti di origine regionale.
Grande distribuzione. Anche con la grande distribuzione è stato avviato un confronto, perché - spiega l’assessore Prato - “non sono il diavolo, nè il nemico da abbattere. Ci vuole maggiore organizzazione nel rifornirli. Magari i prodotti saranno più cari, ma abbiamo conferma che i sardi scelgono volentieri di comprare prodotti della propria terra”.

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