Quelli che fanno
Alessandro, mastru ‘e iscarpas, torna a casa
Da Scandicci a Nuoro, bottega in via Majore
Dieci anni in una pelletteria toscana, poi il back con “Manifatture Kadossene”
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AIl “master and back” l’ha sperimentato ancor prima che ne parlasse Renato Soru. Direttamente dall’alta scuola di pelletteria di San Colombano a Scandicci, all’atelier del “mastru ‘e iscarpas” nuorese del nuovo millennio.
Alessandro Carta, 36 anni compiuti il 12 luglio, dopo dieci anni vissuti a Firenze, dove si era trasferito alla ricerca di un lavoro nel settore della pelletteria, si è fatto vincere dalla nostalgia ed è tornato a Nuoro. Qui, in uno scorcio caratteristico in prossimità del corso Garibaldi, l’antica “Bia Majore” dei nuoresi, lo scorso anno ha aperto un laboratorio artigianale di calzature su misura, borse e accessori. Un caso pressoché unico in Sardegna di un calzolaio che costruisce su misura calzature femminili e maschili. Anche il nome scelto per la nuova attività evoca immediatamente la nostalgia per l’Isola: manifatture “Kadossene”. Proprio come l’antico nome col quale i fenici chiamavano la Sardegna. Nel grazioso atelier di piazzetta del Popolo Alessandro espone alcuni modelli di scarpe maschili e femminili che, per eleganza e creatività, farebbero la loro figura nei più grandi templi della moda mondiale. Che, almeno per quanto riguarda le calzature, sono ancora saldamente targati made in Italy. Un motivo in più per formarsi a Firenze.
«La calzatura italiana – conferma l’artigiano-artista nuorese – si individuava a occhio nudo. C’era quel segno particolare di riconoscimento che, alla fine, è diventato il marchio del made in Italy.
E il segno inequivocabile che ti fa riconoscere una calzatura italiana da tutte le altre è il suo essere più elegante, più raffinata e più “stilosa”». Niente a che vedere, insomma, con le scarpe più grossolane che si fabbricano in Inghilterra o Germania, con la loro forma bombata e, senza offese per gli anglo-sassoni, decisamente un po’ “grezzotta”. Se alla raffinatezza italiana si aggiunge l’originalità di un creativo sardo, “nugoresu santupredinu” (del rione Santu Predu), come rivendica Alessandro Carta, il marchio di riconoscimento vale doppio. «La Sardegna – conferma – ha alcune caratteristiche che la rendono differenze dal resto dell’Italia: ed è su queste peculiarità che dovremmo puntare». Certo, non aspettatevi di vedere “cosinzos” o cose simili. «L’artigianato artistico – continua Alessandro - deve puntare sempre sull’evoluzione, senza fossilizzarsi su una tradizione statica senza senso. A me piace puntare sulla novità, per questo amo molto la fase della progettazione di un nuovo modello».
Chi si rivolge ad Alessandro Carta, quindi, diventa protagonista della stessa creazione, visto che la sua formazione come modellista gli consente di venire incontro alle esigenze più varie e di personalizzare la scarpa in base ai suggerimenti e desideri del cliente. D’altra parte l’esperienza, nonostante la giovane età, non gli manca affatto, tra scuola di formazione per modellista e lavoro alle dipendenze delle più prestigiose botteghe artigiane fiorentine. Quelle che sono poi state visitate dalle reti televisive americane, giapponesi, australiane, tedesche e persino dalla Bbc, illustrando tutte le volte il prodotto italiano più raffinato al mondo: le scarpe e ogni altro genere di manufatti in pelle. «Lavoravo in un laboratorio a Panzano in Chianti, ma ho avuto la possibilità di operare in tutti i laboratori di Firenze. E questo mi ha permesso di carpire i vari segreti del mestiere, anche perché, come tutti i lavori artigianali, la possibilità di vedere più colleghi all’opera permette di avere un’illuminazione non solo sulle tecniche di lavorazione, ma può anche essere fonte d’ispirazione per costruire un nuovo attrezzo che, magari, consente o facilita l’esecuzione di un determinato manufatto».
Dopo aver appreso quanto più possibile Alessandro si è reso conto che era arrivato il momento di mettere a frutto quanto imparato negli ultimi dieci anni, e di portare la sua esperienza a Nuoro. Così, il 20 agosto 2009, in concomitanza con la Notte Bianca che, da qualche anno a questa parte, tiene sveglio il capoluogo barbaricino, Alessandro inaugura la sua attività in due stanze recuperate nella centrale piazzetta del Popolo. E nel giro di pochi mesi già si favoleggia del giovane “mastru ‘e iscarpas” rientrato da Firenze. «Per Nuoro – racconta l’artigiano – si è trattato di una novità. O meglio, per la nuova generazione di nuoresi che hanno conosciuto soltanto i centri commerciali e i negozi di calzature, e magari non ricordano più quando le scarpe le facevano gli artigiani».
L’ennesimo colpo inferto dai prodotti seriali dell’industria che, anche in questo settore, se si eccettua il lavoro di riparazione del ciabattino, hanno sostituito progressivamente un sapere antichissimo, provocandone la quasi totale scomparsa. Ed è ovvio che l’operaio di una fabbrica non è in grado di costruire una scarpa dalla A alla Z. «Questo mestiere – afferma – Alessandro – è sopravvissuto bene in grandi città come Roma o Firenze, perché centri ambiti del turismo internazionale. A Firenze, per esempio, alcune botteghe riuscivano a vendere un paio di scarpe su misura a 1750 euro». Non certo prezzi capaci di reggere nel piccolo mercato locale, al quale, peraltro, Alessandro non vuole assolutamente fermarsi. A Roma e Firenze il mercato del lusso non conosce crisi, anche perché sono luoghi che attraggono turisti e viaggiatori da tutto il mondo, ma con un sito internet in fase di avanzata costruzione e un profilo su Facebook che conta già oltre un migliaio di amici, grazie al fascino convincente delle immagini e al potere inarrestabile del passaparola, anche da Nuoro è possibile lanciare un’attività di questo tipo. Chiaramente un aiutino dalle amministrazioni locali non guasterebbe. «Se solo passasse il messaggio che un’arteria come il corso Garibaldi, potrebbe diventare una via di negozi tipici e artigianato – penso a via dei Calzaiuoli o le oreficerie di Ponte Vecchio – credo che si vedrebbero i turisti a frotte. Anche perché artigiani e artisti alle nostre latitudini non ne mancano di certo».
Anche senza alcun supporto pubblico, però, Alessandro si è già fatto conoscere bene. Clienti nuoresi, sardi, ma non solo. «L’estate scorsa sono entrati alcuni turisti stranieri, attratti dalle creazioni che avevo esposto in vetrina, gli ho fatto la prova con tanto di impronta e, tempo tre, quattro giorni, gli ho costruito le scarpe su misura». Grazie ai calchi delle impronte opportunamente catalogati e conservati, questi clienti un domani potranno ordinare le scarpe che preferiscono semplicemente via e-mail o per telefono. In generale, comunque, si tratta di una clientela che, neanche a farlo apposta, è soprattutto femminile, giusto per non smentire il luogo comune secondo cui la vanità è donna. È anche vero che, come conferma Alessandro, la tipologia di fogge di calzature femminili è decisamente più variegata rispetto a quelle maschili. Senza contare che uno dei vantaggi della scarpa su misura, oltre al risultato estetico inimitabile, sta anche nella maggior comodità.
L’acqua che circonda
la pantofola degli dei
Tant’è che si lavora su piedi che, talvolta, hanno problemi che una calzatura standard non sempre risolve, come un banale intervento per alluce valgo. Ed è risaputo che quest’ultimo è un problema che in percentuale colpisce maggiormente il gentil sesso. Ma si parla anche di piedi che, tra il destro e sinistro, hanno un numero di differenza. La scarpa su misura permette di risolvere, o camuffare, questi piccoli inestetismi, e per questo è sempre più richiesta da donne e uomini. «Tempo fa – racconta ancora Alessandro – mi è capitato il caso di una cliente che non portava mai gli stivali perché aveva le gambe talmente fini che, indossandoli, si sentiva molto simile a “Olivia,” la donna dalle gambe filiformi che faceva battere il cuore all’eroe dei cartoni animati “Braccio di Ferro”. Ebbene: grazie al mio lavoro, questa signora oggi può indossare degli stivali eleganti, che camuffano questo difetto».
L’esperienza di Alessandro Carta, insomma, mette in evidenza che un’altra via che porta allo sviluppo è possibile. Un giovane nuorese volenteroso che, dopo aver acquisito la sua professionalità in “Continente”, sente il richiamo irresistibile del suo mare di Kadossene: l’acqua che circonda la “pantofola degli Dei”.
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Tziu Sulas, la cornacchia, i Pirisi, Antonietta
Certo che dal mastru ’e iscarpas di una volta al giovane imprenditore degli anni Duemila di tempo sembra esserne passato davvero tanto. Eppure è ancora viva nella memoria di tanti nuoresi la figura caratteristica di tziu Umberto Sulas che, nel secondo dopoguerra, viaggiava col suo carretto, con la sola compagnia di una cornacchia intelligentissima, fidata aiutante quando gli passava “sas puntzittas” (i chiodi da calzolaio), e con la quale imbastiva comicissime chiacchierate.
Il compianto Elettrio Corda, autore di tante memorie cittadine, nel volume “Tempo di ricordi” (vita sociale, economica, politica di Nuoro e Provincia negli anni 1923-1943) ricorda che una delle personalità politiche nuoresi più note in quegli anni era Salvatore (Boboreddu) Collari, nato a Nuoro il 30 luglio 1901 dal noto “Predu”, titolare del primo laboratorio artigiano specializzato soprattutto nei lavori in pelle e calzature, che era stato a sua volta creato dal padre Salvatore nel lontano 1840. Oggi che i Collari sono scomparsi, si contendono il primato di negozio più antico della città “Pirisi calzature” e “Antonietta”. Il primo è ancora gestito dalla famiglia Pirisi e si trova in via Dante, mentre il secondo è nel corso Garibaldi. Da una statistica sul commercio cittadino nell’anno 1932, quando il capoluogo della provincia del littorio era in piena espansione, risultano essere già in attività sia Giuseppe Pirisi (oggi c’è il discendente Graziano) sia Salvatore Podda, antenato dell’odierno “Antonietta”. |
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